#312 - 30 luglio 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 03 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 323. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Storia

Note sulla "Memoria dei giorni"

Brevi annotazioni seguendo il calendario "Memoria dei Giorni" indicato in sommario.

  • Nasce lo scoutismo
    Sull'isola di Brownsea (nella baia di Poole, sulla Manica) si raduna un gruppo di venti ragazzi con sette adulti in veste di coordinatori: è il primo campo scout della storia!
    Nato da un’idea del generale inglese Sir Robert Baden-Powell, lo scoutismo si pone come una proposta educativa ed esistenziale, complementare alla famiglia ed alla scuola.
    Basato sul principio dell'imparare facendo, la disciplina scout mira a formare il carattere e la personalità dei giovani adolescenti stimolando il senso di responsabilità, di competenza personale e di collaborazione. Tutto questo all'aria aperta, a stretto contatto con la natura.
    Attualmente lo scoutismo conta oltre 30 milioni di iscritti in circa 216 paesi nel mondo.

  • Strage della stazione di Bologna
    Alle 10,25 del 2 agosto 1980, una bomba esplose nella stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone 218. Un giorno maledetto per la storia dell'Italia repubblicana!
    L'esplosivo si trovava all'interno di una valigia abbandonata nella sala d'aspetto dell'ala ovest. Furono quantificati almeno chili di tritolo.
    Alla notizia dell'attentato, tantissimi bolognesi accorsero in aiuto dei feriti nell'attesa dei soccorsi ufficiali.
    La strage gettò nella costernazione tutto il Paese, aggiungendosi al lungo elenco di episodi analoghi contrassegnato come strategia della tensione. Infatti molti lati oscuri di questa vicenda non furono mai chiariti del tutto. Se gli esecutori materiali della strage furono individuati dalla magistratura tra le fila dei movimenti neofascisti dell'epoca, i mandanti non sono mai stati accertati. Anche perché le indagini furono oggetto di ostacoli e depistaggi.
    Diverse congetture tirano nel gioco delle responsabilità uomini e settori dello Stato, la grande criminalità organizzata e servizi segreti internazionali. Dall'aprile 2014 sui fascicoli dell'indagine è stato tolto il segreto di Stato.

  • Strage Italicus
    Era da poco passata l'una di notte, quando nella carrozza 5 del treno espresso Roma-Monaco di Baviera, "Italicus", esplose un ordigno ad alto potenziale.
    Il convoglio passava in quel momento presso San Benedetto Val di Sambro, nel Bolognese, e la deflagrazione fu micidiale: il bilancio finale fu di vittime e 48 feriti.
    Non vi furono condanne per questa strage, anche se l'attentato venne rivendicato dall'organizzazione neofascista di Ordine Nero, con l'appoggio della loggia massonica P2. Fu un altro triste capitolo nella trama oscura della cosiddetta strategia della tensione, imperversante in quegli anni.
    Alcuni aspetti sono emersi dopo la caduta del segreto di Stato, formalizzata nell'aprile 2014.

