#315 - 1 ottobre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Antropocene

appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee

Citrullus lanatus

Il cocomero o anguria è una specie erbacea

di Guido Bissanti

Sistematica –

Citrullus lanatus

Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Cucurbitales, Famiglia Cucurbitaceae e quindi al Genere Citrullus ed alla Specie C. lanatus.

Etimologia –
Il termine Citrullus proviene dal tardo latino cetriuolus, che è diminutivo di cítrus cedro: piccolo cedro, poi volgarizzato nell’italiano citrullo. L’epiteto specifico lanatus per via della presenza di abbondanti peli lanosi su steli e parti vegetative.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Citrullus lanatus, è una specie originaria della fascia tropicale dell’Africa (particolarmente abbondante nel deserto del Kalahari, dove potrebbe avere avuto origine) e dell’Asia. Oggi è una pianta coltivata e largamente diffusa in tutto il mondo, sia nella fascia tropicale che in quella temperata-calda.

Descrizione –
Il Citrullus lanatus è una specie annuale, caratterizzata da fusto erbaceo rampicante, foglie grandi e pelose trilobate e con fiori maschili e fiori femminili. Il frutto è una falsa bacca (peponide), voluminosa e di forma rotondo o ovale, che può raggiunge e superare i 20 kg di peso, con buccia liscia, dura e relativamente sottile, di colore verde con varie striature e chiazze più chiare tra il bianco o il giallastro. La polpa è di colore rosso (ma a seconda le varietà anche giallo, arancio o bianco) e ricco di semi, di colore nero, bianchi o gialli. La costituzione principale della polpa è l’acqua (90 % circa) insieme ad un discreto contenuto in zuccheri, vitamine A, C, B e B6.
La maturazione dei frutti si ha, anche in funzione delle condizioni climatiche e del periodo di semina, tra maggio e settembre.
Questa specie è caratterizzata da un numero elevatissimo di varietà, frutto della variabilità genetica ma anche e soprattutto della selezione umana. Oggi esistono oltre 1200 cultivar di cocomero che producono frutti di peso, dimensioni e colore variabili.

Coltivazione –
Il cocomero è una buona coltura da rinnovo che, per la sua tendenza a sfruttare il suolo, non dovrebbe ritornare sullo stesso terreno prima di 4-5 anni sia per ripristinare la fertilità che per ridurre i rischi d’attacchi parassitari. Esige lavorazioni profonde e buon affinamento del terreno. Per la tecnica di coltivazione si può consultare la scheda specifica.

Citrullus lanatus

Usi e Tradizioni –
Il Citrullus lanatus è una specie ortiva coltivata in Italia su oltre 14.000 ettari. Quest’ortaggio prende diversi nomi in funzione delle regioni dove viene coltivato e consumato. Il nome cocomero, prevale soprattutto nell’Italia centrale, e questo deriva, come detto dal latino cucumis, cioè “cetriolo”. Il termine anguria prevale invece nelle regioni padane ed in Sardegna e quello di melone d’acqua in quelle meridionali; questo termine deriva invece dal greco tardo ἀγγούριον (angoúrion, “anguria”, “cetriolo selvatico”) ed è entrato nella lingua italiana in epoca bizantina attraverso l’Esarcato di Ravenna. In Sardegna viene anche utilizzato il sardo di síndria che è un termine catalano di origine araba.
Il termine melone d’acqua o mellone d’acqua, che è diffuso nell’Italia meridionale, proviene dal francese melon d’eau, che a sua volta deriva dal latino mēlōne. Ma questa pianta è conosciuta con altri nomi dialettali, che variano da regione in regione in funzione delle influenze di dominazioni diverse avute nel corso della storia.
I reperti storici ed archeologici non permettono di stabilire con esattezza quando il cocomero sia stata coltivato per la prima volta, ma le prime testimonianze si hanno in alcuni geroglifici nell’Antico Egitto di quasi 5000 anni fa. I frutti dei cocomeri venivano spesso deposti nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per l’aldilà. Inoltre nella mitologia egizia il cocomero aveva origine dal seme del dio Seth (anche Sutekh, Setesh, Suty o Set; in greco Σήθ, Sēth); una divinità egizia appartenente alla religione dell’antico Egitto, dio del caos, del deserto, delle tempeste, del disordine, della violenza e degli stranieri. Documenti sulla coltivazione del cocomero si hanno nella Cina del X secolo d.C.. successivamente questa pianta venne introdotta in Europa con l’invasione dei Mori, nel XIII secolo.

Modalità di Preparazione –
I frutti del cocomero vengono consumati in Italia soprattutto come frutta fresca tagliata a fette da sola o in macedonie. Col cocomero si preparano anche gelatine, sorbetti, insalate ed altre particolari ricette e preparazioni. Nei paesi questo frutto si consuma spesso tagliato a cubetti servito assieme ad altri tipi di frutta, come ananas, mango o papaya.

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