Fabbriche
di Dante Fasciolo
Si fa un gran parlare oggi
(ma l’argomento viene riproposto spesso)
di embargo delle armi per stoppare un conflitto.
Una presa in giro dei “grandiâ€
solo per dare fiato agli eserciti
e tempo per rifornire più o meno segretamente
il fronte del conflitto e gli arsenali con nuove armi.
Il centro odierno dell’attenzione è la Libia,
ma basta aprire lo sguardo all’orizzonte mediorientale
per accorgersi che si sarebbe dovuto applicare
il fantomatico “cessino le armiâ€
da un bel po’ di tempo.
Il traffico delle armi, si sa, è un business
che rende incassi formidabili per fabbricanti e trafficanti,
ma esborsi micidiali per i bilanci di chi acquista.
Direte, ma si vende e si acquista per una buona ragione!?
No, si vendono e si acquistano armi
per organizzare guerra laddove c’è da lucrare,
o un tessuto nazionale debole, o un conflitto tra tribù,
più semplicemente per strategia geopolitiche,
ovvero di influenze territoriali, ovvero di controllo
di quei territori, quelle aree, quegli spicchi di mondo
dotati per fortuna e per sfortuna
di ricchezze naturali.
Il discorso è vecchio e sa di stantio,
e difficile è tuttavia non arrabbiarsi di fronte
ai danni materiali che la guerra produce:
case, fabbriche, ospedali, scuole rase al suolo…
e i danni morali e fisici alle persone:
lutti, fame, malattie, menomazioni, esodi di milioni
di uomini, di vecchi e donne e bambini…
Chi sanerà questo ferite?
E’ noto anche il progetto: ricostruiranno le cittÃ
le stesse nazioni che hanno fornito le armi,
nuovi business, nuovi sfruttamenti, nuovi assoggettamenti…
e chi riparerà i danni fisici e morali alle persone?
Ma si,! Che volete!? Abbiamo l’Onu, la Fao, l’Unicef per questo…
E l’pocrisia, il dileggio dei “grandi†si trasfoma
in latte in polvere, farina, antibiotici, qualche quaderno…
Che mondo buio stiamo vivendo… !
Come vorrei che la luce di una prossima alba
porti una notizia semplice:
Il Governo Italiano ha deliberato la conversione
delle fabbriche di armi in fabbriche di umanità .