#314 - 17 settembre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 03 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 323. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Storia

"Memoria dei giorni"

Annotazioni seguendo il calendario indicato in sommario.

  • Firmata la Costituzione degli USA: «Noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare ulteriormente la nostra Unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità all'interno, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America». È il preambolo che introduce alla carta costituzionale degli USA, firmata il 17 settembre del 1787, nella celebre State House di Philadelphia. Ai lavori parteciparono 74 delegati in rappresentanza delle tredici colonie protagoniste della Guerra d'indipendenza contro l'Impero britannico. L'idea comune era di dar vita a un governo centrale, con maggiori poteri e che avesse una linea unitaria in materia fiscale e nella regolamentazione del commercio. Dopo una lunga fase di lavori, segnata da profondi contrasti, si arrivò alla stesura definitiva del testo che ebbe 39 firmatari, celebrati con l'appellativo di Padri fondatori. Tra loro spiccano i nomi di Benjamin Franklin e Alexander Hamilton, ma soprattutto George Washington, due anni dopo eletto primo Presidente degli Stati Uniti d'America. Il testo entrò in vigore il 4 marzo 1789, mentre nel 1791 furono ratificati i primi dieci emendamenti costituzionali, raccolti sotto il nome di Bill of Rights. Annoverata tra le più antiche costituzioni vigenti e fonte d'ispirazione per testi costituzionali di altre nazioni, la Costituzione del 1787 è ancora oggi la legge suprema degli USA ed è emendabile solo per volontà degli elettori. Una copia originale dello storico documento è conservata negli Archivi Nazionali di Washington.

  • Greta Garbo: Icona universale della storia del cinema, celebre per il fascino e la classe del suo modo di recitare, che le fecero meritare l'appellativo di Divina. Nata a Stoccolma, Greta Lovisa Gustafsson, il vero nome, si trovò a 16 anni a passare dal lavoro di commessa a quello di comparsa in un film comico. Cambiato il nome in Greta Garbo (ispirandosi al re ungherese Bethlen Gabor, XVII secolo), debuttò come protagonista nel film "La leggenda di Gösta Berling" del 1924. Qui diede il primo assaggio di quel talento drammatico che toccò le punte più alte nella stagione d'oro degli anni Trenta, in pellicole come "Anna Christie", "Romanzo", "Margherita Gauthier", "Ninotchka" (questi primi quattro le valsero altrettante nomination agli Oscar) e Anna Karenina (1935). Insignita dell'Oscar alla carriera nel 1955, la Garbo si spense al Medical Center di Manhattan, il 15 aprile del 1990.

  • La Breccia di Porta Pia: Dopo cinque ore di fuoco l'esercito del Regno d'Italia, guidato dal generale Raffaele Cadorna, aprì un varco di 30 metri nelle mura Aureliane, accanto a Porta Pia. Attraverso questa breccia entrarono per primi nella città capitolina i bersaglieri, che al suono delle fanfare gridavano «W l’Italia!». Davanti alla forza di 50mila uomini (tra i quali il noto scrittore Edmondo De Amicis) lo sparuto esercito pontificio (composto dagli zuavi, volontari in maggioranza di origine francese, belga e olandese) non poté nulla e poche ore dopo sulla cupola di San Pietro fu issata "bandiera bianca" in segno di resa.
    Per le strade e ai balconi invece fu un tripudio di tricolori sventolati dai cittadini per salutare l'annessione di Roma all'Italia unita, di cui la stessa sarebbe divenuta capitale l'anno successivo. L'episodio segnò la fine del potere temporale dei papi, difeso con le unghie fino all'ultimo da Pio IX, che aveva opposto un secco «non possumus» alla proposta conciliante avanzata dal re Vittorio Emanuele II. Perso il prezioso alleato francese, impegnato nella guerra con la Prussia, il pontefice era rimasto da solo a difendere i propri domini e dopo la "presa della città" si rifiutò di accettare qualsiasi accordo, compresa la Legge delle Guarentigie, promulgata nel 1871 e rimasta in vigore fino ai Patti Lateranensi del ‘29. L'atto formale di annessione della città al Regno avvenne il 2 ottobre 1870, con il referendum che raccolse un plebiscito di "sì" al quesito «Vogliamo la nostra unione al Regno d'Italia, sotto il governo del re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori».

