#156 - 25 aprile 2016
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 31 marzo, quando lascerà  il posto al numero 327. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Editoriale

Il Ponte

di Dante Fasciolo

Il ponte di cui parliamo oggi
non è il ponte relax dal 22 al 25 aprile,
ma il ponte che comprende lo spazio temporale
dal 25 aprile del 1945 al 25 aprile del 2016.

Lungo 71 anni, questo ponte ha visto transitare
milioni di uomini ogni giorno:
idee ed ideali, impegni ed impieghi,
denaro ed investimenti, prodotti e commerci…

una serie affollata di patrie vicende
distinte per capitoli generali:
soldati e reduci, arruolati e partigiani,
scolari e docenti, amministratori e politici…

una lenta transumanza nel tessuto sociale
che da “Ladri di biciclette”
è giunta ora ad una difficile tappa
della “Grande bellezza” mortificata e sciupata;

affresco cinematografico, quest’ultimo,
specchio di una società che si arrende
e si lascia trascinare nell’ingannevole limbo
in attesa di messianico futuro.

Le grandi speranze del dopoguerra,
la ricostruzione materiale delle città
e quella morale delle coscienze,
hanno trovato ostacoli e irrisioni;

dopo 71 anni, il tragitto lungo il ponte
non è ancora completato,
il cammino segna l’affanno di tempi difficili;
in troppi cuori persistono rancore e odio,
e carsici dissapori riverberano
nella vita inconsapevole di ogni giorno.

Rimuovere questi dannosi ostacoli,
e rianimare la speranza, dare senso alla vita…
riconciliazione totale e definitiva:
percorrere l’ultimo tratto del ponte con slancio…
ognuno superi se stesso!

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