#310 - 29 giugno 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Racconto

Il grande secco

di Ruggero Scarponi

Manar, il pastore di greggi, viveva nella regione di Rhu. Suo padre il vecchio Khamir lo aveva condotto sui pascoli fin da fanciullo, affinché apprendesse quanto era necessario.
Ora che Manar si era fatto adulto si trovò un giorno in grande difficoltà.
Da mesi, infatti, il cielo non riversava acqua sulla terra e i pascoli si erano trasformati in gialle distese polverose.
Manar, seguendo gli insegnamenti paterni, aveva condotto le greggi ovunque potessero trovare un po’ d’acqua e di erba.
Ma il cielo sembrava si fosse dimenticato di quella parte del mondo, lasciandolo secco e arido, senza una goccia d’acqua.
Allora Manar, che era un uomo buono e timorato di Dio, pensò di offrire qualche giovane agnello in olocausto, per ottenere la fine della siccità.
Ma dei suoi sacrifici sembrava che il cielo non ne tenesse conto, ancorché i profumi delle carni arrostite, condite con erbe ed aromi, si spargessero ovunque nel vasto orizzonte.
Sconsolato Manar si mise a pregare senza tregua.
Signore! Tu che siedi al di sopra delle nuvole, lascia che un po’ della tua acqua scenda su questa terra, sì che uomini e animali ne possano ricevere refrigerio.
Signore! Le pozze dove si dissetano gli animali si stanno inesorabilmente seccando e la poca erba rimasta nei campi si disfa in una polvere che il vento disperde nelle anguste giogaie dei monti.
Signore! I miei peccati devono essere davvero grandi al tuo cospetto se la tua ira minaccia la vita degli uomini e degli animali.
Ma il cielo restò limpido e il sole inondava impietoso le morte pianure.
Manar, stremato dagli stenti e dall’angoscia, salì un mattino su un’alta montagna. Si trascinò come un animale ferito sentendosi venir meno le forze a causa delle privazioni che duravano ormai da tanti mesi.
Recava con sé un giovane agnello, l’ultimo animale che lui stesso aveva nutrito e dissetato a costo di patire fame e sete pur di mantenere in vita la speranza di un futuro migliore.
Con grande fatica accatastò delle pietre per farne un’ara e su di quelle uccise l’agnello.
Signore! Esclamò rassegnato, al limite delle forze, ti offro in olocausto l’unico bene che mi sia rimasto. Nulla ti chiedo. E così sia.
Manar sopravvisse ancora qualche giorno mangiando le carni di quel suo ultimo agnello, poi terminato il cibo e l’acqua, si distese dentro una grotta e attese di morire.
Il cielo continuò a mantenersi limpido per molti giorni ancora, dopo la morte di Manar.
E dopo altri e altri giorni, un mattino il cielo si coprì di nubi che si fecero nere e minacciose. Prima del giungere del tramonto si scatenò un violento temporale che durò per molti giorni.
La pianura da secca e bruciata che era dai raggi del sole si trasformò in un vasto lago ricolmo di acque turbolente. Torrenti e ruscelli gorgogliavano sui monti e sulle colline.
Quando al fine cessarono le piogge e la terra si fu dissetata a sufficienza, al semplice riverbero di un fioco sole autunnale, rinverdì tutta, la pianura.
In breve, uomini, animali e piante tornarono padroni di quella parte del mondo.

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