#329 - 27 aprile 2023
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno di venerdi 31 maggio quando lascerà  il posto al numero 352 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Di borgo in borgo

In cordiale collaborazione con l'Associazione dei Borghi del Respiro
Premio per l'Ambiente 'Gianfranco Merli' del Movimento Azzurro 2021

Amatrice

Si può affermare decisamente che Amatrice è la cittadina più nota dagli italiani per via della ghiottosissima “Amatriciana”, ma altrettanto si può affermare di essere la più amata per via della dolorosissima circostanza del terremoto che ci ha fatto immensamente soffrire.
Ricordare le vittime è dovere profondo; e il dolore collettivo deve innestare su di loro la talea del coraggio che darà nuovi frutti e nuova vita.
Corre l’obbligo di rammentare a tutti la storia di questo “Borgo” affidandoci alle note che seguono; una storia corroborata da un paesaggio d’incanto: monti e colline, parco e animali, acque e brughiere, saggezza del tempo e cultura in divenire, sport e salutare respiro…. che dire , poi, della sincerità delle persone che l’abitano!

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-Andiamo per ordine - cenni storici
La Conca di Amatrice deve essere stata frequentata sin dall’età protostorica. Il fatto di trovarsi lungo il tracciato della Via Salaria spiega come la conca fosse abitata continuativamente dall’epoca preromana. All’epoca romana risalgono resti di edifici e tombe rinvenute in diverse zone del territorio. In effetti, secondo la tradizione, la città di “Summa Villarum” trasmise il proprio nome, nell’epoca di mezzo, a tutta l’area, che nel VI secolo fu annessa al Ducato di Spoleto.

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Gli amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Braccio Fortebraccio da Montone, al lungo assedio dell’Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò la sconfitta di Braccio morto sul campo.
Amatrice, durante i conflitti tra angioini e aragonesi per il possesso del Regno di Napoli, sostenne tenacemente i secondi, anche durante la guerra. Il sovrano aragonese Ferdinando, sedata la rivolta dei Baroni nel 1485, nell’anno seguente ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio di battere moneta con il motto “Fidelis Amatrix”. Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un’eroica resistenza, venne riconquistata e messa a ferro e fuoco da Filiberto di Chalon, generale di Carlo V.
Per punire la ribellione, Carlo V diede lo Stato di Amatrice in feudo ad un suo capitano, Alessandro Vitelli. Successivamente, pur facendo parte sempre del Regno di Napoli, Amatrice, tra il 1582 e il 1692, passò sotto il dominio di un ramo degli Orsini e in seguito ai Medici di Firenze, che la conservarono fino al 1737. Infine nel 1759 il feudo entrò a far parte dei domini personali del re di Napoli.

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Sul finire del XVIII secolo e per quasi tutto il successivo, il territorio amatriciano, come buona parte della penisola, fu interessato dal fenomeno del “brigantaggio” a sfondo politico e sociale. Un ruolo importante nella storia del Risorgimento italiano lo ebbero anche i patrioti amatriciani, primi fra tutti Piersilvestro Leopardi, Don Giuseppe Minozzi e Don Nicola Rosei. Sempre di origine amatriciana, della frazione Preta, fu Don Giovanni Minozzi, fondatore dopo la Prima Guerra Mondiale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

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-Assetto urbano
Amatrice è edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto e il Castellano. Attorno ad essa sono distribuite in gran numero le frazioni o “ville”, attualmente 69, che in origine dovevano essere più di 90. L’impianto urbanistico della cittadina può essere collocato precedentemente all’epoca rinascimentale, visto il disegno della pianta che si snoda su 7 strade parallele curvilinee (caratteristica medievale) orientate lungo un asse est-ovest. La via principale più ampia è l’attuale Corso Umberto I, intersecate a croce da altre due strade.
Non mancano accenni medievali in alcune chiese e tratti dell’abitato: prima fra tutti la monumentale torre civica che pur subendo lavori successivi di innalzamento (1675) e consolidamento nei secoli successivi, è già menzionata nel 1293. Solo alcuni resti rimangono delle antiche mura che un tempo cingevano con il loro perimetro tutta Amatrice. Una testimonianza dell’antica cinta muraria si trova in un affresco datato 1492, rappresentante la Madonna in trono che sostiene la città di Amatrice, presso la chiesa dell’ Icona Passatora.
Lungo il reticolo delle vie diritte si allineano palazzi e palazzetti di una buona architettura dei secoli XVI, XVII e XVIII. Le testimonianze artistiche più rilevanti si hanno nel capoluogo e in alcuni santuari rurali e chiese situate nelle frazioni.

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-Il Parco
Il territorio del Parco costituisce di fatto un “monumento europeo alla biodiversità”. Si tratta di un territorio di cerniera tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea, in cui si localizza la montagna più elevata dell’Appennino che racchiude l’unico ghiacciaio dell’Europa meridionale. La posizione geografica, l’altezza raggiunta dalle montagne, nonché la differente geologia dei rilievi: calcari e dolomie sul Gran Sasso e sui Monti Gemelli, arenarie e marne sui Monti della Laga, determinano una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica.
Il Parco ospita numerose specie faunistiche e floristiche esclusive di quest’area, inoltre gli animali più rappresentativi dell’Appennino quali il lupo, il camoscio d’Abruzzo, l’orso, l’aquila reale o il biancone che evocano con forza una natura primordiale e selvaggia.

