#285 - 8 maggio 2021
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del 10 dicembre quando lascerà  il posto al n. 297. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Personaggi

Quando resta soltanto il ricordo

Lo strillone

di Roberto Bonsi

Data importante fu quella del 5 marzo 1876, entrata nella storia della cultura e del costume del nostro Paese; nacque infatti “Il Corriere della Sera”, che rimane a tutt’oggi il più letto quotidiano di informazione milanese, ed uno dei più seguiti in Italia e con indici di lettura anche all’estero. Il suo esordio coincise con la prima domenica di Quaresima, quando i giornali meneghini non uscivano, cosicché in assenza della concorrenza il giornale in questione vendette molte più copie del previsto. Il netto di quanto venduto fu “in primis” destinato alla beneficenza, questo forse per ingraziarsi la buona sorte e benevolenza.
I fondatori de “Il Corriere …” furono Eugenio Torelli Viollier e Riccardo Pavesi. Il primo fu un giornalista napoletano“trapiantato” in quel di Milano, dove scrisse e collaborò a diverse testate dell’epoca, il secondo invece fu un editore. La redazione fu installata in Galleria Vittorio Emanuele II°, il “salotto di Milano”. Erano due stanze con il direttore, tre redattori, quattro operai, una traduttrice ed una scrittrice di romanzi d’appendice.
Nel 1861 in Piazza Duomo ed in Piazza San Babila aprirono le prime edicole di giornali, cosi ricavate sotto i portici. Prima di allora i giornali e soprattutto i quotidiani si vendevano per il tramite dei cosiddetti “strilloni”. Il su citato “Il Corriere della sera” era composto da sole quattro pagine e al suo esordio furono stampate 15.000 copie, mentre oggigiorno supera le quattrocentomila copie giornaliere. In quella giornata fatidica sopra menzionata, che è stato in realtà un dopocena, mentre i milanesi si … “trastullavano” nella passeggiata serale, lungo la cosiddetta “Vasca”, furono all’improvviso “attratti” da un grande ed insolito vociare, ed erano ragazzotti di periferia che per quattro soldi si impegnarono a svolgere quella nuova attività così inusuale per l’epoca.
Gli stessi “urlavano” o meglio “strillavano” ai più, le notizie, quelle principalmente di “cronaca nera”. Per gli astanti di quel tempo ormai così lontano, il brusio fastidioso creato dagli “Strilloni” , fu uno “shock”e si fecero così intervenire i questurini che obbligarono i giovanissimi “strilloni” di non dire nulla al di fuori del nome e del titolo del giornali che tenevano sottobraccio.

Con l’avvento delle prime edicole pian piano gli “strilloni” sparirono, e scrivendo oggi delle stesse, fa molto male la loro lenta agonia, specialmente in questi giorni pandemici che vedono assottigliarsi sempre di più questi chioschi di vera ma anche spicciola cultura e di informazione alla portata di tutti.
Quello degli “Strilloni” non è stato un fenomeno solo italiano, ma lo è divenuto su larga scala, si veda ad esempio negli Stati Uniti d’America, questo un po’ come gli “sciuscià” i giovanissimi pulitori i di scarpe negli angoli delle strade. Secondo il dizionario digitale: “Oxford Languages”, gli “strilloni” sono per l’appunto dei venditori ambulanti di giornali, che in passato gridavano ad alta e ben distinta voce le notizie di maggior clamore e più importanti del giornale dal quale erano per pochi … “baiocchi”, pagati. “Edizione straordinariaaaa!!!”, questo era solitamente il termine del loro debutto dinanzi al popolo brulicante delle città , e di Milano, così scrivendo di questo “genius-loci”.
Per i lettori residenti nel Paese della “Perfida Albione” (Leggi: Inghilterra), la parola “strillone” è tradotta come: “Newsboy,” oppure “Paperboy”, cioè “ ragazzo delle notizie” e il “ragazzo della carta”. Ricordiamo che in America, uscirono inizialmente in strada per conto del quotidiano di informazione del mattino: “The New York Sun”. Gli “Strilloni” esistono ancor oggi, ma sono ormai quasi una rarità, e lasciando perdere i giornali, si trovano ancora tra gli ambulanti dei vari mercati rionali che propagandano così la loro merce posta in vendita. Il primo ”strillone” di New York fu Barney Flaherty di appena dieci anni. Ipotetica data della sua assunzione fu il 4 settembre 1833, ed in quella Nazione in questo giorno viene così festeggiata la “Giornata dello Strillone”.
Il noto ed apprezzato pittore ferrarese Giovanni Boldini, che tanta valenza e fama ebbe nella sua epoca, ha dipinto ed “omaggiato” il mestiere dello strillone”, cioè chi fa “Strillonaggio” al servizio di una Casa editrice che pubblica quotidiani per l’appunto venduti ogni santo giorno alla gente comune e non solo, Il dipinto in questione lo si può ammirare presso il Museo Nazionale di Capodimonte in quel della bella Napoli.
Alzi la mano, chi non conosce Gianni Rodari!? A quelli che non lo conoscono ed anche a coloro che lo ricordano, lo si indica scrivendo questa sua poesia dedicata per l’appunto allo “Strillone”: Son lo strillone, vendo giornali,/ tutti i miei giorni passano uguali./ Grido notizie, son giornalaio e se non vendo è un grosso guaio./ Voi non sapete che sia strillare,/ strillare tanto per guadagnare./ E certe volte, urlando forte,/ urlo soltanto sulla mia sorte./ Quand’è la notte fò un sogno atroce,/ sogno che ho perso, mio Dio, la voce.

Dagli acuti e dallo strillo dei ragazzotti dalle tasche sempre pressoché vuote, al web. Chi “strilla” di più?. Il Web senza ombra di dubbio. La risposta è talmente palese da doverla dire sottovoce, qui strillare non serve affatto.

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