#105 - 22 settembre 2014
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 aprile, quando lascerà il posto al numero 261. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità e stupidità è che la genialità ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Musica e Strumenti

testimoni Harpo Marx e l'Arpa Birmana

Arpa

di Giada Gentili

ArpaArpa

La mia personale idea dell'arpa è legato al mitico Harpo Marx, uno degli irresistibili fratelli, forse il più irriverente, quello, per capirci, che era muto. Imparò a suonare l'arpa da autodidatta, non eccellendo né nella danza né nel canto.
Lo zio Al Shean gli mandò un'arpa (anche se nell'autobiografia di Harpo, è scritto che fu sua madre Minnie Marx a mandargliene una). Harpo imparò come imbracciare propriamente il suo nuovo strumento trovando in un negozio l'immagine di una ragazza che suonava l'arpa. Nessuno in città sapeva come suonarla così Harpo l'accordò come meglio poteva: a senso.

Tre anni dopo scoprì che il suo modo di accordare lo strumento era sbagliato, ma nonostante diversi tentativi di raggiungere un'impostazione corretta, continuò sempre a suonare alla sua maniera (pare che addirittura dei maestri di arpa che egli chiamò per prendere lezioni rimasero affascinati dalla sua strana tecnica).
Harpo ottenne il suo nome d'arte durante una partita di carte al teatro Orpheum a Galseburg nell'Illinois: il padrone del teatro (Art Fisher) lo chiamò Harpo perché suonava appunto l'arpa (in inglese harp).

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Vorrei citare inoltre un film straordinario: "L'arpa birmana" del 1956 di Kon Ichikawa. E' la storia di un soldato della seconda guerra mondiale che diventa un bonzo per espiare una colpa. Un senso di struggente e universale pietas pervade tutto il film, accompagnato spesso dal ritornello suonato con l'arpa. Il soldato Mizushima, alla fine del lungo percorso, non se la sente di far ritorno a casa e lascia i commilitoni con queste parole: " Ho superato i monti, guadato i fiumi, come la guerra li aveva superati e guadati in un urlo insano. Ho visto l'erba bruciata, i campi riarsi... perché tanta distruzione caduta sul mondo? E la luce mi illuminò i pensieri. Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io non potevo che portare un poco di pietà laddove non era esistita che crudeltà. Quanti dovrebbero avere questa pietà! Allora non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana. Vorrei continuare in questa mia missione, continuare nel tempo fino alla fine. "

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Di tutti gli strumenti musicali l'arpa è il meno conosciuto e il meno suonato ma il cinema ha dato a questo singolare strumento una fama imperitura.
N.B. L'arpa è uno strumento cordofono a pizzico. Ha un'origine antichissima e i primi ad utilizzarlo furono gli egiziani nel 3000 a.C. Era conosciuto dagli ebrei. A Piasco, in provincia di Cuneo, c'è l'omonimo museo. L'arpa di Harpo Marx fu donata alla nazione di Israele.

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Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria ( Nicolò Tommaseo) - Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo ( Marguerite Yourcenar) - Nel teatro la parola è doppiament glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello (Pier Paolo Pasolini) - Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti (Gabriella Dorio) - La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole: essa non dipende da vittorie esterne, ma interne (Paramhansa Yogananda).