Roma - Campidoglio - Sala della Protomoteca
Roma tra passato e futuro
dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario
Di
Luigi Salvatori
Si sono svolte a Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, una Mostra di Pittura e una Conferenza sul tema “Roma tra passato e futuro, dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario”.
L'iniziativa è stata promossa a cura dell’Associazione INTERART 24, Presidente Daniela Negrelli e coordinatore Andrea Nassi.
L’evento è stato inaugurato dalla Consigliera Comunale Maria Cristina Masi e dal Consigliere del 1° Municipio Stefano Tozzi. La conferenza è stata condotta dal Direttore Artistico Architetto Luigi Salvatori e dal giornalista e critico d’arte Dante Fasciolo.
Pubblichiamo il testo dell’intervento del Relatore Arch. Luigi Salvatori.
“Inauguriamo questa mostra e Conferenza, nel bellissimo contesto della Sala Protomoteca del Campidoglio, sul tema “Roma tra passato e futuro, dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario”, con l'idea che il dialogo artistico Roma, tra ciò che è stato e ciò che sarà, non si interrompe mai.
Attraverso il linguaggio della pittura contemporanea, la mostra vuole scrutare l'eredità storica custodita nella città Eterna, dalla Roma Antica ad oggi, mostrando come il mito e la forma classica si sono rinnovate e trasformate nel corso dei secoli fino ad oggi. È un tema attraente e avvincente. Roma offre un panorama senza pari per una mostra di pittura contemporanea che intenda esplorare e ricercare il dialogo tra passato e presente, dalla realtà all’immaginario, dal realismo alla fantasia. La Realtà come rappresentazione reale, naturale, come documentazione e dettaglio architettonico. L'immaginario come proiezione di sogni, utopie e visioni di una Roma che sfida il domani, l’antinaturalismo.
La mostra si propone di esaminare la natura unica di Roma come luogo di sovrapposizione temporale.
La pittura contemporanea non deve limitarsi a riprodurre le rovine ma deve interpretare come il passato si fa vivo sul presente, influenzando l'identità, la percezione dello spazio e la cultura visiva. Una sede come la Protomoteca del Campidoglio, ha la capacità insita di trasformare immediatamente la mostra di pittura contemporanea in un evento di alto profilo istituzionale e simbolico. La location non è solo un contenitore, ma un'opera d'arte e una protagonista del dialogo tra passato e presente.
Tutta la storia dell’Arte, dalle origini ai nostri giorni, è sempre stata un alternarsi di molteplici stili artistici che hanno rappresentato le peculiarità che hanno contraddistinto generazioni di artisti appartenenti alle medesime o diverse correnti di pensiero e di numerosissime correnti artistiche, distinte tra loro per le numerose innovazioni sia nei principi che nelle tecniche.
Per comprendere dove stiamo andando, dobbiamo guardare come Roma è stata guardata dagli artisti del passato. Inizieremo un breve ma intenso viaggio a volo di uccello attraverso le epoche, passando dall’ Antica Roma al Medioevo, dal Rinascimento al Barocco, dal Grand Tour e Romanticismo al Novecento e alla Contemporaneità.
Immaginiamo di dialogare con alcuni artisti delle varie epoche passate.
La ROMA IMPERIALE
Il punto di partenza di questo dialogo tra realtà e immaginario è l’antica Roma Imperiale.
Mi sono messo subito alla ricerca di un nome, un volto, la firma di un pittore, ma mi sono scontrato con un silenzio assoluto. In effetti, mi sono ricordato che, come accade per la quasi totalità dei capolavori romani, l’autore è un anonimo, un fantasma. Gli storici dell'arte li chiamano genericamente "Maestri di scuola romana", nomi collettivi per artisti che hanno raggiunto vette tecniche straordinarie restando però nell'ombra. Nella società romana, infatti, chi decorava le pareti era considerato un artigiano di lusso, non un "artista" nel senso moderno del termine: il loro compito era servire la bellezza della domus, non la propria gloria personale.
Non potendo parlare con l'autore, sono andato a cercare un committente: Publio Fannio Sinìstore, proprietario di una celebre villa a Boscoreale, alle porte dell'antica Pompei. Quando l'ho invitato a portare una delle sue tele a questa mostra, mi ha guardato con un misto di orgoglio e perplessità: "Le tele? I nostri pittori non dipingono su tele. Se vuoi vedere le mie meraviglie, devi venire a casa mia ad ammirare i miei affreschi e i pavimenti di mosaico."
