Roma - Campidoglio - Sala della Protomoteca
Roma tra passato e futuro
dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario
Parte seconda
Di
Luigi Salvatori
Il Medioevo
La Roma nel Medioevo, man mano che passavano i secoli, dimentica la prospettiva e la rappresentazione realistica, pur rimanendo un centro di grande importanza, soprattutto religiosa, con una vasta produzione artistica, in particolare gli affreschi e i mosaici all'interno delle chiese.
Ho chiesto ad un pittore della Roma del Medioevo come mai la rappresentazione della città non avveniva con la fedeltà e la veduta realistica.
Mi risponde la voce immaginaria di un maestro Medievale: "Voi cercate la misura delle strade, ma io cerco la misura dell'anima. Mi chiedi perché la mia Roma non somiglia a quella che vedi? La risposta è semplice: io non dipingo il corpo, ma lo spirito”.
Per il pittore medievale, Roma non è un insieme di pietre o di distanze misurabili, bensì l'incarnazione della Gerusalemme Celeste che discende in terra. Se le mura di un castello o una basilica venivano dipinte con proporzioni diverse dal reale, ora monumentali, ora miniaturizzate, non si trattava di un errore di calcolo: era una scelta deliberata per sottolineare l'importanza simbolica di un luogo rispetto agli altri. Questa tecnica è definita prospettiva gerarchica.
Le vedute non sono reali, sono icone: un segno che punta verso l'eterno, dove lo spazio e il tempo non funzionano come nel vostro mondo materiale. Infatti Nelle scene della vita di Cristo, della Vergine o dei Santi, la presenza di architetture di sfondo, sebbene stilizzate e non in prospettiva, serve a indicare il luogo dell'azione, che servivano da simboli o da scenografie per contestualizzare la narrazione a Roma o per celebrarne l'autorità.
In sintesi, nel Medioevo, l'arte è simbolica e serviva a trasmettere significati religiosi o politici. Per il pittore medievale, la profondità non era necessaria perché il sacro vive in una dimensione piatta e senza tempo.
Ma qualcosa comincia a cambiare nel corso del XIII secolo. Nasce lo stile e l'importanza artistica della Scuola Romana di Pittura medievale, una delle più importanti correnti attive in Italia e in occidente in generale. Un esempio di pionieri di questa scuola è Pietro Cavallini. Lo troviamo nei mosaici di Santa Maria in Trastevere (fine XIII sec.). In diversi documenti dell'epoca, Pietro Cavallini viene definito pictor romanus. Con lui iniziamo a percepire per la prima volta l'emergere di una chiara identità individuale: non più l'anonimo artigiano medievale, ma un artista con un nome e una reputazione riconosciuti. Nelle scene di una sua opera, la Vita della Vergine, i fondali architettonici (tempietti, colonnati, mura) hanno una monumentalità e una classicità che recupera le forme dell'arte romana antica e suggeriscono l'ambiente romano. Sebbene non siano riproduzioni di edifici reali, l'uso di forme classiche sottolinea l'importanza di Roma come sede della storia sacra.

Vita della Vergine, di Pietro Cavallini, Roma, all'interno della Basilica di Santa Maria in Trastevere (1291 circa)
Certo le sue quinte architettoniche sono ancora dei semplici sfondi irreali, decisamente sproporzionati. Inoltre la presenza di punti di vista diversi dà a queste prospettive intuitive un aspetto arcaico e impreciso. Ma questa opera mostra appieno le capacità tecniche di Cavallini, che rompeva con le forme ieratiche bizantine e adattava i modelli stilistici dei suoi mosaici alle novità che provenivano dalla pittura e dalla scultura toscane, affiancando la scuola romana al clima gotico della pittura di Cimabue e alle prime esperienze di Giotto.
(fine seconda parte - continua)
