#370 - 1 gennaio 2026
Il DIRETTORE DEL GIORNALE E I REDATTORI TJUTTI AUGURANO UN SERENO NUOVO ANNO - AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 14 gennaio, quando lascerà il posto al numero 371. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Agenda

Dall' introduzione all'Agenda "Conoscenda 2026" redatta dalla redazione

Liberi di leggere

di certosino

Chi non legge è meno libero.

Il discorso è semplice, però merita una spiegazione.
Oggi nel mondo quasi tutti imparano a leggere, lo richiedono le nuove tecnologie, lo richiedono i film sottotitolati, le necessità quotidiane di traduzione di una parola mal pronunciata o appartenente a una lingua straniera. Ma tra tutte queste persone non tutte considerano la lettura importante, tant’è vero che, almeno in Italia, ma anche in molti paesi industrializzati, la maggior parte di loro, pur non essendo analfabeti, non legge oltre lo smartphone, oltre lo stretto necessario. Anzi negli ultimi tempi si è registrata un’ulteriore caduta consistente di lettori che le bonarie indagini Istat collocavano attorno al 40%.

Non solo, è risultato che i nuovi alfabetizzati manifestano comunque lacunose difficoltà nel leggere, nel capire, nel decodificare l’argomento di un testo appena complesso. Sono insomma sempre più in aumento quelli che un tempo

chiamavamo analfabeti di ritorno e che oggi chiamiamo analfabeti culturali, nel senso che, pur possedendo gli strumenti tecnici del leggere, hanno difficoltà a seguire un ragionamento logico.

Per non gridare subito alla tragedia diciamo che si può vivere senza leggere, anzi Hans Magnus Enzensberger sosteneva, tra il serio e l’ironico, che chi non legge se la passa anche bene. «Se la passa bene», scriveva l’intellettuale tedesco, «perché non soffre per la mancanza di memoria da cui è affetto; il fatto di non essere caparbio gli rende la vita più facile; il fatto di non essere capace di concentrarsi è da lui apprezzato; il fatto di non sapere e capire che cosa gli succede gli sembra un vantaggio. Egli è mobile, è capace di adeguarsi. Dispone di una considerevole capacità di imporsi. Quindi non c’è motivo di preoccuparsi per lui. Contribuisce al suo benessere la circostanza che l’analfabeta di ritorno non si rende assolutamente conto di essere un analfabeta di ritorno. Si considera bene informato, è in grado di decifrare istruzioni per l’uso, pictogrammi ed assegni, e si muove in un ambiente ermeticamente chiuso contro ogni attacco alla sua coscienza. È impensabile che egli possa fallire a causa del mondo che lo circonda. Il quale mondo ha prodotto e plasmato per garantirsi la propria sopravvivenza indisturbata. L’analfabeta di ritorno è il prodotto di una nuova fase dell’industrializzazione. Un sistema economico, il cui problema non è più la produzione ma il consumo, non sa più che fare di un’armata di rincalzo ben disciplinata. Ha bisogno di consumatori qualificati».

Cosa perde chi non legge

Chi non legge dovrebbe riconoscersi in questo ritratto. Certo che se guardandosi allo specchio si vedesse come nella descrizione di Enzensberger, non potrebbe essere soddisfatto di sé. A nessuno piace, se ne prende coscienza, una “sopravvivenza” sia pure indisturbata, perché a tutti piace vivere e non sopravvivere all’interno di un meccanismo che determina le scelte e quindi annienta la libertà. Difatti è proprio questo che si perde col non leggere: si perde non solo l’informazione, quella superficiale che si acquisisce attraverso i nuovi mezzi comunicativi, si perde anche quella conoscenza articolata che ci fa riflettere e capire se l’informazione che ci arriva è vera, falsa o parzialmente vera. La conoscenza è un processo complesso che avviene e matura attraverso il rapporto con gli altri, con lo studio di quello che gli altri hanno nel tempo ricercato e scoperto, in pratica con la scienza e il sapere.

Chi non legge si perde, perché forse non l’ha mai provato, anche il piacere di leggere.
Si tratta di un piacere particolare, a volte anche faticoso ma comunque rilassante, perché tagliando i fili con la realtà a volte pesante offre la meravigliosa possibilità immaginaria di vivere altre vite, di entrare per un po’ nelle emozioni, nel diverso sentire, nella psicologia, per così dire, di persone e situazioni anche diverse e lontane. Pura evasione dal vivere?
Di certo è arricchimento della fantasia che consente di immaginare e progettare, di penetrare la realtà delle cose. Si torna al nostro vissuto a volte più leggeri e con logiche diverse. Perché i viaggi in un mondo fantastico e immaginario non restano a se stanti, hanno un diretto rapporto con la realtà: anche l’arte e la letteratura infatti, pur trasportando in mondi irreali, sono utili perché da quei mondi si torna sempre arricchiti da una benefica esperienza.

