#179 - 14 gennaio 2017
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Di borgo in borgo

2017: Anno Nazionale dei Borghi

Greccio - (Rieti)

La Betlemme Francescana

Il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha proclamato il 2017 “Anno dei Borghi” al fine di ampliare le conoscenze delle migliaia di presenze sul territorio italiano e valorizzarne l’immenso patrimonio culturale/artistico/naturalistico.

Varie iniziative si affacceranno alla ribalta, tra queste il proseguimento della “gara” per decidere quale sarà il Borgo dei “Borghi più belli d’Italia” – concorso indetto dall’omonima associazione, iniziativa che vede in concorrenza 19 borghi, uno per ogni regione, dei quali però eviteremo di parlare per non incorrere in pregiudizievoli favoritismi.

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Per contro, pur avendo negli anni trascorsi parlato di alcuni Borghi grazie a particolari iniziative, il nostro giornale intende ora avviare una rubrica dedicata, che settimanalmente presenterà una realtà particolarmente significativa. Il Borgo primo di cui parliamo è Greccio, scelto perché: primo, il più significativo alla periferia della città di Rieti riconosciuta come centro geografico d’Italia; secondo, perché riconosciuto come la “Betlemme Francescana” grazie alla’opera qui svolta da San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia e modello di uno stile di vita che fonda la sua ragione nel rispetto dell’uomo e la natura; terzo, perché Greccio è uno dei quattro luoghi francescani (con Poggio Bustone – Fonte Colombo – La Foresta) della “Valle Santa Reatina” indicati come territorio del Primo “Parco e Oasi dello Spirito” secondo l’originale progetto dell’Associazione ambientalista Movimento Azzurro, che da oggi propone sul giornale la rubrica Borghi d’Italia.

La Betlemme FrancescanaLa Betlemme Francescana

Il borgo medievale di Greccio è arroccato a 705 metri d'altitudine, su un bastione roccioso, alle pendici del Monte Lacerone, affacciato in splendida posizione panoramica sulla valle Santa Reatina.
Fondato probabilmente da una colonia Greca, in tempi antichissimi, si hanno notizie delle battaglie sostenute con le comunità vicine fin dal secolo XI, data della nascita del Castrum. L'antico borgo conserva intatta la sua struttura, tipica di un "castrum" fortificato, nella quale spiccano i resti del castello, risalente al secolo XI.

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Nel 1242 fu distrutto ad opera delle truppe di Federico II di Svevia che, in guerra contro la Santa Sede e non riuscendo ad espugnare Rieti dopo dieci mesi di assedio, incaricò nel mese di maggio il suo capitano generale Andrea di Cicala di mettere al ferro e fuoco l'intero circondario.
Tra òle strutture di pregio, la Chiesa Parrocchiale di S. Michele Arcangelo, restaurata dopo il 1799 e rimasta chiusa fino al 1808, anno in cui il Vescovo Saverio Marini ed i priori di Greccio avviarono le prime iniziative di recupero affidando l'incarico dei lavori dapprima al Bernasconi di Rieti e, successivamente all'Ing. Fedeli nel 1825.
L'interno della chiesa, arricchito da opere cinquecentesche, si presenta oggi come un'ampia aula rettangolare, di circa m. 10 X 16 escluso il presbiterio, coperta a volta di botte con due cappelle laterali dedicate a S. Antonio da Padova e alla Madonna Immacolata., opera quest’ultima impreziosita da decorazioni in stucco attribuite a Gregorio Grimani.

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L'altare maggiore è dedicato a San Michele Arcangelo, Patrono di Greccio, raffigurato in una grande tela anonima ottocentesca mentre, sulle pareti ed il soffitto, sono presenti affreschi di autore ignoto, raffiguranti l'Ultima Cena e la Pentecoste. Di notevole pregio un Calice in argento dorato del sec. XIX e, degno di nota, un Ostensorio della fine del seicento.
Di particolare interesse sono le due acquasantiere dell'ingresso, realizzate con marmo rosa di Cottanello.
Notevole la torre campanaria, edificata nel seicento sui resti di una delle due torri sopravvissute, tra le sei che presidiavano l'antica cinta muraria medievale, della quale rimane, ben conservata, anche una porta di accesso con arco a sesto pieno.
Ricca di decorazioni e stucchi preziosi anche la chiesa di S. Maria del Giglio, che domina la piazza principale, ai piedi del borgo.

