#196 - 24 giugno 2017
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Di borgo in borgo

Antichi insediamenti ed antiche liti, ora sopite
e la protezione di santi riconosciuti nel corso dei secoli

Il borgo di Locorotondo

Di Giuseppe Cocco

Il borgo di LocorotondoIl borgo di Locorotondo

Dove la Murgia degrada, si riscontra la Valle d'Itria, un cuscinetto di verde a metà strada tra Adriatico e Jonio e su questa pianura, circondata da piccole alture, si affaccia Locorotondo.
Sorge linda e silente sulla sommità di un colle che cinge gli ultimi contrafforti murgiani del Barese.
Armoniosamente tondeggiante come il toponimo stesso suggerisce, Locorotondo deve il suo nome alla morfologia assunta dal primo centro abitato, sorto attorno al mille.
Le prime casupole di un villaggio composto da agricoltori furono edificate su un altopiano attrezzato, addossate le une alle altre, a pianta circolare, quasi a voler cingere a corona quella terra strappata a boschi di querce e fragni per renderla coltivabile e fertile.

Il borgo di LocorotondoIl borgo di Locorotondo

Buona parte della vita sociale del paese con le sue usanze, le tradizioni e i riti religiosi si accentrano grosso modo in due periodi: quello che riguarda i festeggiamenti del Santo Patrono di Locorotondo: san Giorgio Martire e quello del suo Santo Protettore: san Rocco.
Le manifestazioni folkloristiche, culturali e sportive coprono all'incirca l'epoca primaverile-estiva, quando l'aumentato periodo di luce e le migliorate condizioni climatiche permettono il normale svolgimento all'aperto delle manifestazioni.

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Il culto di san Giorgio, morto il 23 aprile del 303 d.C., il giorno nel quale viene festeggiato anche oggi, affonda le radici in arcaici riti pagani, egizi e persiani, che implicano simbolici significati astrometereologici (Cardone).
Il martire cappadoce, ripreso dalla religione cristiana del primo Medio Evo è rappresentato come un intrepido cavaliere che trafigge l'immondo drago e salva la fanciulla; in breve tempo la sua agiografia si arricchisce di leggendari ed incredibili episodi, gli si accreditano ben tre morti e tre resurrezioni e moltissimi portentosi prodigi. Probabilmente il culto del Santo fu introdotto nelle nostra Murgia tra il VI e il VII secolo dai Longobardi, con altri santi quali san Martino e san Michele; tutti santi guerrieri (Pizzigallo).

Il borgo di LocorotondoIl borgo di Locorotondo

Il borgo di Locorotondo

Non v'è dubbio sull'attecchimento del culto di questo santo nella zona, lo riprova l'esistenza di casali, chiese e località che portavano o portano lo stesso nome; ciò dimostra che il Santo venne subito venerato dagli abitanti del luogo e ben presto assurse al ruolo di patroni loci del nascente paese. Se antichissimi sembrano essere la devozione ed il culto per San Giorgio, altrettanto lo sono le manifestazioni legate alla festa, sappiamo, ad esempio che fin dall'inizio del `600 la fiera dedicata al santo era importantissima e durava otto giorni.
Anche la cerimonia del "Dono" che ha subito qualche piccola variazione, pare attinga da un lontano passato.

Il borgo di LocorotondoIl borgo di Locorotondo

La cerimonia del Dono si svolgeva, come testimoniano antichi documenti con riti solenni nei quali si offrivano le chiavi della città congrue somme di denaro per il sostenta-mento della stessa chiesa, oppure sostanziosi doni in natura.
Seguiva la grande processione con il simulacro del Santo e le sacre reliquie con canti e benedizioni. Infine la festa vera e propria.
Meno di un secolo fa la cerimonia del Dono si è arricchita di un nuovo episodio; per riappacificare due grosse fazioni sociali, i Senussi e i Beduini, rappresentati rispettiva-mente dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso e dalla Società Unione Operaia, che praticamente dividevano in due il paese e che si combattevano aspramente, non solo a parole; fu concesso dalle Autorità di far partecipare al corteo per la Cerimonia del Dono i due sodalizi con le proprie bandiere, previa solenne e pubblica riappacificazione, per essere magari clamorosamente disattesa già dopo pochi giorni.

Il borgo di Locorotondo

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Le fazioni paesane, fortunatamente non esistono più, la consuetudine è giunta fino ai nostri giorni stemperata nel significato originario, e come allora, inizia dinanzi alla sede della Società Operaia, il giorno precedente la festa, con il bacio delle bandiere.
Quali sono i significati che il Dono a san Giorgio, ieri come oggi, simbolizza?
Declinando una poco probabile spiegazione rituale-propiziatoria propendiamo per una spiegazione più realistica e razionale che chiama in causa il rapporto tra comunità (l'Università) e la Chiesa (il Capitolo): la prima con il regalo in natura od in denaro intendeva garantire il suo interesse concreto alle necessità materiali della Chiesa; con il dono delle chiavi, invece, assicurava la difesa dei valori di fede e di cristianità da parte di tutta la comunità compatta; in cambio, tramite il patronato del Santo e la sua intercessione, si auspicavano i favori celesti, (benefici divini) su tutta la popolazione.

Il borgo di LocorotondoIl borgo di Locorotondo

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Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).