L’apprendimento del leggere

La principale fonte di comunicazione tra gli esseri umani è ed è stata indubbiamente la parola.
Ma la parola oralmente pronunciata è una fonte caduca che non solo può essere dimenticata ma può anche essere resa sempre più tenue e semplificata nel tempo.
Scrittura e lettura hanno invece permesso nei secoli una sempre più complessa trasmissione delle conoscenze, tanto che si può dire che il progresso scientifico è legato a questi strumenti. Recenti studi hanno mostrato che la scrittura e la lettura non hanno una parte ad esse dedicata nel nostro cervello, come ha invece la parola (questo, sostiene Maryanne Wolf, per motivi evolutivi: troppo poco tempo sarebbe passato dall’invenzione di queste attività).

Il cervello è però una struttura ricettiva e può formare e sviluppare questa parte se l’apprendimento dell’alfabeto avviene nei tempi e nei modi giusti. Da qui le indicazioni che la mente del bambino sia stimolata e arricchita fin dalla nascita (c’è chi sostiene anche prima della nascita con racconti di storie che sarebbero udite dal bambino attraverso la madre) verso la conoscenza e il contatto fisico con libri e lettura.
A pensarci bene il bambino, fin da quando viene al mondo, apprende con rapidità straordinaria, assimila tutto quello che gli è consentito dall’esperienza. Per questo sono nati i libri da leggere prima di leggere, come i libri della culla, del bagnetto, della pappa, della cacca… Libri che, prima con sole immagini a poi anche con parole scritte, abituino il bambino a un naturale e ludico rapporto con la carta stampata. Con questo sviluppo il bambino giunge a una capacità di lettura che in qualche modo dovrebbe nel tempo farsi sempre più ricca e articolata, sempre più complessa e logica. In tutto questo non va sottovalutata la creatività: durante la crescita il giovane dovrebbe partecipare anche con iniziative proprie alla stesura di testi.

È l’idea di fondo della pedagogia attiva: il bambino che cresce non è solo fruitore di testi ma anche inventore di testi: pensiamo al giornalino scolastico di Freinet e Lodi, ma anche ai testi dei ragazzi di Barbiana o alla reinvenzione di favole come propone Rodari o alla proposta della scuola democratica e attiva di Dewey, di Dottrans, di Cousinet e di tanti altri. Il ragazzo comunica nei suoi testi i suoi pensieri e li confronta liberamente con quelli degli altri (compresi i pensieri dei libri che legge), così crescendo si arricchisce culturalmente e pratica la democrazia, che in fondo è confronto di idee e rispetto di idee diverse. Generalizzando il concetto si giunge al rispetto delle culture, delle religioni, dei generi diversi.
Quando invece vediamo nella carrozzina il bambino che abilmente smanetta sul cellulare e si incanta di fronte alle immagini che scorrono sotto i suoi occhi, non ci rammarichiamo per il gusto che prova in quell’attività, ma per due principali motivi.
Il primo perché sentiamo che tutte le indicazioni pedagogiche sulla crescita del bambino a cui si è fatto cenno sono saltate, compresa l’educazione estetica: le immagini che scorrono sul cellulare sono di variegata provenienza, spesso deprecabile quando non pericolosa, e la loro qualità si presenta in un miscuglio che confonde e non aiuta alla formazione di alcuna logica.
Il secondo perché capiamo che sta saltando anche l’apprendimento graduale della lettura sulla cui conseguenze non sappiamo, temiamo però che avvenga un po’ quello che avviene nell’analfabeta adulto quando impara a leggere direttamente su strumenti elettronici, dai quali difficilmente si staccherà per passare a una lettura che non sia quella legata alla pura informazione. Con le perdite dette.

Mai come oggi è vero che lo strumento è anche contenuto (M. McLuhan). Dobbiamo dunque arrenderci di fronte allo sconvolgimento pedagogico delle nuove tecnologie? E mentre ne prendiamo atto ci chiediamo anche se davvero questo sia l’aspetto più preoccupante. Se guardiamo al futuro nuovi scenari si presentano con l’intelligenza artificiale e con le sempre nuove e raffinate tecnologie che spaventano e creano preoccupazioni soprattutto per i giovani. È naturale, l’umanità crea il nuovo e di esso ha paura perché sa che i cambiamenti sono a volte incontrollabili e pericolosi.
Sono timori vani, il nuovo non si arresta anche se rende inutili vecchi strumenti e vecchie competenze. Ma è anche portatore di nuove conoscenze e competenze: il marinaio o il boscaiolo non riconoscono più i segni della natura con cui si orientavano, ma possiedono strumenti artificiali che permettono una navigazione più sicura in mare aperto e un cammino più sicuro anche nella jungla. Rispetto ai pericoli… Certo ci sono, pensiamo che sia una questione in cui entra anche il controllo democratico sull’uso del nuovo.

Se questo sarà possibile, benvenuta intelligenza artificiale, auguriamoci che essa possa creare una svolta positiva in tutti i campi, in primo luogo in quello della lettura, della cultura, della coscienza umana.

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