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Racconto

Le Buone Intenzioni

di Ruggero Scarponi

E’ inutile nasconderlo. Padre Donald era un gran bell’uomo. Di conseguenza la sua permanenza in una parrocchia variava da due a sei mesi al massimo. Durante questo tempo c’era sempre qualche devota, adolescente, nubile, vedova o sposata che finiva per minacciare spropositi se si vedeva respinta. La faccenda era diventata seria e i superiori non sapevano più a che santo votarsi.

Figliolo – ammoniva il Vescovo – figliolo, con le donne, occorre prudenza…Si, si lo so, non c’è bisogno che protesti tanto le tue ragioni, so benissimo che come sacerdote sei irreprensibile e come potrebbe essere altrimenti? Io stesso ti ho ordinato! Ti conosco per questo e certo non è colpa tua se il buon Dio ti ha fatto tanto bello da turbare le povere parrocchiane…Eppure, in questi casi, come dire, un po’ speciali… bisognerebbe agire con scaltrezza. Vedi figliolo che una parola buona, detta… con amore non metto in dubbio, ma…ma insomma… qualora desse la sensazione di una comprensione, come dire…intima…per una giovane, sensibile, eccitabile…capisci! O…o anche un sorriso un po’ troppo esibito, da una bella bocca, o una stretta di mano calda e vigorosa, a volte, figliolo, possono, “potrebbero” significare, dar a intendere, come dire, per fraintendimento, una disponibilità… se posso dire. Insomma, se non fosse così poco ortodosso, mi verrebbe da dire che se un prete è come te, forse dovrebbe sforzarsi di tenersi il più lontano possibile dalle donne…se posso dire, caro Donald.

   

Padre Donald aveva ascoltato serio e attento e appena il prelato ebbe terminato di parlare si buttò ai suoi piedi e gli baciò la mano, con devozione.

- Padre mio – disse a capo chino, aggrappato alle mani del vecchio pastore – che debbo fare allora? Ditemi voi, la mia vita appartiene a Cristo e alla Chiesa.

- Bravo, bravo figliolo – annuì il vescovo – vedremo, ragioneremo... intanto per qualche giorno mi farai il piacere di alloggiare qui in vescovado lontano…da occhi…ci siamo capiti, non è vero?

Il sacerdote non fece alcuna obiezione e la sera stessa traslocò dalla parrocchia con sommo dispiacere di una certa Angelina, ahimè giovane sposa cui padre Donald aveva fatto girare la testa dal giorno stesso che ne aveva celebrato il matrimonio.

- Signore mio – pregò il vescovo appena fu solo in camera dinanzi al grande crocefisso di legno, dono della diocesi per il suo insediamento – purtroppo, questo non è un caso semplice. Si può forse rimproverare una creatura per i doni di cui l’hai compensata? Eppure se questi doni suscitano turbamento…insomma che ne facciamo di padre Donald?
Monsignore aveva questa radicata abitudine. Rivolgersi direttamente al Signore durante l’ufficio serale per trovare la giusta disposizione d’animo, la necessaria serenità nel prendere le decisioni più spinose.

   

Dopo aver rivolto la domanda, l’anziano religioso, sprofondava nella preghiera e poi si coricava tranquillo, con l’animo leggero, sicuro che l’indomani avrebbe trovato la soluzione ai suoi problemi e a quelli del gregge di cui era custode e pastore.
Infatti, al mattino seguente, compiuti i sacri doveri e prima di ritirarsi nello studio per affrontare il lavoro ordinario, pensò di convocare in colloquio riservato la signora Annalisa, l’anziana guardarobiera.
- Senti Annalisa, vado subito al punto, mi serve una consulenza.
La donna ci restò di sasso quando il vescovo le parlò in via di estrema riservatezza. Lei che s’aspettava una consulenza su una stoffa o sul modo di inamidare una cotta si sentì chiedere:
- Annalisa, secondo te Padre Donald è un bell’uomo?
La povera donna alla domanda sgranò gli occhi e poi quasi temendo che il religioso volesse burlarsi di lei, rispose:
- Che domande mi fa Eccellenza, vuol farmi arrossire?
- No, dico davvero Annalisa. Rispondi con tutta sincerità e da qui non uscirà niente di quanto mi dirai.
- Beh allora… – rispose rassicurata la donna – e certo che Padre Donald, con rispetto parlando, è un gran bel pezzo di prete.
- Bene. Questo, Annalisa, lo supponevo già, ma dimmi, cos’è in lui che affascina tanto le donne che non lo si può tenere in una parrocchia senza che ne nasca qualche scompiglio?
- E come si fa a dirlo Eccellenza? Queste son cose che vanno da sé. Uno ti piace perché, perché…
Il vescovo attendeva paziente che Annalisa rivelasse finalmente il segreto di padre Donald, ma la donna si era incartata in una serie di argomentazioni e giustificazioni dalle quali non ne veniva fuori.
- Eccellenza che vuole che le dica… forse è lo sguardo. Quando ti guarda, quello lì, una donna, si sente dentro una cosa strana che è difficile da dire Eccellenza.
- Ho capito – concluse il Vescovo – grazie Annalisa, il tuo aiuto mi è stato prezioso.
- E’ chiaro che uno così non può lavorare nella pastorale, - rimuginò tra se il vescovo, appena ebbe congedato la donna.- Ora si tratta di collocarlo in luogo adatto, povero figlio, altrimenti a tenerlo troppo tempo a “bagno-maria” potrebbe andare in depressione. E cosa mai potremmo assegnargli? Ci dovrò pensare.
E ci pensava Sua Eccellenza. Al mattino appena alzato, durante la passeggiata pomeridiana e ogni qualvolta qualcosa gli ricordava l’inconsueta vicenda di cui doveva occuparsi.
- Se il problema è lo sguardo – rifletteva, - si potrebbe fargli indossare degli occhiali scuri ma non
si può certo obbligarlo a portarli. E poi a conti fatti potrebbe risultare persino più attraente.
Cominciava pure a spazientirsi.
Con tutto il daffare che ho… – Povero me – si lamentava – l’unica soluzione sarebbe di rinchiuderlo, ma non sarebbe giusto, non sarebbe cristiano. D’altronde di lui mi fido. Sono le donne invece a essere un pericolo ed è mio dovere difenderle, preservarle dalla tentazione.

