#108 - 20 ottobre 2014
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Musica e Strumenti

suoni lontani

Zamfir e il flauto di pan

cultura Huari dall'altipiano andino

di Giada Gentili

Chi può mai essere stato Gheorghe Zamfir? (questo tipo di domanda, la stessa in pratica, se la pose il poeta Rilke quando gli capitò tra le mani un volume di poesie, "Sebastiano in sogno", di un altro poeta, allora sconosciuto, George Trakl. Eravamo in piena prima guerra mondiale. E' quel tipo di domanda che nasconde sorpresa ed incredulità positiva).

Zamfir e il flauto di panZamfir e il flauto di pan

Una sera di molto tempo fa ero in casa di un amico, appassionato di dischi in vinile (una passione oggi di moda tra i radical-chic ), che ebbe l'idea di prenderne uno e di farci sentire lo straziante suono del flauto in una melodia che ricordai subito. Era la colonna sonora del film di Peter Weir "Picnic ad Hanging Rock" (1975). Andai a vedere la copertina e mi ritrovai sotto gli occhi il nome di questo Zamfir, illustre virtuosista di flauto rumeno. Chi l'aveva mai sentito nominare?

Zamfir e il flauto di panZamfir e il flauto di pan

Tutti coloro che hanno visto il film, la ricorderanno subito: è una di quelle musiche assolutamente incancellabili che, come le madelaine di Proust, fanno balzare alla memoria l'opera che l'accompagna, in questo, un film (tipo il tema di Lara del "Dottor Zivago" o la marcetta militare del "Ponte sul fiume Kway" o la struggente tromba del "Padrino").

Zamfir e il flauto di panZamfir e il flauto di pan

Il flauto di Zamfir è il flauto di Pan (Flauto di Pan o zampoña è utilizzato soprattutto negli altopiani andini, e in paesi come Bolivia, Ecuador, Perù e Colombia. Il suo sviluppo è iniziato intorno al V secolo dell'era cristiana, la cultura Huari o Wari, che si trova in Perù). Il soffio deve essere emesso a labbra strette, in modo da lasciare una fessura né troppo stretta né troppo larga, abbastanza per far passare un flusso d'aria leggera e veloce, da spingere sgonfiando i polmoni, per intenderci, senza movimenti dei muscoli addominali. Inoltre, bisogna accertarsi che il Flauto di Pan, abbia le canne secche, poiché se le canne si seccano man mano che lo strumento viene suonato, l'intonazione cambia e cala.

Zamfir e il flauto di panZamfir e il flauto di pan

Lento e inarrestabile, il suono di Zamfir nel "Picnic" conduce lo spettatore su per i misteriosi recessi delle rocce millenarie dove tre studentesse di inizio novecento andranno a perdersi: è come sentire il suono del piffero di quei suonatori indiani, detti incantatori, che ipnotizzano il cobra e lo inducono a fare quello che vogliono (in realtà il cobra è sordo e il piffero serve solo per i poveri turisti. Da segnalare che ai cobra "turistici" viene tolto anche il veleno. Beh, sembra di stare proprio a Napoli o giù di lì, non vi pare?).
Qui la musica di Zamfir e del suo flauto è irresistibile e lo spettatore sale anch'egli tra le rocce e si perde...

Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).