  • L’atomica su Hiroshima
    Alle 8 di mattina le cucine di Hiroshima sono in piena attività per preparare il primo pasto della giornata. Le scuole sono pronte ad accogliere gli studenti (agosto in Giappone non è un mese festivo) e centinaia di operai varcano i cancelli della Mazda, nota casa automobilistica fondata qui nel 1920.
    Poco prima la stazione radar ha captato tre velivoli americani entrati nello spazio aereo giapponese. Un numero ritenuto esiguo dalle autorità militari, che decidono di non dare l'allarme aereo. Alle 8.15 circa il bombardiere B-29 Superfortressribattezzato Enola Gay (dal nome della madre) dal pilota Paul Tibbetssgancia Little Boy nome in codice della bomba nucleare all'uranio.
    Quarantatré secondi dopo, a meno di 600 metri dal suolo, l'ordigno esplode provocando un lampo di luce accecante e un enorme fragore (i giapponesi lo ricordano con l'espressione pika-don, ossia "luce-tuono"). Una potenza esplosiva pari a 13mila tonnellate di tritolo che in pochi istanti annienta 68mila vite umane e ne ferisce mortalmente circa 76mila.Di alcuni corpi rimane soltanto l'ombra impressa sulle pareti; altri finiscono bruciati, martoriati dalla pioggia radioattiva o sepolti dalle macerie dei 70mila edifici distrutti(il 90% del totale).
    È il tragico bollettino del primo bombardamento atomico della storia cui, 3 giorni dopo, seguirà quello su Nagasaki. Un'apocalisse che proseguirà con gli hibakusha, i sopravvissuti, il 20% dei quali rimarrà affetto da avvelenamento da radiazioni e da necrosi, portando il numero delle vittime a più di 200mila (solo per Hiroshima).
    Le autorità giapponesi non si accorgono subito di quanto è accaduto (anche a causa del black out dei collegamenti radio) e solo dopo un volo di ricognizione sulla città si prende coscienza del disastro: un silenzio cupo regna su Hiroshima completamente rasa al suolo e avvolta dalle fiamme.
    La tesi dell'attacco atomico come unica opzione possibile, per non sacrificare ulteriori vite umane in una complicata operazione militare, sostenuta per anni dagli USA sarà smentita da documenti emersi successivamente. Tra questi, il telegramma inviato da Tokio da un diplomatico tedesco - intercettato dai servizi segreti americani ma tenuto segreto - in cui si parlava di «situazione disperata» e della volontà delle forze armate giapponesi di arrendersi anche a condizioni dure.
    Ciò sembra suffragare un'altra tesi, secondo cui la decisione di utilizzare l'atomica è stata dettata da ragioni politiche, tese a dimostrare la forza bellica degli Stati Uniti agli occhi degli, allora, "alleati" sovietici. Contro l'orrore delle bombe atomiche si pronunceranno scienziati di fama mondiale, su tutti Albert Einstein che insieme al filosofo Bertrand Russelpresenterà a Londra, nel 1955, un manifesto introdotto dalla celebre frase «Ricordatevi della vostra umanità, e dimenticate il resto».

  • Primo volo in pubblico dei fratelli Wright
    Di fronte allo scarso interesse dell'esercito americano e alle accuse di bluff da parte della stampa europea, i fratelli Wright guardano al vecchio continente per lanciare le loro macchine volanti, dopo il primo storico volo del 17 dicembre 1903.
    La prima nazione ad accoglierli è la Francia, dove c’è grande entusiasmo per l’aviazione legato a grandi pionieri come Louis Bleriot(sarà ricordato per la prima trasvolata sulla Manica). È qui che avviene la loro prima dimostrazione in pubblico.
    Nel pomeriggio di domenica 8 agosto 1908, Wilbur Wright, in abito grigio elegante e con un berretto da golf, si alza in volo per un minuto e 45 secondi sull'ippodromo Hunaudières (città di Le Mans).
    Il pubblico rimane stupito dalla grande padronanza del mezzo dimostrata da Wilbur e dalla grazia delle virate compiute. Il prototipo utilizzato, il Wright Model A, è l'evoluzione dello storico Flyer e diventerà in seguito il primo modello di aereo ad essere prodotto in serie. Si tratta di un biplano canard con un solo motore che alimentava due eliche controrotanti.
    Costruito in legno e con le ali ricoperte di tela, rispetto al Flyer è progettato per trasportare due persone con un doppio sistema di gestione dei controlli. Un modello simile sarà utilizzato, a settembre dello stesso anno, negli Stati Uniti, dall'altro fratello Orville, che eseguirà il primo volo della durata di *un'ora*. Nel tour europeo la seconda tappa sarà l'Italia(aprile 1909).
    Il successo delle dimostrazioni in pubblico permetterà ai Wright di firmare vantaggiosi contratti per la produzione di aerei sia in Europa che negli Usa. Simbolo degli albori dell'aviazione, il Model A è conservato (ultimo esemplare sopravvissuto) al
    Deutsches Museum di Monaco di Baviera.***