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-Lei produzioni agrarie e culinarie
La millenaria opera dell’uomo si è integrata in maniera armonica in questo superbo contesto ambientale arricchendolo ulteriormente.
Antichi paesaggi agrari e pastorali quali i campi aperti, i mandorleti, i monumentali boschi di castagno, i geometrici orti fluviali, sono solo alcuni dei risultati del lavoro di generazioni di contadini e pastori. Ogni valle conserva ancora le sue antiche varietà colturali, gelosamente custodite come si deve a ciò che c’è di più prezioso dell’eredità dei padri. Si coltivano tuttora le lenticchie ad oltre 1500 m di quota, la pastinaca, lo zafferano, la solina, l’antico grano tenero conosciuto già in epoca romana, l’aneto o il coriandolo.

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I pastori amatriciani che per secoli sono andati in transumanza nelle campagne romane, hanno esportato in quei luoghi le loro tradizioni culinarie. La gastronomia gustosa, semplice e genuina di Roma è in parte opera anche di numerosi cuochi originari di queste terre che hanno dato vita ad una felicissima compenetrazione fra le due cucine. Gustoso connubio che oggi autorevoli chef sempre più propongono nei loro menù.
Tra i prodotti tipici più rilevanti troviamo, nel campo dei salumi, il guanciale ed il prosciutto. Naturalmente le produzioni tipiche del luogo comprendono anche lonze, salami e pancetta, tutti ingredienti tipici di una gastronomia semplice ma ricca di gusto.

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Non è difficile imbattersi, durante la visita del territorio amatriciano, nelle piccole aziende agricole dove è possibile ancora gustare gli antichi sapori della produzione contadina.
Sul versante lattiero-caseario, domina la scena la produzione del pecorino amatriciano, quella dei formaggi locali e della ricotta a base di pecora.
Produzioni tipiche e biologiche sono attive anche nel settore delle carni, in particolare nel settore bovino.
Per quanto riguarda la frutta, le mele sono sicuramente il prodotto più coltivato, mentre nel settore dei cereali, il farro si distingue per la sua versatilità nell’alimentazione quotidiana.
Nel campo delle produzioni tipiche assume rilevanza anche la produzione del miele e di tutti i suoi derivati.

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-Polo Agroalimentare del Parco
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, di cui Amatrice fa parte, riconoscendo l’importanza di questo territorio nel settore agro-alimentare ed in quello della ristorazione, ha istituito nel centro direzionale di Amatrice, il Polo Agro Alimentare. Ospitato nel palazzo restaurato dell’ex pretura, il polo promuove studi e ricerche a favore del settore agroalimentare, definendo gli standard qualitativi per i prodotti tipici del Parco, metodi e regole per i relativi controlli e l’attribuzione ai prodotti e ai servizi del marchio di qualità. Il polo fa parte di un vasto programma di tutela e promozione che l’Ente Parco ha avviato con decisione a favore delle culture locali e dei prodotti tipici.

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-Folclore
Il Gruppo “MA – TRÙ” di Amatrice, nato nel 1989, a differenza della stragrande maggioranza dei gruppi folcloristici italiani, vuole proporre forme espressive vere e vive della tradizione dell’Alta Sabina e delle aree Appenniniche limitrofe.
I balli, le musiche ed i canti sono autenticamente folcloristici e vengono riproposti in forma inalterata, grazie alla continua consulenza di alcuni studiosi di musica e danza etnica. Gli strumenti usati sono quelli presenti ancora oggi nella tradizione locale: la zampogna ad ancia semplice con due canne di canto e un grosso otre di pelle detta “ciaramelle”, l’organetto a due bassi e il tamburello. Gli abiti indossati sono una fedele ricostruzione dei costumi sabini dipinti dal Pinelli intorno al 1820/30.

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Nelle esibizioni del gruppo “MA–TRÙ”, basate principalmente sulle danze popolari della Sabina e dell’Appennino Centrale, splende il brioso ma frenetico saltarello amatriciano. Il ritmo rapido e il vigore fisico con cui è eseguita la ricca varietà di “passi” fa si che lo svolgimento di ogni coreografia si compone generalmente di tre parti: saltarello, spuntapiede e giro. Oltre al salterello il Gruppo si esibisce in altri balli: la quadriglia, il ballo della sala, il ballo in sei, la manfrina, il ballo dello schiaffo ecc.
Il Gruppo “MA–TRÙ” ha partecipato a numerose rassegne in Italia e all’estero ed è membro del CIOFF (Conseil International des Organisations de Festivals de Folklore et d’Arts Traditionnels). Inoltre ha preso parte a varie trasmissioni televisive. (info 0746/825604-0746/826247)

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