#231 - 1 dicembre 2018
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarr in rete fino alla mezzanotte del 10 dicembre quando lascer il posto al n. 297. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo cos alto da giustificare metodi cos indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il pi piccolo degli animali una delle pi nobili virt che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuer a massacrare gli animali non conoscer ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo il pi crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Religione

Memoria per l'avvicinarsi del Natale

Censite nei Vangeli 126 interrogazioni

usate da Gesù come strumento didattico

Le domande del Maestro

Nicola Bruni

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?”.
E’ una delle 126 interrogazioni, riferite nei racconti evangelici, delle quali Gesù si serve come strumento didattico per insegnare la sua dottrina.
Le contò e analizzò il grande pedagogista Gesualdo Nosengo (1906-1968) in un ampio studio del 1967, che è stato poi riproposto in sintesi nel volume “L’arte educativa di Gesù”, a cura di Olinto Dal Lago (Elledici).

Le domande del Maestro

Molte di quelle domande non aspettano una risposta, ma sostituiscono un’affermazione, al fine di stimolare l’attenzione e la riflessione negli uditori (“Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?”).
Altre sono usate per addolcire un rimprovero (“Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’Uomo?”) o una correzione (“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”), per contestare un gesto di violenza (“Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”), per replicare in modo disarmante a una domanda provocatoria (“Che cosa vi ha comandato Mosè?”).

A volte, il Maestro interroga il suo interlocutore per impegnarlo a dire quello che lui già sa (Al cieco nato: “Che cosa vuoi che io ti faccia?”. All’adultera: “Dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannato?”. A Pietro: “Mi ami tu?”).
Nosengo osserva che per verificare l’efficacia comunicativa della domanda basterebbe, in certi casi, sostituirla con una frase affermativa e confrontarne i diversi effetti. A suo giudizio, i maggiori svantaggi da un punto di vista educativo, con la forma affermativa, si avrebbero nella correzione, che perderebbe quel tono delicato, amoroso, persuasivo, esortante, incoraggiante che ha la forma interrogativa nei discorsi di Gesù.

Le domande del Maestro

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