#309 - 18 giugno 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Cinema

Dalla serie di articoli dedicati a personaggi del Cinema e del teatro

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Charlotte-Lucie detta Fanny

Diari di Cineclub n°41, VII 2016

Di

Virgilio Zanolla

Charlotte-Lucie detta FannyCharlotte-Lucie detta Fanny

Tenetevi forte, sto per presentarvi la prima consapevole attrice della storia del cinema, un personaggio interessante sia per i primati artistici che per le vicende della vita privata: Charlotte-Lucie-Marie-Adèle-Stephanie-Adrienne Faes, nome che forse non dirà nulla neanche al più scafato cinéphile; ma procediamo con ordine.
Prima dei quattordici figli di Marius, uno scrivano pubblico che in Crimea meritò la Legion d’Onore alla presa di Sebastòpoli, Charlotte-Lucie, detta Fanny, era nata il 20 marzo 1865 a Vaujours, paesino a nord-est di Parigi. Alta appena un metro e cinquanta, graziosa, formosa e con lunghi splendidi capelli, ventenne sposò il figlio d’un ricco notaio, Marcel Manieux, il quale dopo due anni la lasciò vedova e senza figli. Per sbarcare il lunario, sentendo attitudine per lo spettacolo (una sorella danzava al Moulin Rouge, un’altra era funambola in un circo, ed ella conosceva artisti come il pittore Toulouse-Lautrec e la danzatrice Goulue), Fanny entrò nel mondo del teatro, strappando qualche particina in drammi e commedie che si davano alle Bouffes du Nord, allo Châtelet, al Grévin e su altri palcoscenici. Ebbe la ventura di recitare con Sarah Bernhardt in una replica del Marion Delorme di Hugo.
Seccata di trovarsela sempre tra i piedi, un giorno la grande attrice le disse: - Signorina, non voglio più vedervi attorno a me. D’altronde, voi non avete alcun talento. - Piccata, Fanny le rispose: - Se avessi del talento non sarei certo qua, accanto ad un’attrice odiosa! - Ciò che illumina circa la sua prepotente personalità.

Charlotte-Lucie detta FannyCharlotte-Lucie detta Fanny

Nel 1888 il suo destino s’incrociò una prima volta con colui che sarebbe divenuto il suo Pigmalione e il primo genio del cinema: Georges Méliès. Di tre anni maggiore di lei, egli la conobbe mentre trattava con Émile Voisin l’acquisto del teatro Houdin a Parigi, all’8 di boulevard des Italiens. Fanny aveva appena iniziato a lavorare con Voisin collaborando per i trucchi di scena, e quando quell’anno stesso il teatro passò a Méliès, lavorò anche con lui assistendolo nei numeri di magia.

Charlotte-Lucie detta FannyCharlotte-Lucie detta Fanny

Se crediamo a Madeleine Mathiueu Méliès, nipote di Georges e autrice d’una documentatissima biografia sul nonno, fuori dall’àmbito professionale tra essi allora non ci fu nulla; Méliès infatti era sposato da tre anni con la pianista d’orìgine olandese Eugènie Genin, che gli avrebbe dato i figli Georgette (1888) e André (1901), mentre Fanny era amica di André Lefèvre, futuro deputato eppoi ministro repubblicano.
Dopo quattro anni Fanny si stancò di Lefèvre, e innamoratasi d’un pittore inglese, tale Wilden, lo seguì a Londra, lasciando in qualche imbarazzo Méliès, di cui era ormai preziosa collaboratrice; questi (che s’andava appassionando agli effetti di scena consentiti dalle macchine di proiezione fotografica, primo inconscio avvicinamento al non ancora nato cinematografo) tuttavia non volle mai sostituirla. Nel ’94, rotto con Wilden, Fanny tornò a Parigi: e a Méliès, col quale riprese a collaborare, parlò in termini entusiastici d’un apparecchio chiamato kinetoscopio brevettato da un inglese; egli decise di recarsi a Londra per tentarne l’acquisto; e chiese alla moglie d’accompagnarlo; ma all’ultimo momento Eugènie s’ammalò, così partì solo. Racconta la nipote di Méliès che quando il nonno scese alla Victoria Station, Fanny era lì ad attenderlo, e gli gettò le braccia al collo. Il 28 dicembre 1895, a Parigi, Méliès assisté con lei alla seconda proiezione pubblica dei filmati dei fratelli Lumière nella sala interna del Grand Café dell’hôtel Scribe al 14 del boulevard des Capucins. Acquistò un kinetoscopio… e il resto è storia nota.

