#310 - 29 giugno 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Fotografia

Mai vestire con fregio contraffatto

Londra - Wimbledon

La patacca

di Guido Alberto Rossi

Chi portava giacca e cravatta negli anni 60/70, si ricorderà che era di gran moda vestire un blazer blu, con bottoni metallici (meglio se dorati) e uno stemma o simile, per dirla alla romana: una patacca, sulla tasca sinistra.

Avevo capito che se mi vestivo con la giacca e la cravatta i vari portinai delle case editrici, non mi dicevano più che dovevo prendere l’entrata dei fattorini, non che avessi complessi di casta, era principalmente una questione di distanze da percorrere prima di arrivare nelle varie redazioni.

La pataccaLa pataccaLa patacca

Così un giorno a Hong Kong, (dove in 24 ore ti fanno un bel vestito su misura a buon prezzo) mi compro un bel blazer con tanto di bottoni dorati ed una magnifica patacca ricamata dall’aria importante.

La pataccaLa patacca

Siamo a giugno del 1969 e mi chiama il grande Gianni Clerici (con cui sarei dovuto andare a fare un viaggio in Africa con un rivoluzionario fuori strada a sei ruote, che però non funzionava neanche a Milano) e mi propone di andare a Londra con una Ferrari Dino a fotografare il tennis a Wimbledon.

La patacca

Non ero mai stato a Londra, men che meno in Ferrari e ovviamente dico di sì, ma non avevo mai fotografato il tennis e per esperienza sapevo che le riviste tecniche non solo pagano poco ma hanno già tutte dei bravi fotografi e quindi era meglio pensare a qualche altro servizio da fare in loco per cercare di andare in pari con i costi.

La pataccaLa patacca

All’ epoca collaboravo con Storia Illustrata e la cosa più intelligente che mi viene in mente è fare un servizio sulle Royal Guards (le guardie della regina con corazza e colbacco). Il giorno dopo avevo la solita partitella a tennis con Mario Lombardo, Alcide Paolini e il direttore di Storia Illustrata Carlo Castellaneta così, dopo che io e Mario veniamo stracciati dal direttore che ovviamente è di buon umore, ne approfitto e butto lì l’idea delle Royal Guards, accetta al volo. (fino a qualche anno fa bastava la parola del direttore, oggi un’amica che ha un’agenzia fotografica mi ha raccontato che i direttori odierni si rimangiano anche le fatture con le cifre pattuite e firmate).

La patacca

Mi attivo con il consolato britannico, spiego il progetto e con perfetta efficienza organizzano il tutto con tanto di pranzo con il generale delle Royal Guards ed il suo addetto stampa, basta che una volta a Londra ci mettiamo d’accordo sulla data.
La cosa più piccola di una Ferrari Dino è il bagagliaio e visto che siamo in due, anche se con i panni ridotti al minimo e piegati in sacchetti di plastica e messi direttamente nel mini-rettangolo indicato come porta bagagli, rinuncio a qualche capo ma non al mio blazer pataccato.

La pataccaLa patacca

Mi ero documentato bene sui cinque regimenti che compongono le Royal Guards in modo da non far brutte figure e soprattutto sapere cosa chiedere di poter fotografare durante il pranzo con il generale.

La pataccaLa patacca

Avevo da qualche tempo iniziato una collaborazione con il Sunday Times e mi sembrava una bella cosa andare a conoscerli di persona. Mi danno appuntamento al mattino prima del grande pranzo e quindi puntualissimo mi presento al giornale, ben vestito con la cravatta ed il mio blazer, fortunatamente c’è un portinaio ex veterano delle guardie che mi accoglie con grande gentilezza e indicando la patacca, mi dice che anche lui era nei Granadier Guards, e mi chiede se ne faccio ancora parte. Lì per lì non capisco poi mi si accende una lucina e mi viene il dubbio che la mia patacca sia lo stemma del regimento, gli confesso che l’ho comprata insieme al blazer a Hong Kong, mi gela con la sguardo e mi rimprovera educatamente, se fossimo stati in un pub, sicuramente mi avrebbe tirato un cazzotto. Umilmente gli chiedo se ha una forbice o un coltellino per staccarla immediatamente, gli spiego cosa faccio e che dopo vado a pranzo con il generale e che grazie a lui (e alla Dea Fortuna dei fotografi) non finirò fucilato.

La pataccaLa patacca

Il pranzo, cibo a parte è andato benissimo al punto che mi faranno fotografare tante belle situazioni e mi offrono anche un viaggio a Belfast, dove il regimento delle Welsh Guards è in azione, senza il colbacco di pelo d’orso. Mi sono immaginato varie situazioni che sarebbero potute succedere, se mi fossi presentato con la patacca e nessuna prevedeva il caffè a fine pranzo. Non ho mai più ricucito la patacca sulla tasca.

La patacca

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