1954: benignità, insoddisfazione, senso di partecipazione, speranza...
sentimenti forse inadeguati all’oggi adolescenziale?
Manifestazioni oggi
di Amanzio Possenti

Quando leggo delle manifestazioni studentesche di oggi caratterizzate da proteste vivaci sui temi più vari e talvolta segnate da episodi di scontri, ripenso ai tempi lontani di me, studente liceale a Milano, e li ripercorro nella memoria pur se... secolarmente remoti.
’Altre epoche?’, forse, sicuramente diverse nei comportamenti. Noi studenti fra i 16 e i 19 anni eravamo premuti ’dentro’ da desideri e da anticipazioni frutto della cultura del tempo – la mia, da Maritain a Sartre – e politicamente incerti.

Le situazioni erano vissute tra benignità, insoddisfazione, senso di partecipazione, speranza del meglio, pensieri modesti e semplici. Forse inadeguati all’oggi adolescenziale ?
Rivivo a questo proposito un momento di grande italianità. Anno 1954, quello della mia maturità classica al liceo Carducci a Milano. Nell’aria, una situazione preoccupante per tutti: il futuro di Trieste, città italiana affidata al ‘protettorato’ britannico o meglio alla amministrazione civile, dopo l’esito devastante per l’Italia del secondo conflitto mondiale. In quell’area si erano manifestate negli anni precedenti eventi tragici: il fronte orientale occupato militarmente dai titini ( le terribili foibe ) e la fuga (obbligata) di 350 mila italiani dall’Istria (rei soltanto di essere italiani). Restava da risolvere il futuro di Trieste fra Zona A e zona B, disegnate dai vincitori della guerra.

Ebbene si svolse allora (salvo errori di mia memoria) la prima manifestazione studentesca organizzata in Italia, proprio a Milano, dagli studenti di tutti gli istituti superiori, a favore di ’Trieste Italiana’. C’ero anch’io con i miei compagni di Terza C a quella sfilata (gioiosa) per le vie centrali di Milano - via Lulli, piazza Loreto, corso Buenos Aires, Porta Venezia - con sosta pacifica (forse primo sit-in studentesco ?), davanti alla sede del consolato britannico, gridando, seduti sul prato e a una sola voce ‘Trieste italiana’. Tutto in serenità, da studenti che sentivamo amore patrio per Trieste. Come poi fortunatamente accadde con il ritorno della città e dell’area attigua al territorio nazionale.

Per noi studenti non fu un giorno di mancate lezioni bensì di espressione comune - senza alcun minimo incidente, né tanto meno inimmaginabili scontri - con il solo desiderio di partecipare, tra legittimità ed orgoglio, ad una sensibilizzazione nazionale, vivendo la gioia di aderire ad un evento irrinunciabile, e in modo sereno, per noi ragazzi e per l’Italia tutta. Ancor oggi indimenticabile nella adesione e nelle modalità e motivo di ricordo e di confronto tra ieri e oggi.
