Recuperare le parole alla loro funzione:
comunicativa, informativa, stimolante al dibattito e al confronto
Parole
di Amanzio Possenti

C’è assoluto bisogno, in ogni angolo della terra, di disarmare il linguaggio non controllato: non solo non fa bene a nessuno, anzi nuoce, ma non genera né vantaggi né soluzioni. E soprattutto allontana la pace.
Ci si domanda: a chi e a che cosa giova? E’ a tutti palese che discutere significa confrontarsi , non buttarsi aprioristicamente dove pare e piace con linguaggi eccessivi e pregiudiziali.

Le parole hanno una funzione: comunicativa, informativa, stimolante al dibattito o al confronto.
Come è possibile ottenere effetti positivi - come sarebbe giusto e corretto attendersi, per esempio nel campo della ricerca della pace - se si sfida continuamente il buon senso del linguaggio, facendone un detonatore?
Non si tratta di fare sforzi straordinari, più semplicemente raccontarsi senza eccedere nei toni, evitando di voler ‘dimostrare’ d’avere ragione se ‘si grida di più’, misurando l’uso delle parole che, lasciate in libertà senza controlli, rischiano di diventare veleni.

E’ necessario che fra tutti non si giochi alle chiacchiere - spesso inutili e sterili - bensì si proceda alla disputa verbale fra Paesi e rivendicazioni, rispettandosi reciprocamente e rispettando i contenuti del dialogo. Il rispetto è la prima regola categorica di comportamento che, se osservata, produce buoni frutti fra i contendenti (e negli ascoltatori). In caso diverso si sviluppano ossessive rincorse verbali.
Il problema riguarda un po’ tutto il mondo, dagli Usa all’Europa, dalla Russia alla Cina al Medio Oriente: una sorta di gara a chi maggiormente si espone con linguaggi ostici o minacciosi, dei quali la forza traspare sullo sfondo come ‘argomento’. Nell’altalena delle parole, si accumulano drammi e preoccupazioni dei popoli.

Urge da parte di tutti i responsabili attuare la ’descalation’ grazie anche ad un linguaggio corretto, equilibrato, indirizzato alla conoscenza, non a rompere i già difficili equilibri nell’inquietudine mondiale.
Il mondo e la ’descalation’ del linguaggio cercando la via dell’equilibrio