  • Sophia Loren: Se si potesse dare un volto al cinema, tra le prime scelte ci sarebbe quello di Sofia Loren, famoso in tutto il mondo. Romana di nascita, Sofia Villani Scicolone, la reale identità, non manca di ribadire in ogni occasione il suo sentirsi orgogliosamente napoletana. Dopo un'infanzia vissuta a Pozzuoli, a 15 anni cerca fortuna nella Capitale, partecipando a concorsi di bellezza (gli organizzatori di Miss Italia creano per lei ad hoc il titolo di Miss Eleganza) e facendosi notare dai cacciatori di nuove star del cinema. Uno di questi, il produttore Carlo Ponti, la introduce tra gli studi di Cinecittà, dove, dopo alcune comparsate e ruoli secondari (accanto a Totò in "Miseria e nobiltà"), entra nelle grazie di grandi registi. In primis di Vittorio De Sica che prima la scrittura in "L'oro di Napoli" (1954) e poi le dà il ruolo da protagonista ne La ciociara: qui Sofia si supera e conquista l'Oscar come "migliore attrice", nel 1962. Insieme ad Anna Magnani, sono le uniche due attrici italiane a trionfare nella magica notte di Los Angeles. Tra i film più noti, quelli in coppia con Marcello Mastroianni come "Ieri, oggi, domani" (1963), "Matrimonio all'italiana" (1964) e "Una giornata particolare" (1977). Considerata un'icona dell'identità italiana all'estero, vanta in carriera dieci David di Donatello (l'ultimo nel 2014) ed un Oscar alla carriera (1991). Nel 2015 dà alle stampe la sua autobiografia Ieri, oggi e domani. La mia vita, edita da Rizzoli.

  • Aldo Moro: Protagonista di primo piano della storia politica del Novecento, viene ricordato come uno dei più insigni statisti d'Italia. La sua tragica fine segnò uno spartiacque nella lotta al terrorismo di matrice politica e negli equilibri politici nazionali. Pugliese di Maglie (in provincia di Lecce), Aldo Romeo Luigi Moro si appassionò agli studi giuridici che proseguì dopo la Laurea in Giurisprudenza, con attività di ricerca e pubblicazioni. Negli stessi anni, prese contatto con gli ambienti politici cattolici, prima con la FUCI (federazione degli universitari cattolici) e poi con la Democrazia Cristiana, che insieme ad altri fondò nel 1942. Eletto nel 1946 all'Assemblea Costituente e chiamato a redigere il testo costituzionale, in pochi anni si trovò a ricoprire incarichi sempre più rilevanti, come quelli di ministro di Grazia e Giustizia nel 1955 e ministro della Pubblica Istruzione nel 1957. Gli anni Sessanta lo videro salire in cattedra come principale fautore dei governi di centrosinistra, alcuni dei quali guidò in qualità di Presidente del Consiglio dal 1963 al 1968 e dal 1974 al 1976.
    L'apertura di Moro verso il Partito Comunista, sancita dal cosiddetto compromesso storico con Enrico Berlinguer, alimentò un clima politico a lui ostile, dentro la stessa DC, e lo fece entrare nel mirino delle Brigate Rosse. Sequestrato a Roma, il 16 marzo del 1978, da un commando di queste ultime (in seguito a un conflitto a fuoco in via Fani, che provocò la morte dei cinque uomini della scorta), il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, fu assassinato e il corpo venne rinvenuto nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, parcheggiata, simbolicamente, tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù (dove avevano sede rispettivamente il PCI e la DC).

