#313 - 3 settembre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 03 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 323. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Storia

Note sulla "Memoria dei giorni"

Annotazioni seguendo il calendario "Memoria dei Giorni" indicato in sommario.

  • La mafia uccide il generale Dalla Chiesa: Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, e sua moglie Emanuela Setti Carraro si dirigono verso un ristorante a bordo della loro A112 bianca, seguiti dall’agente di scorta Domenico Russo alla guida di un’Alfetta. Intorno alle 21,15, lungo via Carini, vengono affiancati da una Bmw e da una motocicletta, dalle quali parte una raffica di kalashnikov AK-47 che uccide i due coniugi e l’agente. La mafia si libera di un grande servitore dello Stato, che con i suoi innovativi ed efficaci metodi di indagine era riuscito ad assestare colpi importanti sia all'organizzazione mafiosa sia alle Brigate Rosse (in Piemonte), portando allo scoperto la fitta rete di complicità con la politica e con una parte delle istituzioni. Grazie a lui erano saliti alla ribalta giudiziaria personaggi cruciali di Cosa Nostra, come Tommaso Buscetta e Michele Greco, fino a quel momento sconosciuti agli investigatori. Ciononostante, il Generale si era sentito, negli ultimi tempi, abbandonato dalle istituzioni centrali nella lotta alla mafia, lamentando la scarsità di mezzi a disposizione in un’ultima intervista rilasciata a Giorgio Bocca, per il quotidiano la Repubblica. Le indagini e il processo sulla strage di via Carini porteranno alla condanna come mandanti di sei boss di spicco (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci) e di quattro esecutori materiali. In realtà da alcune inchieste giornalistiche e da rivelazioni emerse durante il processo Andreotti (per l’assassinio del giornalista Mino Pecorelli), si farà strada l’ipotesi che l'omicidio Dalla Chiesa fosse da collegare al ritrovamento del memoriale redatto da Aldo Moro e ritrovato nel covo delle Brigate Rosse. Rispetto alla versione ufficiale del memoriale, s'ipotizza una versione integrale di cui Dalla Chiesa era a conoscenza e di cui avrebbe messo al corrente il giornalista Pecorelli (versione confermata dalla sorella di quest’ultimo).

  • Luciano Pavarotti: Per il pubblico internazionale resterà per sempre Big Luciano. Nato a Modena e morto nella stessa città nel 2007, è ritenuto dalla maggior parte della critica il più grande tenore di tutti i tempi, sia per le capacità vocali, sia per la portata del successo riscosso in oltre quarant'anni di carriera. Al debutto del 29 aprile 1961, al Teatro Municipale "Romolo Valli" di Reggio Emilia (nella La Bohème di Giacomo Puccini), seguì un cammino costellato di successi in tutti i teatri del mondo, dall'Hyde Park di Londra al Central Park di New York nel 1993 (davanti a oltre mezzo milione di persone e a milioni di telespettatori collegati da ogni parte). Molto legato alla sua Modena, creò qui un evento di respiro internazionale a scopo benefico, il "Pavarotti & Friends", che lo vide duettare con le grandi star del pop e del rock internazionale, da Bono Vox ai Deep Purple. Il suo cavallo di battaglia, con cui viene comunemente associato, è la celebre romanza della Turandot di Puccini, Nessun dorma.

  • Lo scotch entra in commercio: Dagli stabilimenti della 3M, azienda di St. Paul (Minnesota) specializzata in articoli da imballaggio, entra in commercio il primo nastro adesivo in cellophane sensibile alla pressione, che passerà alla storia come scotch. A inventarlo è stato un impiegato, Richard Drew, nel tentativo di migliorare il precedente nastro adesivo. Lo stesso era stato definito scadente da un cliente lamentatosi con lo stesso Drew, al quale aveva detto di suggerire ai capi dell'azienda di mettere più sostanza adesiva, apostrofando questi ultimi come "scozzesi" (in inglese, "scotch"), nel senso di avari. Di qui la scelta del nome per il nuovo prodotto. Concepito in partenza per sigillare pacchi, lo scotch si rivela ben presto efficace per altri utilizzi pratici, rivoluzionando le abitudini di tutti. Dall'incartare regali a fissare fogli alle pareti, passando per piccole riparazioni, il nuovo nastro adesivo manda in cantina colle e lacci fin qui utilizzati. Il successo, fulmineo negli Usa, arriverà soltanto sette anni dopo in Europa. Arricchito e reso più decorativo negli anni, lo scotch diverrà un elemento assai utilizzato in opere di arte contemporanea. Sarà sempre la 3M a mettere in commercio, nel 1980, i post-it, caratteristici foglietti semiadesivi di carta colorata, anch'essi destinati a lasciare il segno nelle abitudini quotidiane della gente.

