#292 - 25 settembre 2021
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del 10 dicembre quando lascerà  il posto al n. 297. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Parchi e oasi dello spirito

Appunti sulla “ecclesia Sancte Marie Requisite que dicitur de Sabucina”

Un'abbazia tra il verde della Sila

Santa Maria della Sambucina

Di

Flaviano Garritano

Santa Maria della Sambucina

L’Abbazia cistercense di Santa Maria della Sambucina sorge immersa nel verde della Sila a circa 870 metri sul livello del mare, sopra il paese di Luzzi (CS).
Questa Badia fu eretta nella metà del XII secolo per volontà diretta di San Bernardo di Chiaravalle che inviò nella valle del Crati i suoi discepoli e la ricostruirono su una già esistente appartenuta ai benedettini: “Santa Maria Requisita Nucis”.
L’Abbazia sorge proprio all’interno del castrum Nucis che contava intorno all’anno mille circa duemila abitanti e ben diciannove chiese, di cui cinque dedicate a San Nicola.

Santa Maria della Sambucina

La Sambucina all’interno del Regno di Sicilia ha rappresentato il fulcro da dove si estese tutto il monachesimo latino e arrivò con le sue filiazioni partendo dalla valle del Crati, sino in Sicilia, in Basilicata ed in Puglia.
Casa madre dell’ordine Cistercense nel Regno di Sicilia fondò diverse filiazioni, divulgò l’architettura ogivale e con i suoi “magister” profuse tutte le conoscenze dell’ordine nel campo dell’architettura costruendo chiese, monasteri e acquedotti.
Anche l’imperatore Federico II adoperò le maestranze cistercensi per costruire i suoi manieri/fortificazioni. A tal proposito si vede ancora oggi l’uso di volte a crociera e archi ogivali nelle fortificazioni dell’imperatore “stupor mundi”.
Nel corso dei secoli la fama del cenobio dilagò dappertutto e dalla cronistoria si evince che ebbero ospitalità fra le sue mura regnanti, santi, principi, dotti, giuristi, artisti, vescovi, ecc. ecc.

Santa Maria della Sambucina

Va ricordato che la Sambucina fu molto importante per Gioacchino:
"Dai Chartulari Sambucinesi si evince che durante il governo dell'Abate Sigismondo era stato scelto come "Portiere" della Sambucina un "maturo" pellegrino calabrese, venuto a trovar pace colà dopo aver per lungo tempo menata una vita di penitente in Terra Santa: Gioacchino da Celico".
In queste poche righe si evince il ruolo che ebbe Gioacchino in Sambucina; egli viene definito "maturo" poiché già si fece notare in questo cenobio "... per le sue virtù dello spirito e del cuore con il dono dell'intelligenza delle scritture" e pertanto l’Abate di Sambucina gli diede un importante incarico, cioè quello di "portinaio" che nell'ordine cistercense è molto ambito e viene per importanza dopo quello di Abate e Priore.
Evidentemente Gioacchino quando arrivò in Sambucina, al ritorno dal suo pellegrinaggio in Terra Santa, aveva già quelle virtù degli uomini di Dio da meritare un ruolo molto importante in questo cenobio anche se lui era un uomo che si dedicava molto alla preghiera ed agli studi e cercava di stare il più lontano possibile dal potere temporale poiché lo distoglieva dalla preghiera.

