#253 - 21 dicembre 2019
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Racconto

Il Natale delle arance

di Ruggero Scarponi

Oggi, disse l’anziano taglialegna, tutti fanno finta di non ricordare, il natale di quell’anno. E io ero da solo contro tutti. Tutti mi davano addosso e oggi, invece…nessuno sembra ricordare più nulla e se provi a chiedere di quel natale, tutti fanno spallucce, si guardano intorno smarriti, si danno una grattatina alla testa, fingendo di non sapere, di non ricordare. Ipocriti! E in malafede.
Il vecchio taglialegna, finito lo sfogo, trangugiò il mezzo bicchiere di vino rosso che aveva davanti, si asciugò la bocca col dorso della mano, si lisciò i baffi e stette un poco pensieroso.
Per questo mi meraviglia, riprese l’uomo guardandomi dritto negli occhi, che uno come te, che sei un giornalista che vieni dalla grande città, venga a chiedere di quei fatti lontani che nessuno ha voglia di ricordare.
È che una cara zia, che era di queste parti, me ne ha parlato qualche tempo fa, risposi, e mi ha messo in curiosità, così ho pensato di venire di persona per cercare di capire…
Chi è questa tua zia che te ne ha parlato, replicò il vecchio taglialegna.
Zia Marietta, la conosce?
Zia Marietta? No, ma che soprannome porta?
Ah! Esclamai, ha ragione, da queste parti vi conoscete “per soprannome”. Zia Marietta, mi pare, la chiamano “Riccetta”, per via dei capelli. Ah, la Riccetta! Esclamò il vecchio. La cara Riccetta. Abbiamo avuto anche un filarino, da ragazzi, noi due. Allora sì, adesso capisco come facevi a sapere di questa storia. La Riccetta, infatti, a quei tempi fu l’unica a restarmi accanto. L’unica, chiosò con un poco di melanconia, nel volto e nella voce.
E dunque se la sente, chiesi, di raccontare cosa avvenne in quel natale?
Il vecchio vagò un poco con lo sguardo per il locale dove ci trovavamo, una baita attrezzata a bar ristorante, piena di gente a quell’ora meridiana, turisti per lo più, in attesa di consumare un buon pasto sostanzioso dopo aver trascorso la mattinata sulle piste da sci.
Poi come risvegliatosi da alcuni pensieri mi disse a bassa voce, me lo offri un bicchiere?
Perbacco! Risposi rapido, facendo un cenno ad una ragazza che serviva ai tavoli.
Sa, continuò il vecchio, a parlare, la gola si secca e…Però se vuol sapere come sono andate le cose, forse è bene cominciare dall’inizio. Io feci un cenno di assenso con la testa e quello cominciò a raccontare.
Devi sapere, che da noi, come credo ovunque nel mondo, quando si nomina l’albero di natale, tutti pensano all’abete. Lo dice pure la canzone, no? Tannenbaum, è uno dei canti tradizionali natalizi e in tedesco vuol dire, l’abete di natale. Ebbene, eravamo noi taglialegna a fornire ai rivenditori della città gli abeti natalizi. Perché noi, con la nostra esperienza, sapevamo quali alberi tagliare senza danneggiare la foresta. Tutto andava per il meglio. Per noi, gli abeti di natale, rappresentavano un buon extra, in un periodo morto nel nostro mestiere. E faceva bene anche alla foresta che liberata da un eccesso di piante poteva respirare.
Il vecchio si arrestò per mandare giù una sorsata di vino dal calicetto che gli era stato appena servito.
Poi riprese. Ecco che ai primi di settembre vien su da noialtri un tipo. Uno che non me la racconta giusta, uno con certi modi che non sai se c’è o ci fa, uno che lo capisci subito che non è genuino.
Eppure, quello comincia a girare per le piazze e a prender di petto questo e quello dicendo che è un’indecenza la questione degli abeti di natale, che è una strage vergognosa e che si fa un danno alla natura che Dio solo lo sa. E poi comincia a snocciolare dati, cifre e qualcuno comincia a fermarsi. Specialmente le donne perché quel furbo ci sa fare con le donne. Sa fare certi complimenti e sa darci certe occhiate che quelle prima arrossiscono e poi, però, si capisce che non gli dispiace per niente.