  • Michelangelo inizia a lavorare al David: In questa data Michelangelo Buonarroti iniziò a lavorare per la prima volta al blocco di marmo da cui trasse fuori il celebre David, destinato a diventare l’ideale perfetto di bellezza maschile nell’arte. Commissionata dalla corporazione Arte della Lana e dagli Operai del Duomo di Firenze, l’opera doveva rappresentare, nelle intenzioni di questi ultimi, un'immagine diversa dell'eroe biblico, rispetto all'iconografia tradizionale. Un'opera monumentale che doveva scrivere un nuovo corso della scultura e in generale dell'arte universali. Michelangelo aveva davanti a sé il prodotto di due tentativi falliti da Agostino di Duccio e da Bernardo Rossellino, rispettivamente nel 1463 e nel 1476. Un blocco marmoreo di enormi dimensioni, in parte modificato e in alcuni punti molto fragile, da trasformare in una figura possente e al tempo stesso slanciata. Tre anni di duro e quotidiano lavoro, difeso gelosamente dagli sguardi dei curiosi, portarono a un risultato che, parafrasando il Vasari, tolse «il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero». L'iniziale destinazione della statua, all'esterno della zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore, fu accantonata per la monumentalità dell'opera, che si scelse di collocare a lato dell'ingresso principale di Palazzo Vecchio. Nel tempo l'opera è stata oggetto di diversi danneggiamenti, il più grave nel 1527 con la frantumazione del braccio sinistro (di cui sono ancora visibili i segni), il più recente nel 1991 con la rottura dell'alluce del piede sinistro. Oggi il David è conservato alla Galleria dell'Accademia di Firenze, mentre dal 1910 in piazza della Signoria è presente una copia fedele.

  • In onda il primo tg italiano: La regata storica di Venezia; i funerali del conte Sforza; la campagna elettorale negli Usa; la corrida portoghese; il Gran Premio di Formula 1 a Monza. Con questi servizi va in onda, alle 21 di mercoledì 10 settembre, dagli studi Rai di Milano, il primo telegiornale italiano della storia. Affidato allo speaker Riccardo Paladini e sotto la direzione di Vittorio Veltroni (padre del Walter politico), tra i pionieri dell’informazione televisiva, si tratta di una versione sperimentale che dura in tutto quindici minuti, senza collegamenti con altre sedi. Come sigla viene scelta il ”Giramondo”, un adattamento del jingle del programma radiofonico I tre moschettieri. La redazione vera e propria si formerà l'anno successivo e comprenderà: Furio Caccia per cronaca interna e politica; Fausto Rosati per sport e notizie dall'estero; due operatori; un montatore; cinque inviati nei capoluoghi del nord Italia. Inizialmente sono previste tre edizioni alla settimana (martedì, giovedì e sabato). Verso la fine degli anni Cinquanta la struttura organizzativa si amplierà notevolmente con l’aggiunta di più speaker. Nel 1961 nascerà il telegiornale del secondo canale Rai, ma la vecchia denominazione resterà in uso fino al 1976, a partire da cui si comincerà a parlare di Tg1 e Tg2.