  • Marcinelle, tragedia in miniera
    A meno di due settimane dall'affondamento dell'Andrea Doria, l'Italia è colpita da una nuova e più grave tragedia. Nella miniera di Marcinelle (versante sud-occidentale del Belgio), per un errore umano, un carrello trancia un cavo elettrico e il conseguente corto circuito provoca un terribile incendio.
    A 975 metri di profondità si scatena l’inferno e ogni tentativo dei soccorritori risulterà vano. Perdono la vita 262 operai(su 274 del personale complessivo), molti nel tentativo disperato di mettersi in salvo tra vie di fuga impossibili. I morti sono di varie nazionalità (belgi, greci, polacchi, ungheresi, etc.) ma in maggioranza italiani(ben 136).
    Emigranti da ogni parte del Bel Paese in cerca di lavoro, avevano trovato qui la loro risposta, nell’ambito di un accordo italo-belga che in cambio di manodopera (carente nel paese fiammingo) impegnava l’Italia a importare il carbone estratto a Marcinelle. Mesi e mesi occorreranno per estrarre i corpi intrappolati in cunicoli e gallerie a diversi metri di profondità (l’ultimo sarà recuperato nel dicembre del 1957).
    I risultati della commissione d’inchiesta e del successivo processo saranno caratterizzati da omissioni e imprecisioni, al centro di aspre e lunghe polemiche tra le comunità italiana e belga. Parte della verità verrà a galla più tardi, ponendo l’accento sulle condizioni di sicurezza precarie della miniera, sfruttata in maniera crescente dal 1822.
    Un aspetto eclatante, all’origine della tragedia, scoperto in seguito: il cavo dell’olio correva vicinissimo a quello elettrico e questo avrebbe favorito il diffondersi delle fiamme in tutta la miniera. Oggi la miniera è un luogo della memoria che ricorda quei tragici momenti e anche un museo sulla storia dell’attività estrattiva e dell’industria.

  • Gandhi e l’indipendenza dell’India
    La totale chiusura del governo britannico rispetto ad ogni richiesta avanzata dal movimento politico indipendentista indiano, spinge il Mahatma Gandhi a scrivere una risoluzione che non ammette repliche: con Quit India viene chiesto agli inglesi di abbandonare l’India e lasciarne il governo alla sua gente.
    Un deciso invito alla più grande ribellione nonviolenta della storia che si materializza l’8 agosto 1942 con l’organizzazione in tutto il paese di grandi manifestazioni di protesta. Ad esse il governo britannico reagisce con arresti di massa, violenze e repressioni senza precedenti, di cui restano vittime familiari e stretti collaboratori, arrestati a Bombay insieme allo stesso Gandhi.
    Dalla prigione di Aga Khan a Pune, il leader indiano continua a professare la satyagraha, la sua filosofia basata sulla ricerca della verità cui l’uomo deve tendere con amore del prossimo e rifiutando ogni forma di violenza.
    Gravemente ammalato di malaria e dissenteria, due anni dopo Gandhi esce di prigione per essere curato, giusto in tempo per vedere concretizzarsi il grande obiettivo per cui ha lottato nel corso della sua esistenza: verso la fine del 1943, il governo britannico annuncia che a guerra conclusa lascerà il paese agli indiani. Gandhi risponderà proclamando la fine della lotta.

  • Prima scalata del Monte Bianco
    Metti un cercatore di cristalli e un medico, solleticati dall'avventurosa impresa e dal generoso premio in palio, e il tetto delle Alpi smette di essere un luogo impossibile. È così che si concretizzò la prima scalata al Monte Bianco, tappa storica e, secondo molti, atto di nascita dell'alpinismo.
    Tutto cominciò con una sfida lanciata dal naturalista svizzero Horace-Bénédict De Saussure, che nel 1760 mise in palio tre ghinee (moneta britannica d'oro, in uso fino a quasi tutto l'Ottocento), per il primo che fosse riuscito a raggiungere la vetta del Monte Bianco. Quest'ultimo, con i suoi 4.810 m di altezza, compreso tra l'Alta Savoia francese e il versante nord-ovest della Valle d'Aosta, era già allora considerato il gruppo montuoso più elevato dell'Europa centrale.
    Nel 1786, dopo diversi giri di ricognizione e tentativi falliti, il cercatore di cristalli Jacques Balmat e il medico condotto Michel Gabriel Paccard, entrambi nativi di Chamonix ma italianissimi come passaporto, riuscirono nell'impresa. Alle 18:23 dell'8 agosto fu il secondo a mettere piede per primo sulla vetta, dopo 14 ore di scalata.
    Rimasti in vetta per circa 34 minuti, i due effettuarono misurazioni sulla pressione atmosferica, adoperando il barometro di Torricelli (inventato nel 1643).

  • Luigi Sturzo
    Figura simbolo dell'antifascismo, don Luigi Sturzo fu il teorizzatore e il principale promotore dell'impegno dei cattolici in politica, preparando il terreno ai futuri partiti e movimenti d'ispirazione cristiana.
    Nato a Caltagirone, in provincia di Catania, da famiglia nobile, fu ordinato sacerdote nel 1894 e due anni dopo conseguì la laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. In quegli anni iniziò ad impegnarsi politicamente nel contesto della sua città, fondando il giornale La croce di Costantino.
    Questo percorso giunse a maturazione nel 1919, con la fondazione del Partito Popolare Italiano, che guidò come segretario politico fino al 1923, quando per la sua forte opposizione al fascismo fu costretto a dimettersi e recarsi in esilio all'estero.
    Nominato nel 1947 giudice dell'Alta Corte per la Regione siciliana e nel 1952 senatore a vita dal presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, scomparve a Roma nell'agosto del 1959. Pur sostenendo l'impegno nelle istituzioni dei cattolici, predicò la più totale autonomia tra politica e Chiesa.