Santa Maria della SambucinaSanta Maria della Sambucina

Grazie all’impegno di Gioacchino e di Raniero da Ponza nel 1192 fu eletto Abate di Sambucina Luca Campano quale persona pura di costumi, studioso e per la sua dedizione all'architettura. Lo stesso trascrisse molte opere di Gioacchino quando quest’ultimo era a Casamari e con il quale rimasero sempre molto legati anche quando Gioacchino fondò l’Ordine Florense.
Luca Campano diede una svolta allo sviluppo dell’Abbazia della Sambucina e negli anni in cui vi fu Abate fondò tantissime altre abbazie. Luca Campano ricostruì la Sambucina dopo il terremoto del 1184 e tante altre chiese danneggiate nella valle del Crati. Nel 1202, visto il suo particolare zelo nel predicare la II crociata, divenne Arcivescovo di Cosenza e contribuì alla fattiva ricostruzione del Duomo di Cosenza, i cui lavori sono ancora visibili tutt’oggi.
I regnanti dell’epoca diedero molti terreni e privilegi alla Sambucina ed i monaci si adoperarono nell’applicare la regola di San Bernardoora ed labora” bonificando campi paludosi, sviluppando un grandissimo "scriptorium” con la copiatura di numerosi codici con bellissime miniature. Inoltre tramite le grangie riuscirono a gestire con i conversi tutti questi vasti territori.
Nel periodo di massimo splendore del monastero all’interno di esso si raccolsero circa trecento monaci oltre ai conversi ed ebbe una biblioteca ricchissima. La presenza di numerosi volumi nella Sambucina era dettata dal fatto che era la casa madre di diverse filiazioni dell’ordine e pertanto doveva provvedere ai bisogni religiosi e culturali di cui necessitavano tutte le sue filiazioni.

Santa Maria della Sambucina

L'ultimo degli Abati regolari fu Nicola Bugliotta che insieme ai principi Ruggero Sanseverino e Goffredo Filraonis costruirono nel 1409 un'importante opera di ingegneria idraulica: un acquedotto che dalla montagna di Nucis portava l'acqua "bona" al castello dei Principi Sanseverino, all'Abbazia della Sambucina ed al castello dei Principi nel castrum Lucij. L’acquedotto era costituito da circa sette chilometri di tubature in argilla smaltata ed era intermezzato da tanti pozzetti di acqua che ancora oggi sono visibili.
L’acquedotto costruito dai cistercensi della Sambucina fu utilizzato fino al 1894 ma attualmente è abbandonato nonostante sia uno dei pochi ancora esistenti in Italia.
Nel XV secolo anche la Sambucina conobbe il periodo delle Commende che arrecò tanti danni, materiali e spirituali, e che depredò di tutti i suoi beni questo importante cenobio. Ad aggravare i danni arrecati dalla gestione degli abati commendatari fu la frana del 1569 che distrusse quasi totalmente il monastero.

Santa Maria della Sambucina

Solo nel XVII secolo grazie all'impegno di alcuni abati, tra cui Cesare Calepino e Vittorio Federico, fu ricostruito il monastero: il chiostro venne eretto nella parte posteriore dell'abside della chiesa (lato est), le tre navate originarie divennero una sola e la lunghezza della chiesa abbaziale da cinque campate fu ridotta ad una sola.
L'ordine cistercense continuò ad aver vita in Sambucina fino al 18 febbraio 1780 quando per ordine di Ferdinando IV venne soppresso e i beni incamerati dal Demanio per essere poi rivenduti a privati.
Da quella data l'Ordine Cistercense si spense definitivamente in quasi tutto il meridione d'Italia: sia perché era stato in parte falcidiato dalle commende e poi perché con il sorgere dei nuovi Ordini Mendicanti, dedicati alla cosiddetta vita mista e meno aspra di quella cistercense, si allontanarono dall’Ordine molte vocazioni.

Santa Maria della Sambucina

Di questa antica Abbazia, oggi, resta ben poco. Rimangono le memorie storiche della visita dell'imperatore Carlo V e di Cesare Firrao dei Principi di Luzzi, poeta e studioso luzzese, che veniva qui a dimorare per trovare la sua pace interiore. L’Abbazia conserva le spoglie di molti illustri religiosi, come l’abate Luca Campano, ma anche quelle dei suoi fondatori: i conti Loritello.
L’accademico cosentino Frangipane, scrivendo della Sambucina, ricordava che solo "il piccone potrà sprigionare altra luce, e per tutti" e forse così potrà risorgere di nuovo l'Abbazia della Sambucina nel "terzo" millennio.

Santa Maria della Sambucina

“O agresti solitudini, o pinete,
O monti della Sila cosentina,
Che l’estrema reliquia possedete
Del Monastero della Sambucina,
Col rumor della caccia altri le quete
Ombre vostre profani, e l’eco alpina;
Giovane io sono di più mite ingegno,
Amo le Muse, e a meditar qui vegno”.

Vincenzo Padula,
Il Monastero della Sambucina
Napoli, 1843.

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