  • Attentato alle Torri gemelle: Alle 8,46 (le 14,46 in Italia) un volo dell’American Airlines 11 finisce la sua corsa contro la Torre nord del World Trade Center, tra il 93° e il 99° piano di uno dei più alti edifici mai costruiti. Tre minuti dopo sugli schermi della CNN, con cui sono collegate le TV di tutto il mondo, si vede la parte alta dell’edificio circondata da una nuvola di fumo nero che impedisce i soccorsi dall'alto. Lo scenario si fa sempre più agghiacciante, con le prime persone che per la disperazione si gettano nel vuoto dagli ultimi piani. Mentre in strada cominciano a mobilitarsi i soccorsi, i media iniziano a parlare di attentato terroristico. Diciassette minuti dopo la prima esplosione, si vede in diretta un secondo aereo, 175 United Airlines, schiantarsi tra il 77° e l’85° piano della Torre sud. Nei titoli di tutti tg compare la scritta «America under attack». Scatta la procedura d’emergenza per mettere in salvo il Presidente George W. Bush e il divieto di sorvolo su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo un terzo aereo colpisce un’ala del Pentagono e un quarto, grazie all'eroica ribellione dei passeggeri, precipita nelle campagne della Pennsylvania. L’apocalisse si completa con il crollo delle due torri tra le 10 e le 10,28, ora di New York. Il cielo di Manhattan si oscura e per i vigili del fuoco diventa arduo soccorrere i sopravvissuti. Ci vorranno settimane per accertare il numero delle vittime. Alla fine si stimerà che su oltre 17mila persone, al lavoro quella mattina nelle Torri gemelle, circa duemila avevano perso la vita, portando a 3mila il numero totale dei morti, comprensivo dei passeggeri e degli equipaggi dei quattro aerei utilizzati per gli attentati. Diciannove in tutto i dirottatori (in maggioranza originari dell’Arabia Saudita) che soltanto dopo le prime indagini si scopriranno essere da tempo oggetto di attenzione da parte dell'FBI. Seguiranno anni di polemiche, sospetti, tesi complottistiche al centro di inchieste giornalistiche e documentari cinematografici, tra cui quello che farà più discutere sarà Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. L'11 settembre 2001 resterà una cesura epocale nella storia dell'umanità per i contraccolpi che si avranno nell'economia, nella guerra al terrorismo e soprattutto rispetto alle più stringenti misure di sicurezza che da qui in poi saranno adottate negli aeroporti. Sul luogo delle Torri gemelle verrà allestito un sacrario, meta di una cerimonia in memoria delle vittime tenuta ogni anno. Nell'aprile del 2006 si deciderà, tra dubbi e polemiche, la costruzione di un nuovo edificio, la Freedom Tower, inaugurata nel novembre del 2014.

  • Nasce il WWF: Nel 1961 sedici tra i più noti naturalisti del mondo si riunirono a Morges (nella Svizzera francese) per dar vita a un organismo che si impegnasse con azioni concrete per la salvaguardia della natura e delle specie in pericolo. Fu scelto come nome World Wildlife Fund (in italiano, “fondo mondiale per la vita selvatica”), ma divenne famoso in tutto il pianeta con l’acronimo WWF. Oggi è la maggiore organizzazione impegnata per la conservazione e la difesa della natura, grazie al sostegno di oltre 5 milioni di persone. Tra gli eventi internazionali promossi in tal senso, c'è L'ora della Terra, destinata a favorire il "risparmio energetico" attraverso lo spegnimento dell'illuminazione cittadina, per la durata di un'ora

  • Eugenio Montale: Annoverato tra i grandi poeti del Novecento europeo, Eugenio Montale lasciò una grande eredità letteraria tra poesia, prosa e giornalismo. Nato a Genova e scomparso a Milano nel 1981, fu il quarto italiano a vincere il Nobel per la Letteratura (nel 1975). Diplomato in ragioneria e appassionato di canto lirico, si avvicinò alla poesia da autodidatta, leggendo Dante, Petrarca, Boccaccio e D'Annunzio e aderendo al simbolismo letterario. Tra le principali raccolte vi sono Ossi di seppia (1925) e "Le occasioni" (1939). Antifascista convinto, dal 1948 iniziò a collaborare per il Corriere della sera, scrivendo di letteratura straniera e di critica letteraria. Nominato "senatore a vita" nel 1967, otto anni dopo fu premiato dall'Accademia svedese con il massimo riconoscimento per uno scrittore, «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».