  • Padre Pio diventa sacerdote
    Nel Duomo di Benevento è ordinato sacerdote Francesco Forgione, il giovane Fra’ Pio, originario di Pietrelcina. Non ha ancora 24 anni, ma il vescovo ha deciso di fare un’eccezione. Dopo quattro giorni celebrerà la prima Messa.
    Affetto da una malattia che lo costringe a lunghi periodi di convalescenza, il frate francescano inizia ad avvertire presto i segni di natura soprannaturale legati alla comparsa delle “stimmate” e ad altri fenomeni straordinari. Il trasferimento al Convento di Santa Maria delle Grazie, a San Giovanni Rotondo, nel 1916, segnerà l’inizio della sua eccezionale parabola spirituale culminata nella canonizzazione decretata nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II.
    Venerato nel calendario liturgico il 23 settembre, Padre Pio è seguito da numerosissimi fedeli che sono soliti recarsi in pellegrinaggio nei luoghi della sua infanzia, a Pietrelcina, e in quelli della maturità, San Giovanni Rotondo. Dal maggio 2013 le sue spoglie sono esposte nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, inaugurata nel 2004

  • Il muro di Berlino
    Dopo la Seconda guerra mondiale, la Germania è divisa in due stati distinti e politicamente e militarmente contrapposti.
    A partire dal 13 agosto del 1961 la città di Berlino viene materialmente separata in due, mediante la costruzione di un muro eretto, secondo le autorità della Germania dell’Est, per evitare invasioni dall’Ovest, ma in realtà finalizzato a bloccare l’esodo dei cittadini verso l’occidente.
    Per 28 anni saranno decine i morti tra coloro che tenteranno di scavalcarlo per raggiungere il mondo occidentale. Il 9 novembre 1989, le autorità della DDR annunceranno la liberalizzazione del passaggio al di là del muro, che così verrà demolito.
    Con il suo crollo s'identifica anche la caduta del comunismo nei paesi del blocco sovietico.

  • Don Bosco
    Nato in una frazione di Castelnuovo d'Asti, comune piemontese che oggi porta il suo nome, fu un sacerdote molto vicino ai giovani disagiati, per accogliere i quali fondò la congregazione dei Salesiani.
    Figlio di poveri contadini dell'astigiano, Giovanni Melchiorre Bosco si avviò al sacerdozio entrando al seminario di Chieri. A Torino cominciò a prendere coscienza delle drammatiche condizioni dei giovani, molti dei quali impiegati per lavori pesanti ancor prima dei dieci anni.
    Erano per lo più figli di immigrati, carcerati o poveri, ai quali decise di dare un'educazione amorevole e un luogo di serenità, fondando l'opera dei Salesiani, ispirata all'insegnamento di San Francesco di Sales e che in poco tempo si diffuse in tutto il mondo.
    Morto a Torino nel 1888, Don Bosco venne dichiarato santo il 1º aprile 1934 da papa Pio XI.

  • Golpe in Urss
    In contrasto con l’azione riformatrice avviata da Michail Gorbaciov con la "Perestrojka" del 1987, alcuni vertici militari e dello Stato mettono in atto un golpe.
    L’obiettivo è quello di far saltare la firma del Nuovo Trattato d’Unione, che avrebbe trasformato l’Unione Sovietica in una federazione di repubbliche indipendenti sotto un unico presidente. Il blitz ha i suoi riferimenti nel vice di Gorbaciov, Gennadi Janaev, nel primo ministro Valentin Pavlov, nel ministro della Difesa Dmitriy Jazov e nel capo del KGB Vladimir Kryuchkov, uniti nel "Comitato generale sullo stato di emergenza".
    Il previsto appoggio della popolazione non c'è e a Mosca migliaia di cittadini scendono nelle strade per difendere il Parlamento russo. Il 21 agosto viene sancito il fallimento definitivo del golpe con l’arresto di tutti i congiurati. Nonostante ciò, la posizione di Gorbaciov si è indebolita di molto e le gerarchie non rispondono più ai suoi comandi.
    Inizia un’escalation di avvenimenti che porteranno alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, nata il 30 dicembre 1922 dalle ceneri del vecchio Impero zarista, a suggello della Rivoluzione d'ottobre guidata da Lenin.
    L’atto conclusivo avverrà l'8 dicembre 1991: i capi di Russia, Ucraina, e Bielorussia sottoscriveranno l'accordo di Belavezha, che dichiara dissolta la più grande repubblica socialista della storia, sostituendola con la Comunità degli Stati Indipendenti.

