#282 - 20 marzo 2021
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 23 aprile, quando lascerà  il posto al numero 284. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non sà ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità  e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Piccoli Grandi Musei Italiani

Pesariis (Udine)

Museo Casa Bruseschi

di Alessandro Gentili

Grazie ai documenti risalenti al 1410, che troviamo nell’archivio parrocchiale di Pesariis, sappiamo che la famiglia Bruseschi era presente nel paese già nel XV secolo. Secondo alcuni esperti in toponomastica il nome Bruseschi indicherebbe la presenza di vegetazione arborea e, molto probabilmente, deriva dall’antica consuetudine di procedere alle operazioni di disboscamento con la tecnica dell’incendio. Alcuni membri della famiglia furono autorevoli personaggi della comunità, molti di essi intrapresero la vita ecclesiastica.
Le proprietà della famiglia testimoniano la consolidata posizione nella società, essendo legati anche al mondo agricolo, possedevano vari orti, prati e terreni arativi; i beni immobiliari quindi, erano molto numerosi, nel Sommarione del 1815 tutta la zona antistante la casa era indicata come Sabrusesche.

Museo Casa Bruseschi

Nel primo Quattrocento esistevano due ceppi distinti dei Brisesco, uno risiedeva nella “casa da Bertala” dall’antico soprannome dato a questa famiglia, dove oggi si trova il Museo etnografico, l’altra parte della casata, invece, dimorava nell’odierna “Sot la Napa”. La famiglia si unì nel Settecento quando due esponenti dei rami Bruseschi, Maria e Bortolo, si sposarono. Gli assetti patrimoniali cambiarono nella prima metà dell’Ottocento quando un ceppo della famiglia andò estinguendosi e la maggior parte delle proprietà passò nelle mani di Pietro e del fratello sacerdote Nicolò.
Il loro patrimonio andò aumentando poiché si legarono ad altre famiglie agiate delle zone circostanti, per questo motivo alcuni oggetti che troviamo all’interno della casa sono di provenienza diversa da quella della famiglia da Bertala, ma abilmente assemblati in maniera da ottenere un bell’esempio di casa carnica.

La Casa Bruseschi rappresenta la tipica residenza signorile carnica del Seicento e Settecento; si tratta di un grande edificio a pianta rettangolare che si sviluppa su tre piani, con copertura a capanna. L’intera costruzione è stata donata negli anni Sessanta alla Parrocchia di Pesariis da Dorina Bruseschi, ultima esponente della famiglia.
Nel prospetto le aperture sono disposte in modo simmetrico; le finestre, di forma rettangolare, hanno i davanzali aggettanti e le cornici modanate, così come i pulvini e la chiave di volta del portale a tutto sesto, sovrastato da una formella in ceramica dipinta che raffigura la Madonna dei Fulmini.
Come nella maggior parte dei palazzi di tipo veneto, all’interno i locali sono disposti in maniera simmetrica rispetto alle scale, che qui troviamo in posizione decentrata e ruotate di 90°. Al piano terra e sulle scale il soffitto è con volte a crociera in modo da rendere l’intera struttura più solida, in grado di sopportare carichi maggiori e allo stesso tempo la proteggeva dagli incendi, in passato molto frequenti.

Museo Casa Bruseschi

Al piano terra si trovano la cucina e il focolare, centri della vita domestica, con la sala da pranzo e un piccolo tinello che fungeva da deposito.
Ai piani superiori la distribuzione degli interni si ripete, con le camere da letto e un piccolo soggiorno-studio al primo piano. Il fuoco era acceso al centro del focolare, e secondo l’agiatezza della famiglia nel focolare potevamo trovare vari utensili e strumenti, molti di questi erano di ferro, materiale che non si trovava nella valle, veniva importato da Nord e, al contrario del legno non era molto decorato poiché la fattura di questo tipo di oggetti era legata a soddisfare le esigenze di uso domestico, come ad esempio le mulette, i tirabronze, le palette e i soffietti per il fuoco o gli spiedi e i girarrosti per la cucina. L’oggetto di ferro battuto più caratteristico che dominava nella stanza era l’alare, il cjavedal, costituito da due montanti verticali fatti di ferro robusto con gli spigoli smussati. A circa un decimo dell’altezza dei due ritti verticali, dalla parte inferiore, è saldata una sbarra appiattita che sosteneva la legna che bruciava sul fuoco; i piedi dell’alare sono foggiati a volute arricciate all’estremità punzonate o incise con disegni geometrici. Ai ritti venivano appesi vari utensili, e nelle due ali sorrette da essi erano appese le catene con uncini che servivano per accostare i paioli alle braci, infine, potevano esserci due brevi bande arcuate con dei fori fatti per sostenere gli spiedi.

