#145 - 18 gennaio 2016
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Alberologia

Ciclo sugli alberi seguendo l'itinerario divulgativo
del libro "Alberologia" di Antonio De Bono, edito da Osanna Edizioni

Dal vicino oriente

Mitologia greca

Già nella cultura ellenica gli alberi erano considerati dimore delle ninfe (Le Driadi), ma non per questo molti alberi furono consacrati alle più potenti divinità. Prima di tutti vi era Poseidone: a lui era sacro il pino, a suo fratello Zeus era sacra la quercia, come a suo padre Crono.
Poseidone, prima di diventare dio dei mari, era il custode di tutte le acque; queste nutrivano le piante, compreso l’albero sacro, cioè il frassino che attraverso il fulmine, aveva donato all’uomo il fuoco.
Alla dea Artemide era dedicato l’abete, ma anche il noce e il cedro; a Fobos era dedicato l’acero, a Morfeo l’olmo, ad Apollo era sacro l’alloro: A Dionisio erano dedicate la vite e l’edera, a Priapo il fico, a Pallade l’olivo, ad Era il melograno, ad Afrodite il mirto, mentre alla dea Ecate era consacrato il leccio.

Mitologia greca

Molte sono le leggende, riferite agli dei e alle ninfe e legate agli alberi, come ad esempio:
La ninfa dei boschi Dafne per sfuggire ad Apollo fu trasformata in alloro; il giovane Ciparisso, caduto in una profonda depressione per aver ucciso inavvertitamente il suo cervo preferito, fu tramutato in cipresso. Oppure: La ninfa Filira concepi dal padre Zeus il centauro Chirone e per la vergogna chiede si essere trasformata in tiglio.
Ancora: Lo stormire delle fronde dei pioppi ad ogni alito di vento aveva colpito così tanto la fantasia dei greci che essi avevano legato l’albero al mito di Fetonte: il figlio di Elio, guidando il carro del sole, si era avvicinato troppo alla terra con il rischio di incendiarla e per questo fu colpito dal fulmine di Zeus, precipitando nel fiume Eridano, sulle cui sponde le Eliadi rattristate dalla morte del fratello furono trasformate in pioppi.

Mitologia grecaMitologia greca

Ci sono poi i racconti delle Metamorfosi di Ovidio: i giovani innamorati Piramo e Tisbe; Driope e Apollo e Andremone che riconobbe come figlio Anfisso il fondatore della città di Eta, rapito e trasformato in pino dalle Amadriadi. E si narra che quest’ultime vivessero in simbiosi con gli alberi al punto di morire quando l’albero moriva.
In tempi relativamente recenti, Iacopo Sannazaro (1457 – 1530), poeta umanista napoletano, ha scritto Arcadia, un poema pastorale, sulle ninfe di boschi:
Uscite da’ vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano…

Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).