   

Insomma i giorni passavano e anche Padre Donald cominciava a stancarsi di quella forzata inattività a parte i piccoli servizi che svolgeva in vescovado.
- Padre mio – si rivolgeva supplice al vescovo – mandatemi in missione. Dove c’è la guerra, la carestia! Forse questo è il volere di Dio, che io mortifichi i miei talenti e li offra in sacrificio per i più deboli.
- Potrebbe funzionare – approvò il vescovo – chi pensa a un bell’uomo, in mezzo alla guerra o quando non si ha di che riempire la pancia? E poi padre Donald è uomo di Dio e ben preparato, potrebbe fare molto bene in certi luoghi.
Detto fatto. In men che non si dica il buon sacerdote fu spedito dall’altra parte del mondo. In uno dei più cruenti teatri di guerra. Il suo fisico sano e robusto lo avrebbe sostenuto nella difficile prova.
Come aveva supposto Sua Eccellenza nelle condizioni in cui si trovò a operare Padre Donald non ci fu posto per la sua avvenenza e la sua azione si svolse benefica e serena. Egli era infaticabile. Ovunque ci fosse un sofferente o un moribondo egli era lì a sostenere, confortare, rianimare. Alla curia fioccarono valanghe di elogi, da parte di enti governativi e religiosi che esaltavano l’impegno umanitario di Padre Donald.
- Meno male – si disse Sua Eccellenza – Il Signore suggerisce sempre le soluzioni, se si ha la fede di chiederle.
E tuttavia una mattina tra tanti messaggi che come d’abitudine invadevano la scrivania di Monsignore, ve ne fu uno che lo fece saltare sulla sedia. Padre Donald era scomparso.
Da alcuni giorni si era recato a portare i sacramenti a un gruppo di nativi, da poco convertiti, nel folto della giungla e di lui si erano perse le tracce.
- Debbo andare a vedere – affermò risoluto Sua Eccellenza – non posso abbandonarlo laggiù, oltre che essere un mio figlio spirituale è un po’ colpa mia se si trova nei guai.

