#332 - 10 giugno 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 1° marzo, quando lascerà il posto al numero 347. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Televisione

Televisore gioia e dolore

Zapping

Frammenti semiseri di cronaca televisiva

di Luigi Capano

Con il timido affacciarsi della stagione estiva riappare su RA1, quotidianamente, una delle nostre trasmissioni preferite, Techetechete’, un collage tematico di videoframmenti d’archivio che ripropone con levità e sapienza la lunga storia della televisione italiana.

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Ha dato l’abbrivio il meritato omaggio ad uno dei pionieri del teleintrattenimento, il conduttore per antonomasia, il celeberrimo Pippo Baudo, per tanti decenni protagonista indiscusso del piccolo schermo. E’ stata l’occasione per ritrovare personaggi familiari che non sono più tra noi, come Raffaella Carrà, Delia Scala, Corrado ma anche altri che, per motivi anagrafici forse, si sono via via defilati, come Lorella Cuccarini e Marisa Laurito. Il tempo è un gran divoratore, ghiotto e impietoso…quanti volti si sono affacciati lungamente o per un istante, quanti si sono l’un l’altro avvicendati coltivando forse un’effimera speranza d’eternità, su quel luminoso telepalcoscenico a noi cosi illusoriamente vicino…

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E poi ci accorgiamo, riandando al passato, che la TV odierna è invasa, colonizzata dai politici di ogni colore, presenzianti sempre e ovunque: il techetechete’ del futuro li vedrà protagonisti totali, alonati di quella prevedibile e maccheronica parlata gergale che li contraddistingue: “ Senza se e senza ma…e poi mi taccio….le do una notizia…si deve solo vergognare…”. Deo gratias, almeno la cacofonica “resilienza” è stata per il momento accantonata…

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A Domenica in la schietta Mara Venier si rivolge alla madre del minus habens che ha ucciso la fidanzata incinta di sette mesi (Sgarbi dalla Palombelli ha usato, non a torto, il termine “bestia” ma noi ci stringiamo al più asettico latino per un antico sentimento di zoofilia) con queste parole: “Signora, lei ha fatto un’intervista dove dice «Perdonatemi, vi prego di perdonarmi perché mio figlio è un mostro». Sì signora, suo figlio è un mostro”. Apriti cielo! Nel web, sui social si è scatenato un putiferio, a tal punto che la conduttrice è stata costretta a tornare sull’argomento e a chiedere scusa. Che disastro epocale! Decenni di sociologismi spicci, di piagnistei quaresimali, di mantrici mea culpa sulle povere vittime della società che in fondo in fondo non hanno colpa se non di essere nati in questo sporco mondo, hanno prodotto- lo vediamo anche dinanzi a questo ennesimo crimine - un cataclisma etico senza precedenti. Tanto che da più parti perfino si solidarizza e ci si identifica più volentieri con il carnefice che con la vittima la quale – ce lo aspettiamo- verrà prestissimo dimenticata dalle cronache (a meno che non sia un ladro o un qualche genere di criminale, beninteso). E allora, Che fare? Direbbe Lenin buonanima. Non abbiamo, ovviamente, ricette per fronteggiare questioni così inveterate e complesse. Ma qualcosina ci va di dire. Tanto per cominciare occorrerebbe, a nostro avviso, arrendersi all’evidenza che gli uomini non sono uguali e che il progetto-uomo non sempre va a buon fine, come palesa il caso in questione, nonostante vetuste ideologie ottocentesche ancora in voga urlino il contrario. I problemi sociali (come la tragedia di cui si parla) non si risolvono sul piano sociale. E’ sempre soltanto dal pensiero che proviene ogni tabe sociale. Cercare di risolvere i malanni della società dando di piglio alle solite riforme, legislative o di altro genere, equivale a tentare di radersi la barba grattando lo specchio: il riflesso non è la faccia. Decenni di martellante propaganda ideologica hanno provocato la catastrofe morale che è sotto i nostro occhi e venirne fuori non sarà operazione facile.

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