Ma che voleva questo signore? Chiesi impaziente.
Niente, era venuto a dirci a noi, che siamo gente di montagna e che le foreste le conserviamo da secoli, come dovevamo trattare la natura e che bisognava smetterla col tagliare gli abeti natalizi.
Ma dai! Obiettai, un natale senza abete non s’è mai visto!
E a me lo dice? Poi, quel tipo, a parlare in quel modo mi faceva venire un nervoso che non si sa. Anche perché avrei voluto ribattere che noi taglialegna conosciamo il nostro lavoro e tagliamo solo le piante giuste. Ma non sapevo come fare a dirglielo.
E per quale motivo? Chiesi, voi avevate le vostre buone ragioni.
E sì ma io con le parole non mi ci trovo. Anzi, oggi, a furia di vedere la televisione e a leggere il giornale, un discorso son capace a metterlo su ma allora, che vivevo isolato per mesi e mesi nel pieno della foresta a tagliare alberi senza scambiare quattro chiacchiere con nessuno, non ero capace. Ero timido, mi vergognavo.
Però, lo interruppi, lei ha detto all’inizio del nostro colloquio che si oppose e che anzi fu l’unico…e poi, perché quel signore ce l’aveva tanto con gli abeti?
Sicuro che mi opposi ma non subito e quel tale aveva delle belle ragioni ad avercela su con gli abeti. Ragioni, molto, molto personali e interessate.
Sarebbe a dire?
Senta, quello che sto per dirle, potrebbe anche farla ridere, ma non lo faccia che altrimenti mi alzo e me ne vado e questo racconto lei se lo può scordare.
Va bene, prometto di ascoltarla e di non ridere.
Così va bene. Insomma, lo sa cosa era venuto a proporci quel tizio?
No, me lo dica lei, è per questo che son venuto quassù.
Quel mascalzone dopo averci riempito la testa di non so quali corbellerie venne a proporci di sostituire gli abeti con degli alberi di arance.
Di arance? Chiesi davvero stupito.
Ride?
Giuro che no.
Arance, sì. Cominciò col dire che era ora di lasciare in pace gli abeti e che gli alberi di arance non avevano nulla che non andava per celebrare degnamente il natale. Le arance sono profumate, diceva, come e più degli abeti e poi ad addobbarle ci ha già pensato la natura con i frutti che sono grandi e colorati come tanti piccoli soli. Altro che le bocce di vetro colorato che si appendono ai rami degli abeti! Che oltre a rompersi, poi, finito il natale, non servono a nulla. Le arance, invece, passato il natale trionfano sulla tavola! Sono buone, belle e bla, bla bla. Insomma, quello con tutti questi discorsi riuscì a convincere l’intero paese.
E quei babbei dei miei compaesani, neanche si misero in sospetto che gli alberelli di arance provenivano da un vivaio della città.
Allora io cominciai a farmi sentire. Entravo nei bar e tiravo giù certi sermoni alla gente che ne restai stupito io stesso.
Ma insomma urlavo, non vi rendete conto che vi stanno fregando? Vi vogliono vendere gli alberi di arance che vengono da fuori, quando gli abeti noi ce li abbiamo in casa. Ma cosa vi ha preso, non capite?
Ma quello, mi sa che li aveva stregati a tutti, perché nonostante i miei sforzi, non mi riuscì di portare dalla mia parte nessuno, tranne la Riccetta, come ho detto.
Anzi, ci fu chi mi accusò di essere io, quello interessato, perché con quel commercio di abeti ci facevo un guadagno. Una fortuna! Quattro sghei… Quattro sghei? Chiesi quasi involontariamente.
Sì, qualcosa si guadagnava e perché negarlo? Però costava fatica, bisognava passare giornate intere nella foresta e…quelli mi vengono a dire che ero io ad essere interessato. Qualche donnetta, poi, per scherno mi dice, non ti preoccupare che poi passato natale con tutte quelle belle arance chissà che marmellate faremo, vedi che te ne mando un barattolo, ma tu stai bonino che ad arrabbiarti ti fa male!