  • Prima marcia della Pace "Perugia-Assisi": «Per la pace e la fratellanza tra i popoli» è lo slogan che accompagnò la prima marcia della Pace, organizzata tra le città di Perugia e Assisi su un tracciato di 24 km. La manifestazione, che segnò una pagina fondamentale del pacifismo e della mobilitazione giovanile in Italia, nacque per opera del filosofo e politico Aldo Capitini, seguace delle teorie gandhiane sulla resistenza nonviolenta, al punto da essere considerato il "Gandhi" italiano. L'idea della marcia giunse a completamento di un percorso di vita, votato alla promozione della partecipazione civica alla vita pubblica e al totale rifiuto della guerra e di ogni forma di violenza. Dopo essersi battuto per l'obiezione di coscienza e per la cultura del dialogo interculturale e interreligioso, Capitini fondò il Movimento Nonviolento e nell'ambito di quest'ultimo ideò la "marcia", come segnale di un pacifismo non passivo che mirava a sensibilizzare gli strati sociali più umili ed esclusi dall'informazione di massa. I partecipanti al primo corteo erano in gran parte contadini ma accanto ad essi figuravano intellettuali ed artisti del calibro di Italo Calvino e Renato Guttuso. Tutti uniti da un ideale che, per volontà dello stesso Capitini, venne rappresentato da una bandiera con i colori dell'arcobaleno (l'unica ammessa mentre vennero bandite quelle di qualsiasi colore politico). Fu la prima apparizione della celebre Bandiera della Pace, divenuta negli anni un simbolo universale di lotta per la pace. Il riarmo, gli esperimenti nucleari, la guerra in Kosovo e il conflitto in Medio Oriente sono solo alcuni dei temi affrontati dalla "Perugia-Assisi", che solitamente si tiene tra settembre e ottobre, con cadenza biennale.

  • Sandro Pertini: Nel cuore degli italiani resta il "presidente più amato di sempre", protagonista sul campo di quasi settant'anni di storia nazionale, dalla Prima guerra mondiale alla fine degli "anni di piombo", e personalità tra le più autorevoli e integerrime sul piano politico. Ligure di Sangiovanni di Stella (nel savonese), Alessandro Pertini si trovò a combattere, fin dai vent'anni, per la patria e le proprie idee. Dopo l'esperienza della guerra '15-'18, si oppose al regime illiberale di Mussolini, andando incontro alla galera e poi all'esilio in Francia. Durante la Seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza e all'insurrezione di Milano, meritandosi la medaglia d'oro al valor militare.
    Fondatore con Pietro Nenni del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, partecipò all'Assemblea Costituente e per due legislature consecutive (1968-76) sedette sullo scranno di Presidente della Camera. Un mese dopo l'assassinio di Aldo Moro ad opera delle Br, fu eletto Capo dello Stato, mettendo d'accordo comunisti e democristiani e assolvendo nei sette anni al difficile compito di tenere unito il Paese. Legato da profonda amicizia al pontefice Giovanni Paolo II, morì a Roma nel febbraio del 1990.

  • Anna Magnani: «Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele!». In questa frase c'è la vera, grande, anima di Nannarella (suo nome d'arte), che aveva la stessa spontaneità e forza drammatica sul set come nella vita reale. Massima espressione della "romanità" (come lei forse solo Aldo Fabrizi), a Roma venne alla luce e trascorse gran parte della vita, fino alla morte nel settembre del 1973. Come tanti cominciò anche lei a teatro, con l'avanspettacolo, passando dal 1934 sul grande schermo con parti secondarie e sette anni dopo con il ruolo di protagonista in Teresa Venerdì di Vittorio De Sica. Ad Hollywood iniziarono ad apprezzarla con la sublime interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini (che le fu compagno di vita per un periodo), Roma città aperta, che le valse il Nastro d'argento e venne premiato alla prima edizione del Festival di Cannes, e successivamente con Bellissima (1951) del grande Luchino Visconti. Affascinato dalle sue qualità recitative il regista Daniel Mann la scritturò per interpretare la giovane immigrata negli USA, Serafina Delle Rose, ne La rosa tatuata. Fu un trionfo per la Magnani, che ricevendo nel 1956 l'Oscar (anticipato dal Golden Globe) come "miglior attrice protagonista", entrò nella storia come prima attrice italiana a conquistare la "statuetta". Anti-diva per eccellenza, pensò a uno scherzo quando glielo comunicarono e rinunciò a partecipare alla grande "notte di Los Angeles". Tra le poche personalità italiane a vedersi dedicata una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, nella sua quarantennale carriera artistica vinse tra gli altri due David di Donatello e una Coppa Volpi (per "L'onorevole Angelina") alla Mostra del Cinema di Venezia del 1947.

