#145 - 18 gennaio 2016
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Fotografia

Boris Mikhailov, By the Ground, 1991.
Courtesy l’artista; Guido Costa Projects, Torino; Sprovieri Gallery, London

Museo Madre
Polo museale della Campania

Io non sono io

La ricerca della verità umana nelle pieghe del reale,
in una galleria di ritratti e autoritratti
del fotografo ucraino Boris Mikhailov

Io non sono ioIo non sono io

Organizzata dal museo Madre in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e Polo museale della Campania, Villa Pignatelli-Casa della fotografia, io non sono io - a cura di Andrea Viliani e Eugenio Viola - è la prima mostra - aperta fino al 2 febbraio - dedicata da un’istituzione pubblica italiana a Boris Mikhailov (Kharkov, 1938), insieme alla retrospettiva che, nell’autunno del 2015, è stata dedicata all’artista da Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Io non sono io

Mikhailov è uno dei più autorevoli fotografi contemporanei. Nato in Ucraina, la sua ricerca – avviata negli anni Sessanta mentre lavora come ingegnere in una fabbrica – verrà ripetutamente boicottata dal regime sovietico.
Nelle sue serie fotografiche Mikhailov affronta una molteplicità di temi che indagano i profondi, radicali e spesso traumatici cambiamenti che hanno investito, e ancora oggi investono, il suo paese natale.
L’artista stesso ha dichiarato: “Ritengo che il fenomeno che sto raccontando al mondo è, nella sua essenza, il post-comunismo o il post-sovietico. La Russia è sempre stata del resto un mondo di cataclismi sociali, come è emerso chiaramente lungo tutto il corso del XX secolo”.

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Ma, per traslato, la disintegrazione sociale conseguente alla fine dell’Unione Sovietica, sia in termini di strutture comunitarie e condizioni di vita che di ripercussione sulla coscienza dei singoli, assurge nelle immagini di Mikhailov a una valenza universale in grado di dare rappresentazione all’identità contemporanea nella sua frammentazione fra inclusione ed esclusione, progresso e emarginazione, identità e sradicamento, stanzialità e migrazione, divenendo testimonianza di una dignità insopprimibile così come delle comuni radici etiche di ogni essere umano.

Spesso è protagonista il corpo, rappresentato senza censure nella sua dolente fragilità, come nella serie che dà il titolo alla mostra, I Am Not I (1992), in cui l’artista si mette in scena in un’esilarante sequenza di azioni al contempo classiche e beffarde: immagini che fecero scandalo quando furono originariamente esposte, determinando la chiusura della mostra da parte della polizia sovietica ma che, nella loro poetica ironia e nella loro radicale sincerità, restituiscono l’autoritratto (tema ricorrente nella pratica dell’artista) di un individuo che, pur relegato ai margini, trova proprio nell’espressione artistica la sua surreale, straniante liberazione.

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La mostra al Madre approfondisce proprio il tema del ritratto e dell’autoritratto e, quindi, la matrice intimamente autobiografica di tutta la ricerca di Mikhailov; in cui i temi della crisi identitaria e dell’oppressione sociale, della povertà iniqua e della miseria pura, dell’abbandono e della solitudine, oscillano costantemente fra guerra e pace, isolamento e tentativo del suo superamento nel confronto con l’altro.

È in questa dinamica che Mikhailov volge lo sguardo della sua macchina fotografica nelle pieghe del reale, alla ricerca di una verità comune che, attraversando i confini dello spazio e del tempo, riecheggia toni della grande arte europea, dalla pittura barocca all’interesse per i “vinti” della pittura e della fotografia ottocentesca, fino alla ricerca di una responsabilità personale e civile propria delle avanguardie storiche del XX secolo, di cui l’artista condivide lo slancio utopico e sperimentale.

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Influenze e rimandi possibili che, in mostra, prendono corpo nell’accostamento fra alcuni trittici e fotografie di piccolo formato di Mikhailov e due dipinti del pittore spagnolo Jusepe de Ribera(Xàtiva, 1591 – Napoli, 1652) in cui sono rispettivamente rappresentati San Paolo Eremita (1638 ca., Collezione Alberto Del Genio) e Santa Maria Egiziaca (1651, Collezione Museo Civico Gaetano Filangeri, Napoli).
L’immagine di un corpo invecchiato o dolente, il compianto impudico del suo deformarsi e decadere o della sua macerazione e sofferenza rivendicano una comune volontà di trascendenza di fronte alla corruzione terrena. Nei trittici di Mikhailov (tra cui Autoritratto, appositamente realizzato in occasione della mostra) i colori si fanno cupi (dal verde al blu al marrone scuro) evocando – in pose simbolicamente in bilico tra dentro e fuori, presente e futuro, vita e morte – la disgregazione post mortem della carne e il nostro destino di esseri mortali ma, insieme, la forza della resistenza e il riscatto della redenzione. Non sono solo quindi dei memento mori ma, anche e soprattutto, dei supremi memento vivere.

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Le altre serie in mostra – fra cui Yesterday Sandwich (1972-75), Salt Lake (1986) By the Ground(1991), Football (2000), Superimpositions from the 60/70s e The Wedding (2005) – costituiscono altrettanti capitoli di una narrazione che, alla banalità, alle fratture o al grottesco della Storia, oppongono la resilienza delle tante storie individuali, a volte giocose, a volte impietose.
La mostra ci restituisce, così, una galleria di ritratti e autoritratti fra i più importanti di tutta la fotografia novecentesca, disturbanti quanto profondamente umani nella loro urgente, universale, e addirittura spirituale testimonianza di dignità personale e collettiva. Diversi e uguali (“io non sono io”) nel dare appunto rappresentazione a chi siamo, in fondo, come “esseri umani”.

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In occasione della mostra sarà disponibile un nuovo libro d’artista, la più estensiva pubblicazione dedicata ad oggi alla ricerca di Mikhailov, edito da Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino e Walther Koenig Verlag, con il supporto del museo Madre.

Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).