E lei che ha fatto?
Una cosa incredibile.
Cioè?
Ho comprato pure io un alberello di arance, però in segreto, l’ho fatto acquistare dalla mia amica, la Riccetta.
Perché c’era qualcosa che non la convinceva?
Eccome!
Si spieghi.
Quegl’alberelli provenivano da un vivaio. Avevano dei fusti esili, quasi stentati, sembravano venuti su a forza, non erano naturali e, invece, dai rami pendevano delle arance grosse e piene come dei poponi estivi. Le due cose non stavano insieme. Io gli alberi li conosco, sia che siano abeti o arance se la pianta è malata lo capisco e quelle arance non mi piacevano per nulla.
Espresse i suoi timori ai compaesani?
Certo, ma ricevetti solo sorrisetti di compatimento.
Però una mattina qualcuno bussa alla mia porta.
Vado ad aprire e chi ti vedo? Il tizio delle arance. Tutto mogio e sottomesso mi dice che mi capisce che in fondo mi ammira che la mia battaglia è sbagliata ma che io sono sicuramente in buona fede e che in fondo non è giusto che mi veda svanire un guadagno già preventivato per causa sua e qui e là e su e giù, insomma, alla fine mi offre dei soldi per farmi da parte e non intralciare il suo commercio.
Che somma le offrì?
Abbastanza, per la verità. Forse più di quanto avrei guadagnato quell’anno con gli abeti.
Ma lei non li accettò, vero?
Io non dissi niente ma lo presi per un braccio e lo cacciai fuori di casa.
Ci rimase male?
Macché, se ne andò sventolandomi le banconote davanti e dicendo che ero un ingenuo e che non capivo che il mio mondo era finito e non esisteva più.
E quindi?
Niente. La gente continuava a comprare i suoi alberelli che andavano letteralmente a ruba. Venivano persino dai paesi vicini per comprarli e quello era costretto ad andare a rifornirsi in città ogni due giorni al massimo. Fece un sacco di sghei il maledetto.
Eppure il natale delle arance non ha preso piede. Gli abeti natalizi hanno continuato a svolgere il loro servizio…
Infatti. Io che mi rodevo il fegato a vedere come la mia gente fosse stupida e si facesse infinocchiare da un tizio mai visto né sentito prima, chiamai Riccetta e le dissi, testuali parole: Riccetta non ti abbattere, avremo la nostra rivincita e non passerà molto tempo.
Dai! Si è vendicato?
Non io. La natura si è vendicata e nel modo migliore. Stai a sentire cosa avvenne. Si era al ventiquattro di dicembre e tutti avevano l’alberello di arance in casa. Sotto l’albero, come si usava fare con gli abeti, avevano disposto i regali, che dalle nostre parti si scambiano la mattina del venticinque. Allegri e contenti van tutti a dormire, la sera, pregustando le sorprese del giorno dopo. E quali sorprese li attendevano!
Che successe di tanto eccezionale il venticinque dicembre?
Successe, che come avevo previsto, quelle arance erano malate. Grosse grosse su dei rami che a stento le reggevano. Durante la notte, splash! caddero una dopo l’altra sfracellandosi sui pavimenti e sulle scatole dei regali. Una catastrofe! Quando al mattino seguente la gente si alzò per vivere serenamente il natale e scambiarsi i doni come di solito, si trovò di fronte a uno spettacolo raccapricciante. Le arance spiaccicate avevano sporcato e inzaccherato tutto!
E il tizio che cosa disse di quella catastrofe.
Il tizio? Sparito, dissolto. Nome, azienda, tutto falso. Ora starà di certo organizzando una nuova truffa da qualche altra parte.
Insomma, fu la rivincita degli abeti sulle arance di natale.
Senti, disse il vecchio taglialegna, se mi offri ancora da bere, ti racconto i dettagli del “dopo”.
Volentieri, risposi, ma per quanto riguarda la storia, questa che mi ha raccontato è sufficiente. Comunque un calicetto me lo faccio anche io.
Prosit! E Buon Natale!

Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).