  • Alberto Moravia: Un assoluto protagonista della letteratura italiana del Novecento, esponente di punta dell'esistenzialismo, cui aderì guardando all'insuperabile modello di Dostoevskij. Nato a Roma e ivi morto nel 1990, il vero nome era Alberto Pincherle, ma scelse come pseudonimo il cognome della nonna paterna, Moravia. Dopo alcuni racconti, esordì con il romanzo Gli indifferenti, considerato a tutt'oggi il suo massimo capolavoro. Ne seguirono altri, come "La ciociara", "La romana" e "La noia", portati sul grande schermo da registi del calibro di Vittorio De Sica (che con "La ciociara" portò all'Oscar Sophia Loren). Col suo tipico stile, semplice e al contempo elegante, affrontò il difficile cammino dell'uomo verso la felicità, l'ipocrisia nei rapporti sociali e l'aridità morale. Tra i riconoscimenti ottenuti, il Premio Strega nel 1952 per "I racconti" e il Premio Viareggio nel 1960 per "La noia".

  • Marcello Mastroianni: È universalmente riconosciuto come il Marcello del cinema italiano, di cui fu un protagonista assoluto nella stagione d'oro tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Settanta. Originario della Ciociaria frusinate (di Fontana Liri, per l'esattezza), scomparve a Parigi nel 1996. Con Sophia Loren formò una delle coppie più affiatate sul set, regalando grandi interpretazioni drammatiche con "Matrimonio all'italiana", "I girasoli" e "Una giornata particolare". Diretto dai più insigni registi, quali Fellini, De Sica e Scola, fu, con Manfredi, Gassman e Sordi, un pioniere della commedia all'italiana, grazie a capolavori come I soliti ignoti e Divorzio all'italiana (quest'ultimo gli valse una nomination agli Oscar 1963 come "miglior attore protagonista"). Oltre alla Dolce vita, capolavoro che lo rese celebre a Hollywood e in tutto il mondo (celebre la battuta della Ekberg «Marcello, come here!»), si ricordano tra le sue migliori performance "Oci ciornie", "Il bell'Antonio" e "8½". Sfiorò tre volte l'Oscar e fu insignito, tra gli altri, di due Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes, di un Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia, di un Golden Globe e di otto David di Donatello.

  • Strage nazista di Marzabotto: Le operazioni di rastrellamento delle truppe tedesche costrinsero la gente di Casaglia di Monte Sole a cercare rifugio nella chiesa di Santa Maria Assunta, dove iniziarono a pregare.
    Ma la furia assassina dei nazisti non si fermò nemmeno di fronte a un luogo di preghiera: qui furono trucidati il parroco e un'anziana disabile; tutti gli altri, riuniti nel cimitero, furono finiti da una raffica di mitragliatrice posta all'ingresso per impedire qualsiasi tentativo di fuga.
    È solo uno, forse il più truce, degli eventi ricordati come strage di Marzabotto, che dal 29 settembre al 5 ottobre colpirono le popolazioni delle colline di Monte Sole. Circa 800 le vittime, tutte civili, di quello che è considerato uno dei più efferati crimini di guerra commessi dai nazisti in Europa. La notizia dell'eccidio, negata inizialmente dalle autorità fasciste e dalla stampa locale, si diffuse tra l'opinione pubblica dopo la Liberazione. L'ultima sentenza sulla strage è stata pronunciata il 13 gennaio 2007 dal Tribunale Militare della Spezia, che ha condannato all'ergastolo dieci ufficiali tedeschi, tutti in contumacia.
    I luoghi teatro della barbarie nazista fanno oggi parte del Parco Storico di Monte Sole, istituito nel 1989 con fini di salvaguardia dell'ambiente circostante e di promozione dei valori della pace.
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