#315 - 1 ottobre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Cammino

l'itinerario del viaggio raccontato da Marini (1630) riproposto da Oreste Gentile
(Just another WordPress.com weblog)

Da Papa Gregorio X perché approvasse

il nuovo Ordine fondato dall’umile frate

Da Lione all'eremo

Il viaggio di Celestino V

prima parte

Da Lione all'eremo

Si ignora l’itinerario seguito dall’eremita Pietro da Morrone, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria, nato, scrisse Marini (1630), in Castel Sant’Angelo nel Contado de Molisi patria del Santo, il lunedì del 29 giugno 1209, quando all’età di 64 anni decise di incontrare a Lione Papa Gregorio X perché approvasse il nuovo Ordine fondato dall’umile frate.

Da Lione all'eremo

Marino (1630) scrisse: Presi doi compagni Giovanni d’Atri Sacerdote, & Placido de Morreis laico, prese il viaggio a piedi verso Francia, piangendo gli altri Monaci e compagni, i quali non speravano dovesse mai più tornare, tanto più che il viaggio era & è longo, e difficile, & all’hora più che mai pericoloso in quei tempi, ne’ quali l’Italia era piena & ardeva de sedizioni e guerre civili.
Partì nel mese di Novembre dell’anno 1273. Venendo l’Inverno, senza speranza overo appoggio d’alcuno aiuto humano. Di che tempo precisamente egli arrivasse in Lione, non trovo scritto, dal successo del suo negotiato nondimeno, si può raccogliere, che vi arrivò circa il fine del mese di Gennaio, e di Febbraio dell’anno 1274. Queste sono le uniche notizie sul viaggio intrapreso dal monte Morrone (Sulmona) alla città di Lione.

Da Lione all'eremo

Anni 1273 – 1274.
Dal sito Celestino V e i Templari – Panta Rei si apprende: Dalla storia sappiamo che il futuro Celestino si è recato a piedi a Lione in occasione del concilio del 1274 per conseguire da Gregorio X la conferma del suo ordine destinato altrimenti alla soppressione come tutti quelli di più recente istituzione.
Di quella visita nella città francese è rimasta traccia in quanto nel cuore di Lione, lungo la Saone, vi è un quartiere che rivela la presenza massiccia dei Celestini: in particolare vi è ‘Quai de Celestine’ in cui sfocia la via del Porto del Tempio e la piazza dei Celestini ospita il teatro di Lione dal significativo titolo di ‘Teatro dei Celestini’..
Approfondendo la storia del luogo emerge una preesistente presenza, quella dei Templari la cui magione divenne convento dell’ordine del papa eremita. Nei circa due mesi in cui rimase a Lione, l’eremita fu ospitato dai Cavalieri del Tempio, nella magione che sorgeva lì dove ora si trova il Teatro dei Celestini.

Da Lione all'eremoDa Lione all'eremo

Qualche notizia in più Marino la tramandò, descrivendo il viaggio del ritorno: l’asprezza delle strade, l’altezza de’ monti, la diversità e varietà delle stagioni, il rigore dell’Inverno, la carestia e penuria d’ogni, cosa, e la difficoltà & la calamità dei que’ tempi, principalmente le discordie e guerre civili delle Provincie, delle Città, e quasi d’ogni luogo di tutta Italia; & in particolare infestando non solamente le Città, ma quasi ciascuna casa e famiglia quella perniciosa peste delle fattioni Guelfe e Gibelline.
Non era sicuro ad alcuno passare da un luogo ad un altro senza pericolo grade della vita, non che d’altre cose, perché in si universale licenza ogn’uno poteva liberamente fare ciò, che gli fosse piaciuto, mentre ciascuna fattione sotto specie e colore d’inimicitie, & odij particolari, teneva occupate & infestate le strade. Dalle poche notizie, possiamo ricostruire l’itinerario in base al ricordo delle città visitate: Como, Milano, Mantova, Lucca, Pistoia, Firenze, L’Aquila e Sulmona. (continua)

Da Lione all'eremo

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