Di stile barocco, la Chiesa è molto simile a S. Michele Arcangelo, sia nelle dimensioni planivolumetriche che nei tratti estetici, e si avvale di stucchi con influssi di Carlo Fontana.
L'altare maggiore dedicato alla Madonna, è decorato da un tondo a tempera raffigurante la Vergine col Bambino, datato al primo quattrocento attribuito ad anonimo artista umbro; sull'altare laterale di sinistra vi è una tela raffigurante l'Adorazione dei Pastori attribuita a Carlo Maratta e recentemente restaurata con il contributo dei fedeli di Greccio, sull'altare di destra una Madonna col Bambino, S. Giuseppe e S. Luigi Gonzaga, firmata B. Raoni (1784), in prossimità del presbiterio un Martirio dei missionari francescani in Marocco, opera ottocentesca del pittore romano Zoffoli, proveniente dal Museo Missionario di S. Giovanni in Laterano; all'interno dell'abitato, si trova poi la Cappellina di San Francesco, che la tradizione vuole edificata nel luogo in erigere, a poca distanza da lì, il Santuario.

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La storia vuole che Francesco d'Assisi, che dimorava sul Monte Lacerone dal 1209, sceso a predicare agli abitanti di Greccio, affidasse ad un bimbo un tizzone ardente perché lo lanciasse nel luogo dove avrebbe edificato la sua dimora. E il tizzone raggiunse la parete rocciosa dove oggi sorge il Santuario Francescano circondato da un bosco di lecci.
Conosciuto in tutto il mondo come la Betlemme Francescana, il Santuario è un poderoso complesso architettonico che sembra sorgere dalla nuda roccia.
Nucleo originario del Santuario è la Cappella del Presepio, edificata nel 1228, anno della canonizzazione del Santo, su una grotta dove, la notte di Natale del 1223, San Francesco con l'aiuto di Messer Giovanni Velita signore di Greccio, previa autorizzazione pontificia, rappresentò per la prima volta nella storia del cristianesimo la nascita di Gesù, istituendo il primo Presepio. Essa è costituita da una piccola grotta scavata nella roccia, con una volta a botte a tutto sesto ribassato. Sotto la moderna mensa dell'altare, la roccia viva dove il Santo depose il Simulacro di Gesù, mentre sulla parete retrostante, un pregevole affresco restaurato nel 1952, rappresenta, in due scene, il Presepio di Greccio e la Natività di Betlemme con l'immagine della Vergine nell'atto di allattare il Bambino Gesù. All'estremità della lunetta, la Maddalena, protettrice degli eremiti.
Numerosi sono i tesori artistici custoditi fra le antiche mura del Santuario.
La parete esterna della cappella del Presepio è decorata da due affreschi raffiguranti S. Giovanni Battista e la Natività, entrambe avvicinati alla scuola del Maestro di Fossa, pittore abruzzese del XIV secolo.
Da qui, attraverso un corridoio, si accede all'antico convento costituito dal refettorio, dal dormitorio e dalla cella del Santo che conserva la roccia su cui S. Francesco dormiva, un documento prezioso della fedeltà assoluta per Madonna Povertà.

Questi tre ambienti, fanno certamente parte del primitivo eremo più volte citato dal Celano, in quegli episodi della vita del Santo che in esso si sono consumati.Nel piccolo antro che li precede, vi è la minuscola cantina di S. Francesco. Al piano superiore si trova la Chiesa di San Bonaventura risalente al 1228 ed eretta per ricordare la canonizzazione del Santo, da considerarsi, quindi, la prima chiesa a Lui dedicata nel mondo.
All'interno, degni di attenzione, troviamo un Primitivo Coro dei frati in legno, un affresco raffigurante il Beato Giovanni da Parma, una Madonna col Bambino, tondo in legno, attribuito al fiorentino Biagio D'Antonio (sec. XIV) allievo del Ghirlandaio, un frammento di affresco (sec. XV) rappresentante il Santo che a Poggio Bustone riceve la Remissione dei suoi peccati e Pala dell'Altare in legno raffigurante la Deposizione tra Santi (sec. XVI).