Charlotte-Lucie detta FannyCharlotte-Lucie detta Fanny

Col nome d’arte di Jehanne D’Alcy, che le dette egli stesso, Fanny divenne la sua Galatea: fin dal ’96 lui la propose in molte delle sue fantasiose pellicole, che le consentirono di detenere vari primati: così, ella fu la prima attrice ad apparire in un film horror (La manoir du Diable, 1896), a effettuare uno spogliarello (Après le bal, ’97), a interpretare il ruolo della goethiana Marguerite (Faust et Marguerite, ’98) e di Cleopatra (Cléopâtre, ’99); figurò anche nel capolavoro di Méliès Le Voyage dans la lune (1902). Con lui aveva instaurato un menàge clandestino: viveva in un bell’appartamento all’82 di rue de Trévise, disponeva di carrozza, cocchiere e altri agi.

Charlotte-Lucie detta FannyCharlotte-Lucie detta Fanny

Agli albori del Novecento, operata d’un fibroma prese ad ingrassare: ma anche quando cessò d’essere l’attrice protagonista, ella non smise di collaborare con Méliès, il quale la tradì più volte con altre sue attrici (da Bluette Bernon ebbe, pare, anche una figlia). Pur se nel tempo sempre più defilata, Fanny seguì le fasi del triste declino economico dell’‘impero’ Méliès, dovuto all’assenza di regole che spinse i distributori americani a proporre abusivamente i suoi film, e alla concorrenza degli altri produttori. Nel maggio 1913 morì Eugènie Méliès. In quel periodo Georges fu costretto a interrompere l’attività cinematografica e svendere il suo mitico teatro di posa di Montreuil, il primo della storia del cinema. Poco dopo, si legò a un’altra attrice, Charlotte Blet: Fanny non la mandò giù, andò da lei e le due donne vennero alle mani; dopo tale scena, ella si rivolse all’ex amante e ora ministro André Lefèvre, il quale le fece ottenere in concessione un chiosco di giocattoli e dolciumi alla Gare Montparnasse. Chiusa la sua relazione con la Blet, l’ormai rovinato Meliès si riavvicinò a Fanny, che non chiedeva di meglio. Georges e Fanny si sposarono con una cerimonia intima all’hôtel Lutetia il 10 gennaio 1925, dopo trentun anni d’amore clandestino: e lui affiancò la seconda moglie nella conduzione del chiosco.

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I tredici anni in cui vissero assieme, fino alla morte di lui avvenuta a Parigi il 21 gennaio 1938, trascorsero sereni. Benché Meliès non si fosse mai nascosto ad alcuno, nel ’29 fu riconosciuto da Léon Druhot, direttore del periodico “Cine-journal”, il quale, credendolo morto da tempo, lo segnalò all’attenzione del mondo del cinema, con l’entusiasmo del paleontologo al cospetto d’un dinosauro in carne ed ossa; sull’anziano grande maestro, così, piovvero finalmente i riconoscimenti. La fedele Fanny gli restò sempre al fianco, spegnendosi diciott’anni dopo di lui, all’età di novantun anni, il 14 ottobre 1956 a Versailles; come Meliès, riposa nel cimitero parigino degli artisti, il Père Lachaise.

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