  • Alcide De Gasperi
    La più alta figura di statista che l'Italia abbia conosciuto, ricordato come primo Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica e padre fondatore dell'Unione Europea.
    Nato a Pieve Tesino, in provincia di Trento, da una famiglia di umili origini, poté completare gli studi solo grazie ad un sussidio concesso dal governo austriaco, essendo all'epoca il Trentino una regione dell'Impero austro-ungarico. Laureatosi in Filologia all'Università di Vienna, prima come studente e poi come membro del parlamento austriaco si batté per la minoranza italofona.
    Eletto deputato a Roma tra le fila del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo nel 1921, quattro anni dopo ne divenne segretario, portandolo su posizioni contrarie al regime mussoliniano e pagando il suo antifascismo con il carcere. Impegnato durante il conflitto nel "Comitato di Liberazione Nazionale", nel 1942 fondò la Democrazia Cristiana, di cui fu il primo segretario e presidente dal 1946 al 1954.
    Prese parte agli ultimi governi del Regno d'Italia come Ministro degli Esteri nel 1944 e come Presidente del Consiglio dei Ministri nell'anno seguente; carica, quest'ultima, che mantenne dopo la proclamazione della Repubblica nel 1946, guidando per due anni il governo di unità nazionale fino all'approvazione della carta costituzionale.
    In politica estera le sue conquiste più rilevanti, in particolare il prestito di 100 milioni di dollari ottenuto dagli USA e la difesa di importanti territori, quali l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta, durante gli accordi di pace con i vincitori della Seconda guerra mondiale. Pur da cattolico convinto, difese la laicità delle istituzioni rifiutando l'alleanza con monarchici e post-fascisti, caldeggiata dal Vaticano, in occasione delle elezioni amministrative di Roma.
    Scomparso nell'agosto del 1954, la Chiesa ha avviato il processo di canonizzazione, riconoscendogli il titolo di "Servo di Dio"

  • Palmiro Togliatti
    Leader storico del Partito Comunista Italiano e padre costituente della Repubblica Italiana, per avversari e "compagni" di allora fu il Migliore.
    Nato a Genova e morto a Jalta (nell'allora Unione Sovietica, oggi Ucraina) nell'agosto del 1964, gli alti redimenti scolastici gli valsero la «licenza d'onore», che gli permise di saltare l'esame finale di maturità per diplomarsi al Liceo classico «Azuni» di Sassari. Laureatosi in Giurisprudenza all'Università di Torino, strinse amicizia con Antonio Gramsci, che lo avvicinò al socialismo marxista.
    Dopo una breve parentesi nel Partito Socialista, nel 1921 insieme a Gramsci, Bordiga e Tasca fondò il Partito Comunista Italiano, che guidò dal 1927 fino alla morte, in qualità di segretario, leader e rappresentante all'interno del Comintern, l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti.
    Costretto a rifugiarsi in Unione Sovietica per la repressione fascista, fece ritorno in Italia nel 1944 e si fece promotore della storica svolta di Salerno, con cui permise la formazione di un governo di unità nazionale nell'ottica della lotta antifascista. Dopo aver ricoperto le cariche di vice Presidente del Consiglio e di Ministro di Grazia e Giustizia nei governi postbellici, nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente, partecipando attivamente ai lavori per la Costituzione repubblicana del 1948.
    Vittima di un attentato, il 14 luglio 1948, che portò il paese sull'orlo di una guerra civile, sotto la sua guida il PCI divenne il più grande partito comunista del mondo occidentale. Discusso per il suo legame con Mosca, a dispetto dei crimini del regime staliniano e della violenta repressione della rivoluzione ungherese, propose la via istituzionale al socialismo, abbandonando ogni velleità rivoluzionaria.
    Legato sentimentalmente a Nilde Iotti, prima donna eletta Presidente della Camera, lasciò una vasta produzione giornalistica e diversi studi sul pensiero di Gramsci e sui rapporti tra Stato e Chiesa.