Sotto la cappa troviamo il cjadenaz, una catena dove veniva appesa un’ampia caldaia in rame per avvicinarla al fuoco e poter cucinare; intorno al focolare lungo due o tre lati girava la panca o c’erano degli sgabelli, dove le persone si sedevano durante le veglie invernali. La cucina rappresenta, insieme al focolare, il centro dell’attività della tipica famiglia carnica. All’interno di essa c’era un lavello in pietra sagomata, chiamato seglar, sopra erano appesi secchi di rame a forma cilindrica con il fondo leggermente bombato, usati per attingere e contenere l’acqua e, il buinc, un bastone di legno liscio o intagliato, ricurvo e un po’ cedevole che veniva appoggiato sulla spalla, nei due ferri piegati posti alle estremità si appendevano i secchi quando si andava a prendere l’acqua alla fontana. Altri recipienti molto diffusi nelle case erano i bronzini, treppiedi di bronzo di forma ovoidale con due anse piegate a gomito con incisa la data e, in alcuni di essi, simboli sacri. Erano appesi sotto il lavello in ordine scalare dal più piccolo di mezzo litro al più grande che poteva arrivare a contenere fino a 12 litri. I brondins, che si possono trovare anche nella valli ladine più occidentali, erano usati per cuocere lentamente le pietanze sulle braci del focolare. In cucina troviamo anche le credenze di legno dove erano contenuti vari utensili e i piatti di peltro o di ceramica verniciata come quelli della Ditta Galvani di Pordenone, con le loro caratteristiche decorazioni a fiori, oppure le casse in legno, o madie, destinate a contenere granaglie e farine. Un oggetto tipico che era appeso al muro era il sedonar, ossia il portaposate, solitamente di forma semicircolare o semiovale con il fondo forato, fatto da piccole assi di legno curve e tenute ferme da un passante dello stesso materiale.

Museo Casa Bruseschi

Il mobilio delle camere da letto era essenziale, vi troviamo i letti, gli armadi, la cassa panca e l’inginocchiatoio. I letti erano in legno impreziositi dalle testiere decorate con ornamenti semplici di forma geometrica o floreale. Accanto al letto solitamente era posto l’inginocchiatoio, uno dei mobili più diffusi, costruito come una piccola credenza con lesene ed uno sportello centrale riccamente decorato con varie cornici ed elementi intagliati. Nella parte in alto e nel gradino erano nascosti dei cassetti. In casa Bruseschi vi sono vari armadi di epoche diverse fra di loro, il più interessante è quello datato 1741 lavorato ad intarsio e ad intaglio. Il mobile che troviamo con più frequenza nelle case carniche è la cassapanca, infatti, non mancava neppure nelle case più modeste. Mediamente una cassapanca misura tra i 160 e i 180 centimetri di lunghezza mentre la larghezza e l’altezza sono circa un terzo di essa; la struttura è molto semplice ed il materiale usato per le assi è il legno di noce. Ciò che rende la cassapanca un oggetto molto pregiato sono le decorazioni, il lato posteriore veniva lasciato allo stato grezzo ed i fianchi raramente erano decorati, l’ornato si concentrava solo nella facciata che solitamente era divisa in tre scomparti, due larghe lesene laterali e la parte centrale riccamente intagliata.

Per quanto riguarda i motivi della decorazione possiamo notare che gli stili cambiano a seconda delle vallate e, nella Val Pesarina quello più diffuso è la foglia d’acanto che creava elaborati intrecci e rosoni con capricciose volute. La cassapanca era considerata un mobile molto importante perché conteneva il corredo dato in dote alla sposa, proprio per questo motivo, su di esse erano concentrate l’ingegnosità e la perizia degli artigiani locali. Lo studio è un ambiente di lavoro legato alla professione di avvocato svolta da Giovanni Battista Bruseschi verso la metà del Settecento. Qui possiamo ancora trovare fascicoli di cause, registri di contabilità e altri documenti insieme a materiale di cancelleria e a vari ritratti di famiglia.

Museo Casa Bruseschi

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