Bistecca di Freud
di Roberto Bonsi
La “Bistecca di Freud” è una sorta di metafora, e la stessa ci aiuta a meglio comprendere la conduzione della cura nella fattispecie della psicoanalisi, e la cura psicoanalitica è davvero molto complessa.
Sigmund Freud aveva già scoperto “l’amore di traslazione”, cioè il cosiddetto: “Transfer”, e tutte le sue insidie. Freud capisce che per operare, un analista deve mantenere una posizione strettamente simbolica e che quindi dalla simmetria dei rapporti di fatto sostanzialmente ordinari, come ad esempio quelli amicali oppure quelli inerenti ad una coppia, è fortemente necessario passare ad una posizione asimmetrica, indi maggiormente diversificata.

Chi era Sigmund Freud?. Ora scriviamo un pò di lui … . Freud nacque in quella che un tempo si chiamava Cecoslovacchia, allora sotto l’Impero austriaco, e precisamente nella cittadina di Pribor, il 6 maggio 1856 e morì ad Hampstead nei pressi di Londra in Inghilterra, il 6 maggio 1856 alla veneranda età di 83 anni compiuti.
Egli di professione nella vita faceva il medico neurologo e fu riconosciuto, come il padre fondatore della psicoanalisi, una metodologia clinica che serviva ed ancor oggi serve ad instaurare una serie di valutazioni per il trattamento di diverse patologie originate dai conflitti nella psiche umana, e tutto questo per il tramite di una periodicità di aperto dialogo tra il medico ed il paziente.
I trascorsi … “campi di battaglia” di Freud, e nella costante odierna applicazione sempre freudiana, sono state ed ancora valgono per tali, le teorie dell’ES, dell’Io e del Super Io, dei meccanismi di difesa e della repressione, delle varie fasi dello sviluppo psicosessuale e del Complesso di Edipo. Ben pochi, se non forse i soli studiosi erano e sono a conoscenza che il dottor Freud si drogava, in quanto soffrendo di depressione, grazie alla cocaina si riprendeva con energia ed euforia, pertanto divenne anche un po’ lontano anni luce dal suo divanetto pro pazienti in piena crisi esistenziale ed umana, e dalle massimali teorie spesso contestate delle sue teorie sull'inconscio?.
Lo svela con fare affettuoso tale Paula Fichtl, la governante di casa Freud, che seguì la famiglia nel suo peregrinare. Le sue parole si danno l’idea di un Freud abbastanza inedito, uno studioso ma anche un animale domestico, dedito a quello che oggi viene chiamato “Journaling” ovvero il bello scrivere come terapia anti psicogena di natura personale. Grande amante dell'arte e come sua delizia mangereccia, dei carciofi, i quali prendevano spesso e volentieri un primissimo posto nella sua dieta alimentare. Sigmund era coniugato, e sua moglie rispondeva al nome di Martha Bernays, una donna tranquilla e riservata che curava la casa con la dovuta meticolosità ed amava fare la spesa di persona. Era una donna parsimoniosa, ma in casa Freud la sua personalità contava ben poco, e nessuno la prendeva nella dovuta considerazione il tutto a favore del consorte e dei loro sei figlioli. -”LA PRIMA RAGIONE CHE CI SPINGE A SCRIVERE E’ CERTAMENTE QUELLA DI SODDISFARE QUALCOSA DENTRO DI NOI, E NON DI SODDISFARE GLI ALTRI".- . (Sigmund Freud).
Ecco i tre punti salienti delle teorie freudiane, almeno quelli così strettamente legati alla cosiddetta “Bistecca di Freud”
“Transfer”: tale termine denota o meglio sottolinea come la relazione tra l’analista ed il suo paziente possa ben presto diventare un “terreno oltremodo scivoloso” dove i desideri inconsci del paziente si proiettano direttamente sul terapeuta.
Gestione delle Emozioni:Viene evidenziato il rischio che l’analista venga per così dire “Scottato” o coinvolto emotivamente rendendo complesso e difficile il percorso terapeutico stesso.
Contesto Simbolico: Il cibo e le sue tante metafore (Come ad esempio quella per l'appunto della bistecca), sono viste nella psicoanalisi come dei simboli posti sul piano di desideri perlopiù inconsci e spesso per loro natura decisamente inconfessabili, i quali emergono come intermediari tra conscio (La coscienza) e l’inconscio.
nsomma, e quindi in poche parole, la “Bistecca di Freud" è, qui ci si ripete, una metafora del peso, della complessità e delle scottature “ potenziali strettamente correlate alla gestione del “transfert” nella psicoanalisi.
Ed ora basta con i paroloni più alla portata di medici e di scienziati. Al di là di tutto questo, cercate nelle biblioteche e nelle libri e, tutto quanto potete trovare sulla vita non banale di “Herr” Sigmund Freud, emerito padre della psicoanalisi.