  • Henri Cartier-Bresson
    Leggere articolo autonomo in occasione della Giornata Mondiale della fotografia

  • L'elezione di Giovanni Paolo I
    Un Papa in anticipo sui tempi, di almeno 35 anni, la cui spinta riformatrice fu arrestata da un destino avverso. È l'immagine comune che fedeli, studiosi e opinione pubblica conservano di Albino Luciani, eletto al soglio pontificio nell'agosto del 1978.
    La sua elezione a 263º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, maturata in sole quattro votazioni e come mediazione tra le posizioni più conservatrici e quelle riformiste, segnò fin da subito uno spartiacque nella storia della Chiesa.
    A partire dalla scelta del nome inedito, Giovanni Paolo, invece di optare per quelli dei predecessori, come avveniva dagli albori del Cattolicesimo. La stessa scelta sarà fatta molto più tardi, nel 2013, da Bergoglio, eletto con il nome di Francesco.
    Le riforme annunciate da papa Luciani non poterono vedere la luce. Dopo appena trentatré giorni di pontificato, morì stroncato da un infarto. Un'inchiesta dello scrittore inglese David Yallop fece emergere gravi sospetti sulle reali cause della morte, che tuttavia rimangono tuttora non dimostrati.
    Ricordato come il Papa del sorriso, Giovanni Paolo I fu l'ultimo pontefice di nazionalità italiana. Nel 2003 venne avviato il processo di canonizzazione, tuttora in corso. Nel 2017 papa Francesco lo dichiarò venerabile.

  • Madre Teresa di Calcutta Nata a Skopje, capitale della Macedonia, è stata una religiosa albanese, di fede cattolica, impegnata in favore dei poveri e degli infermi dell'India. Per l'attività missionaria prestata, durante tutta la sua vita, a Calcutta, divenne nota come Madre Teresa di Calcutta, in luogo del vero nome Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu.
    L'opera di soccorso portata avanti con la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità, da lei fondata, le fece meritare il Nobel per la Pace nel 1979. Scomparsa a settembre del 1997, venne proclamata nel 2003 "beata" da papa Giovanni Paolo II e, nel settembre 2016, santa da papa Francesco.
    Nonostante l'alta considerazione di cui godeva nella sfera religiosa e da parte di numerosi capi di Stato e personalità internazionali, sul suo operato sono state avanzate pesanti critiche da parte del giornalista britannico Christopher Hitchens e di altri giornalisti e studiosi.

  • Martin Luther King pronuncia il celebre "I have a dream"
    «Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: Riteniamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali"». Parole scolpite nella storia degli Stati Uniti d'America e della lotta per i diritti dei neri, che furono pronunciate dal pastore Martin Luther King davanti a una folla di 250mila persone, raccolta al Lincoln Memorial di Washington.
    L'evento chiuse la "marcia per il lavoro e la libertà" organizzata in protesta contro la mancata approvazione al Congresso, da parte degli Stati del Sud, di un provvedimento, firmato dal Presidente Kennedy, che sanciva la parità di diritti tra bianchi e neri d'America.
    Il celebre discorso dell'«I have a dream» valse a King il Nobel per la Pace nel 1964. Fu il coronamento di un percorso di sensibilizzazione dell'opinione pubblica iniziato dieci anni prima, con l'affermazione della teoria della nonviolenza, insegnata agli studenti delle università statunitensi e propugnata in contrapposizione alle posizioni più oltranziste del movimento, come quelle di Malcom X.

  • Finisce la Seconda guerra mondiale
    Ridotto allo stremo per le gravi perdite umane e gli ingenti danni provocati dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, il Giappone si vede costretto ad alzare bandiera bianca.
    La firma della resa avviene a bordo della corazzata Missouri, ancorata nella baia di Tokyo, dove si ritrovano, intorno alle 8 di mattina del 2 settembre, il ministro degli Esteri nipponico, Mamoru Shigemitzu, il capo di Stato Maggiore, Yoshijiro Umezu, e il comandante supremo delle forze alleate in Giappone, Douglas MacArthur.
    È l’atto conclusivo della Seconda guerra mondiale, il più vasto conflitto della storia che in poco più di cinque anni ha provocato la morte di 55 milioni di persone, di cui oltre la metà civili. In questa cifra rientrano i 6 milioni di ebrei barbaramente assassinati nei campi di concentramento nazisti.
    Tutto ciò non impedirà il formarsi di un clima da guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, impegnati ad estendere la propria sfera d’influenza soprattutto in Europa.


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