#297 - 8 dicembre 2021
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Cinema

Dalla serie di articoli dedicati a personaggi del Cinema e del teatro

Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Armando Falconi

[Diari di Cineclub n°26, III 2015, p. 16]

Di

Virgilio Zanolla

Armando FalconiArmando Falconi

Quando, verso il 1935, David O. Selznick - il geniale il produttore di tanti film che hanno fatto la storia del cinema, il più celebre dei quali resta Via col vento - venne una prima volta in Italia, gli fu chiesto cosa pensasse del nostro cinema. Selznick rispose pronto: - Il cinema italiano? È Armando Falconi. - La battuta parve a qualcuno fortemente diminutiva nei confronti di una cinematografia che, dopo i fasti degli anni Dieci, si sforzava faticosamente di tornare in auge; ma Selznick ammirava moltissimo Falconi, allora sulla cresta dell’onda come eccezionale ‘brillante’ in tante commedie, né bisogna scordare che all’epoca quest’ultimo lavorava nel cinema già da vent’anni e calcava i palcoscenici da oltre mezzo secolo.

Nato a Roma da una famiglia d’attori il 10 luglio 1871, aveva abbracciato la carriera teatrale solo ventitreenne, segnalandosi subito per le doti interpretative: nel ’97 entrò come primo attor giovane nella compagnia di Flaviò Andò e della bella Tina Di Lorenzo, che era sua cugina; della quale l’anno dopo, durante una tournée a Budapest, difese l’onore in un duello alla pistola contro un giornalista ungherese che l’aveva offesa.
Nel 1901 sposò Tina, che l’anno dopo lo rese padre del figlio Dino; con lei allestì una fortunata compagnia teatrale, e per vent’anni mieté successi in Italia, Europa e Sudamerica. Nel ’15 ebbe un primo contatto col cinema a fianco della moglie, in due pellicole dirette da Eleuterio Ridolfi, La mamma bella e La scintilla. Nel ’20 la Di Lorenzo si ritirò dalle scene, e Falconi continuò la carriera teatrale con primattrici come Olga Vittoria Gentili, Paola Borboni ed Evi Maltagliati, nel ’37-38 mettendo il nome in ditta con Nino Besozzi e Sarah Ferrati: fu quella la sua ultima stagione di palcoscenico, perché il cinema, che l’aveva ripreso e ‘catturato’ con l’avvento del sonoro, ne assorbiva ormai le energie e la carriera.

Armando FalconiArmando Falconi

Nel ’30, infatti, appena cinquantottenne era morta Tina Di Lorenzo; e col cuore straziato, Falconi finì per lasciarsi attrarre dal mondo della celluloide, che oltrettutto, rispetto alla prosa era enormemente più remunerativo. Il suo nuovo esordio davanti alla macchina da presa, stavolta per un film sonoro, avvenne in Rubacuori di Guido Brignone (’31), accanto a Grazia Del Rio, Ilka Bender e Tina Lattanzi, ed ebbe per lui esito trionfale: occhi azzurri sormontati da cespugliosi sopraccigli, sguardo vispo e bonario, bocca larga dell’uomo generoso, voce pastosa e simpatica, Falconi incarnò subito il tipo dell’attempato ganimede, sempre pronto a mettersi in gioco con giovani e belle ragazze, salvo poi cedere di buon grado davanti a rivali più giovani; in una scena del film, ad esempio, il nostro sedeva dal barbiere, e alla graziosa ragazza incaricata di farle la manicure chiedeva galante: - Dica, quanti anni mi dà? - Imbarazzata, temendo di offenderlo, lei rispondeva: - Mah, non saprei… - Ecco, brava - commentava lui soddisfatto. Era nato un personaggio indelebile del nostro cinema, antesignano delle maschere della ‘commedia all’italiana’ e vocatamente più nobile. Sulla scia di questo film, Falconi interpretò altre pellicole di successo come Patatrac di Gennaro Righelli e L’ultima avventura di Mario Camerini (entrambi ’32), Re burlone di Enrico Guazzoni (’35, tratto da una commedia del figlio, Dino Falconi), Joe il Rosso (’36), È tornato carnevale di Raffaele Matarazzo (’37); ed altri ancora.

Armando FalconiArmando Falconi

Dei film cui prese parte durante la guerra, si segnalano, tutti del ’41: L’elisir d’amore di Amleto Palermi, dove fu un sapido dottor Dulcamara, I promessi sposi di Camerini, in cui vestì i panni di Don Abbondio, e soprattutto Se non son matti non li vogliamo di Esodo Pratelli, tratto dall’omonima commedia in vernacolo veneto di Gino Rocca: qui, nei panni di Piero Scavezza, accanto ad altri due ‘mostri sacri’ quali Ruggero Ruggeri ed Antonio Gandusio, egli sfoggiò tutto il suo magistero d’attore.
Intanto, nell’agosto del ’42 Falconi era convolato a nuove nozze, con l’attrice Elisabetta Svoboda. Ma l’anno seguente, prima una caduta negli studi della Cines, poi gli effetti d’un bombardamento aereo occorso il 19 luglio mentre recitava la parte del marchese di Forlimpopoli nel film La locandiera di Luigi Chiarini, lo lasciarono prostrato; poco dopo, aggredito dal morbo di Parkinson, si ritirò con la consorte a Godiasco, presso Pavia. Morì nel suo appartamento di Milano il 10 settembre 1954.

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