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Dalla chiesa si esce sul piazzale del Santuario attraverso un piccolo oratorio.
Qui, si trova, una copia cinquecentesca del ritratto di San Francesco il cui originale, secondo la tradizione, fu eseguito su commissione di Jacopa dei Settesoli, quando ancora il Santo era in vita. S. Francesco è colto nell'atto di asciugarsi gli occhi con un fazzoletto, a ragione della grave infezione che lo affliggeva negli ultimi anni della Sua Vita.
Nella parte più antica del convento, attigua alla medesima Chiesa e costruito sopra i primitivi abitacoli, si trova il Dormitorio Ligneo di San Bonaventura da Bagnoregio, risalente, secondo la tradizione, all'epoca in cui S. Bonaventura fu Generale dell'Ordine Francescano (1260 - 1270).

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Si tratta di un ambiente veramente originale, con soffitto a capriate, nel quale, per mezzo di sottili tramezzature lignee, sono state ricavate piccole celle, separate da uno stretto corridoio centrale ed abitate dai frati fino al 1915.
Nella prima cella, secondo la tradizione, avrebbero dimorato, tra gli altri, i SS. Bernardino da Siena e Bonaventura da Bagnoregio.
All'uscita del dormitorio si trovano, non ancora aperte al pubblico, addossate alla roccia e poco distanti l'una dall'altra, la Grotta del Beato Giovanni da Parma (VII Ministro Generale dell'Ordine) dove visse in ascetica penitenza per ben 32 anni, dal 1257 al 1289 e la Celletta di San Francesco, luogo solitario della Sua preghiera personalissima. All'interno di quest'ultima, sopra un piccolo altare, un affresco settecentesco ricorda il momento della morte del Santo.

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Nell'ampio piazzale del convento, da cui si domina la verde conca reatina, si trova la nuova chiesa costruita nell'anno 1959 su progetto dell'architetto Carlo Alberto Carpiceci.
All'interno della chiesa si accede attraversi due portali in bronzo realizzati dal Maestro Lino Agnini.. L'interno prende luce dalla vetrate policrome di Padre Alberto Farina raffiguranti scene e personaggi legati alla vita di Francesco.
Nella chiesa sono conservati due interessanti presepi in terracotta e in legno, opera degli scultori Luigi Venturini e Lorenzo Ferri.
Nel matroneo della stessa chiesa è allestita una Mostra di Presepi, a testimonianza di come la creatività di San Francesco abbia contagiato il cuore degli uomini. Presepi, frutto della sensibilità di artisti, più o meno noti, che denotano la spontaneità semplice che un po' tutti ci portiamo dentro.
Dalla realizzazione del primo presepio, la cittadina di Greccio costituisce senza dubbio un patrimonio della fede e della cultura di tutto il mondo, custodendo la primogenitura di un simbolo dell'aspirazione degli uomini alla fratellanza e alla pace eliminando ogni differenza dovuta a razza, religione, lingua o altre barriere di carattere ideale, culturale o fisico. In questo senso Greccio ha realizzato il Museo Mondiale del Presepio nei luoghi tanto cari a Francesco.

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Tra le seducenti bellezze della natura, a Greccio vi è quella di copiose sorgenti d'acqua saluberrime, tra le quali primeggia per purezza e leggerezza rare, l'acqua minerale della "Fonte del Lupetto" che scaturisce in gran copia dalle roccie del Monte Peschio. La Fonte è situata sul punto più elevato di tutto il paese, a pochi passi dall'abitato, in un luogo veramente ameno e pittoresco, ha tutte le attrattive romantiche, e per le scogliere guarnite di verzura e fiori naturali e per la freschezza del poetico bosco, ricco di innumerevoli varietà di piante silvestri, e per il suggestivo panorama che lassù si svolge.

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Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).