Aveva ragione. Nell'Antica Roma, l'arte non era un oggetto trasportabile, ma parte integrante dell'architettura. Non esistevano quadri da appendere, ma mondi interi dipinti direttamente sull'intonaco, destinati a restare uniti per sempre alle mura per cui erano stati creati.
Andiamo così ad ammirare questi affreschi della casa di Publio Fannio Sinistore. Si tratta di meravigliosi trompe-l'œil.
Nel periodo imperiale (soprattutto nel I secolo a.C. e I d.C.), i pittori romani erano maestri del trompe-l'œil. Attraverso questa tecnica portavano la Roma monumentale dentro lo spazio privato, mescolando l’architettura reale del marmo con quella sognata del mito. I Romani, sulle pareti delle domus, aprivano finestre immaginarie che mostravano vedute di città, colonne, portici, fontane, templi, palazzi. La natura entrava dentro casa, mescolando l'architettura reale di marmo con quella sognata del mito. in genere non sono scorci reali, ma trionfano il naturalismo e realismo idealizzato, la prospettiva ad occhio e aerea. Non erano rappresentazioni reali, ma evocazioni della bellezza e della potenza dell'architettura romana. Era una "realtà idealizzata" che serviva a dare respiro alle stanze senza finestre.

-Trompe-l'œil casa di Publio Fannio Sinistore, villa a Boscoreale, alle porte dell'antica Pompei.
Perché abbiamo scelto Ostia come esempio e non Roma? Perché Ostia è Roma! Napoli è Roma! La Spagna, la Francia, le coste del mediterraneo sono Roma! I modelli delle architetture, degli affreschi sono gli stessi in tutto l’impero. In fondo Roma ha inventato la prima grande forma di “globalizzazione” della storia occidentale. Roma non si è limitata a conquistare territori; ha esportato un vero e proprio "pacchetto" culturale e tecnologico che ha reso le città, dall'Inghilterra all'Egitto, incredibilmente simili tra loro.
Un cittadino romano del II secolo d.C. poteva viaggiare da Lutetia (antica Parigi) alle coste del Mediterraneo e sentirsi "a casa" perché trovava gli stessi elementi: l’architettura civile, il foro, il teatro, l’anfiteatro, le terme, gli affreschi, la stessa urbanistica a scacchiera con il classico incrocio delle due strade principali, il cardo e il decumano.
La stessa cosa accade per noi oggi, quando andiamo in un supermercato di Roma o a quello di Parigi, troviamo gli stessi modelli commerciali; o se percorriamo le strade e le autostrade dell’Europa, troviamo le stesse segnaletiche stradali.
Sulla base dei quattro stili pompeiani, in base alle varie epoche, gli artigiani nelle province spesso utilizzavano dei veri e propri "libri di modelli" che circolavano in tutto l'Impero.
Comunque se vogliamo trovare qualche altro esempio qui a Roma, ricordiamo gli affreschi della villa di Livia (la terza moglie di Augusto Imperatore), rinvenuti all’interno del Ninfeo a Prima Porta, i più antichi esempi di pittura romana da giardino (40-20 a.c.). Ritroviamo la stessa pittura illusionista del trompe-l’oeil: in primo piano la staccionata di canne e rami di salice e in secondo piano una balaustra fanno da quinta al giardino vero e proprio. E’ quasi una lezione di botanica. Tra gli alberi si riconoscono le sagome dei pini, questi alberi che tanto piacevano ai Romani ed erano considerati alberi sacri. Lascio a voi di andare ad ammirare i bellissimi affreschi della Casa di Livia e di Augusto al Palatino, o quelli bellissimi della Domus Aurea di Nerone. In quest’ultima, la reggia di Nerone, la pittura si stacca dalla realtà per diventare fantastica. Qui nascono le "grottesche", architetture impossibili, esili colonnine che sorreggono soffitti infiniti e figure mitologiche immerse in spazi urbani onirici. È il trionfo dell'immaginario sul reale.
È utile ricordare che, per i Romani, il confine tra pittura e rilievo fosse estremamente sottile, poiché i bassorilievi venivano spesso rifiniti con colori vivaci. Un esempio emblematico è la Colonna Traiana, descritta efficacemente come un vero e proprio film scolpito nel marmo. In quest’opera, Roma è rappresentata con grande realismo: dal corso del Tevere ai ponti, fino alle mura e ai templi da cui hanno inizio le spedizioni delle legioni.

-Villa di Livia, interno del Ninfeo a Prima Porta, Roma
Fine Parte Prima - CONTINUA Parte seconda: Il Medioevo - il Rinascimento