  • Italo Svevo: Il più europeo degli scrittori italiani a cavallo tra Ottocento e Novecento, interprete dell'alienazione dell'uomo moderno nella società, in linea con i coevi Pirandello, Joyce e Proust. Nato a Trieste e morto a Motta di Livenza (in provincia di Treviso) nel 1928, il vero norme era Aron Hector Schmitz (figlio di un commerciante tedesco), italianizzato in Ettore Samigli. Scelse fin dal primo romanzo, Una vita, lo pseudonimo Italo Svevo per interpretare l'anima cosmopolita della sua città, crocevia di traffici e di scambi culturali tra i paesi della Mitteleuropa. Le disavventure economiche della famiglia lo spinsero ad accettare a malincuore un lavoro in banca, scrivendo recensioni teatrali ed articoli per il quotidiano triestino L'Indipendente. Dopo "Una vita", completò con "Senilità" (1898) e La coscienza di zeno (1923) una trilogia a sfondo autobiografico, i cui protagonisti sono "vinti", sopraffatti dalla loro inettitudine a vivere e incapaci di inserirsi nel mondo che li circonda.

  • Pietro Germi: Al di qua e al di là della cinepresa ha lasciato, dal neorealismo alla commedia, pagine memorabili nella storia del cinema italiano, meritandosi i più alti riconoscimenti in Europa e ad Hollywood. Nato a Genova, Germi esordì sul set come attore verso la fine degli anni Quaranta, studiando nel contempo da regista e sceneggiatore presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Con Il ferroviere, di cui fu regista e attore protagonista, inaugurò il filone della critica sociale che in seguito declinò in altri generi: dal dramma borghese di "L'uomo di paglia" (1958) al poliziesco "Un maledetto imbroglio", ispirato al romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda. Nella commedia satirica e di forte contenuto sociale trovò la sua dimensione ideale, girando il capolavoro assoluto con Divorzio all'italiana (1961), affidato a un magistrale Marcello Mastroianni, che gli valse un "premio per la miglior commedia" a Cannes nel 1962 e, l'anno seguente, l'Oscar alla "miglior sceneggiatura originale" su tre candidature ottenute. Ricordato anche per aver girato "Serafino" (con Adriano Celentano) e Alfredo, Alfredo (con Dustin Hoffman), scomparve a Roma nel dicembre del 1974.

  • Fausto Coppi: Famoso e mitico ciclista su strada e su pista degli anni Quaranta e Cinquanta, nato a Castellania (in provincia di Alessandria) e morto il 2 gennaio 1960 a Tortona. Il suo nome, con quello di Gino Bartali (leggendaria la loro rivalità), è legato al periodo migliore del ciclismo italiano e mondiale, quando lo sport su due ruote riscuoteva un successo e un seguito che nel Terzo millennio è difficile comprendere appieno. Noto anche alle cronache rosa per una relazione extraconiugale. In carriera vince cinque edizioni (arrivando anche due volte secondo) del Giro d’Italia e due del Tour de France. Nel suo palmarès ci sono anche due Mondiali su pista ed uno su strada.

  • “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry: Questa settimana parliamo de "Il Piccolo Principe", un romanzo (tra i più venduti nel mondo!) di Antoine de Saint-Exupéry che narra la storia di un ragazzino che, per conoscere l'universo, viaggia da un asteroide all'altro incontrando personaggi strani: un ubriacone che beve per non sentire la vergogna di non riuscire a smettere di bere, un re senza sudditi, un uomo d'affari che passa il giorno a contare le stelle pensando che siano sue. Il Piccolo Principe approda, poi, sulla Terra e la scopre abitata da tante persone diverse. Sulla terra incontra una volpe, con la quale scopre il senso dell'amicizia, della lontananza e della malinconia. Lo sguardo ingenuo e puro del Piccolo Principe sulle cose e sulle persone, mette in evidenza le contraddizioni umane ed esalta i valori della semplicità e l'importanza degli affetti. Gli uomini, crescendo, hanno perso di vista il valore delle cose e amano solo le cifre. "Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo" e dimenticano che "non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
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