Nonostante l’età avanzata Sua Eccellenza si assoggettò a un viaggio lungo e faticoso per giungere nella lontana terra dove era situata la missione. Di lì con piglio fermo e grande determinazione si impegnò a ricostruire le ultime vicende di Padre Donald fino alla sua scomparsa. Il prelato scrutava interrogava chiedeva supplicava e alla fine qualcuno gli parlò di una strana storia che circolava nei villaggi da qualche tempo.
- Di che si tratta? Fatemi capire. – chiese con insistenza. E non ottenendo sufficienti chiarimenti, ordinò che si organizzasse al più presto una spedizione. Avrebbe setacciato l’intera giungla se fosse stato necessario, ma avrebbe ritrovato il suo caro figliolo. Così con grande risolutezza si mise in cammino. Per giorni dovette subire l’assalto degli insetti, il caldo afoso, l’umido appiccicoso della notte e i miasmi delle paludi prima di giungere presso la tribù dove si sarebbe dovuto trovare Padre Donald.
- Presto, se qualcuno parla la lingua di questi uomini, – disse trafelato – chieda se hanno incontrato il nostro caro Padre.
Alle domande della guida il capo-villaggio indicò con il braccio teso una destinazione oltre le montagne che s’intravedevano appena tra la nebbia nel lontano orizzonte. Sua Eccellenza fu preso dallo sconforto. L’idea di continuare quel viaggio lo atterriva. Ma quanto c’era da fare l’avrebbe fatto e non sarebbe tornato indietro a mani vuote.
Mai monsignore avrebbe creduto di faticare tanto in vita sua. Dopo alcuni giorni d’incessante cammino, giunsero nel luogo indicato dal capo villaggio. Il posto era piacevole dopo tanta giungla inospitale. Un laghetto con le rive ridenti e folte di morbida erba, circondato da alberi, invitava al riposo.
Lì la natura sembrava aver trovato pace finalmente. Il clima era salubre e una fresca brezza accarezzava le membra come un autentico balsamo dopo le fatiche del viaggio. E se di padre Donald non si era riusciti a trovare traccia, pure una sorta di ottimismo era sopraggiunto a sostenere il morale della spedizione. Nonostante l’intrico della vegetazione, prima o poi l’ avrebbero trovato.
In effetti, non si vedevano tracce di villaggi né di attività umane lì intorno. La natura selvaggia occupava ogni spazio e i richiami dei numerosi animali della selva erano gli unici suoni che vi echeggiavano incessanti. Monsignore si guardò intorno perplesso alla ricerca di qualche possibile indizio. Tuttavia ordinò di approntare un bivacco per trascorrere la notte e prendere un po’ di riposo. L’indomani al risveglio alle prime luci dell’alba, avrebbero, tutti insieme, iniziato le ricerche.
Così Monsignore ritrovata la calma si concesse un’ora per fare una passeggiata e aver l’opportunità di recitare l’officio in solitudine.
Non si rese conto il sant’uomo di inoltrarsi nella boscaglia. Quando finalmente sollevò il capo per capire dove si trovasse, ebbe la sorpresa di uno spettacolo incredibile. A poche decine di metri di distanza scorse padre Donald. Subito avrebbe voluto chiamarlo, avvisarlo che finalmente erano giunti i soccorsi, ma si arrestò. Percepì qualche cosa di strano nel giovane sacerdote e a uno sguardo più attento si accorse che fumava, cosa insolita per lui. Aveva, inoltre, un’espressione assente, trasognata e aspirava da una pipa dal cannello dritto, lunghe boccate di un fumo denso, acre e un po’ nauseabondo. Non sembrava il padre Donald di pochi mesi prima, quando l’aveva accolto in vescovado. Dallo sguardo inconsueto, che non gli conosceva, affioravano bagliori di una personalità diversa, istintiva quasi ferina. Inoltre era sdraiato su di una lettiga al centro di un accampamento primitivo. La bella espressione, sicura e rassicurante che aveva incantato tante donne in città, era scomparsa dal suo volto per lasciare spazio a una maschera mobile e primitiva, quasi un ghigno che gli deformava la fisionomia. Era circondato da tanti animali che a un suo cenno gli si affannavano intorno per servirlo con mille moine. Si esprimeva, nei loro confronti ora a gesti imperiosi e minacciosi, ora con grugniti e suoni inarticolati. Monsignore restò a osservare la scena per qualche minuto, indeciso sul da farsi ma poi con orrore si avvide della terribile verità. Padre Donald sembrava diventato una sorta di capo-branco. Il maschio dominante di uno stuolo adorante di femmine…di scimpanzé.
Sua Eccellenza si sentì mancare e a stento riuscì a mantenersi vigile senza cadere in terra.
Guardava incredulo la scena.
Era qualcosa che non si poteva accettare, qualcosa di malsano, contro natura.
Ne fu veramente sconvolto, tanto che non gli riuscì nemmeno di avvicinarsi per tentare un approccio con quella “creatura” che una volta era stata suo “figlio spirituale”.
- Cristo! – esclamò come se si fosse risvegliato d’improvviso – perdonami Signore – aggiunse subito con atto di vera contrizione – Ma! Questa poi non è possibile! – Concluse scoraggiato.
Si prese il volto tra le mani e non riuscì a trattenere i singhiozzi.
- Dio mio, cosa ho mai fatto! – mormorò tra le lacrime.
Osservò nuovamente quella scena ripugnante e preso da un senso di rabbia afferrò un grosso ramo preparandosi a piombare sugli animali come una furia.
Ma in quel momento incrociò lo sguardo di padre Donald. Ne percepì il terrore e una vaga supplica accorata. Il ramo gli cadde di mano e non ebbe più il coraggio di farsi avanti.
Abbassò la testa e chiuse gli occhi. Meditò ancora qualche istante sul da farsi.
E senza perdere altro tempo, a testa bassa e con una mano stretta sul cuore come se dovesse cedergli da un momento all’altro, se ne tornò svelto sui suoi passi deciso a rientrare in diocesi il prima possibile.

(riferimenti a fatti e persone sono frutto di pura fantasia -
le immagini sono tratte dalla sceneggiato televisivo “Uccelli di rovo”)

   


Ti auguro la felicità di fare quello che fai nel migliore dei modi. Di correre il rischio di tentare, di correre il rischio di donare, di correre il rischio di amare (Pam Brown) - L’uomo rimane importante non pertchè lascia qualcosa di sé, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere (Goethe) - Non saltando, ma a lenti passi si superano le montagne (San Gregorio Magno) - L’aquila vola sola, i corvi a schiera; lo sciocco ha bisogno di compagnia, il saggio di solitudine (Johann Ruckert) - non c’è gioia nel possesso di un bene se non viene condiviso (Seneca)