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Alberi monumentali e animali

Coltibuono (Siena)

Cedro del Libano
a Badia Coltibuono

di Federica Fasciolo




Il cuculo (Cuculus canorus) è un  uccello della famiglia Cuculidae. E' voce  onomatopeica che deriva dal verso caratteristico "cu-cu, cucù" di questo uccello che in alcune regioni italiane è chiamato cucco, cucù, cuccù. La pronuncia corretta della parola è cucùlo.
E’ lungo circa 30–35 cm, ha un'apertura alare di 55–60 cm e pesa 70-160 g. Il piumaggio è sull' azzurro nella parte superiore, mentre nella femmina talvolta può essere rossiccio. Nella parte inferiore è più chiaro con strisce trasversali scure. Possiede zampe corte, ali lunghe e sottili alla fine, coda lunga, più grossa alla radice. E’diffuso in  Eurasia e in  Africa. Sverna in Africa meridionale mentre nidifica in  Europa e in Africa settentrionale.
Vive praticamente in ogni ecosistema, preferisce comunque i boschi, specialmente luminosi
e con un ricco sottobosco, di collina e pianura.
Il tipico comportamento del cuculo, ovvero di insidiare l'altrui nido, ha dato origine nella lingua italiana all'espressione "cuccare", inteso come "insidiare la donna altrui".

Terzo appuntamento con gli alberi monumentali d’Italia e secondo con quelli della Toscana, con un albero a me particolarmente caro: il cedro del Libano a Badia a Coltibuono (Si).

Situato nel comune di Gaiole in Chianti questo albero monumentale si trova in un luogo di particolare bellezza. Il nome Badia a Coltibuono deriva da Cultus boni, “del buon raccolto”, e si tratta di una ex-abbazia (nel tempo poi trasformata in villa) molto antica visto che recenti studi, che si sono avvalsi dei documenti storici degli archivi diocesani, fanno risalire le prime notizie addirittura alla fine del X secolo. Di proprietà dei monaci benedettini vallombrosani fino all’inizio del XIX secolo, nel corso del XV secolo l’abbazia entrò sotto il patronato di Lorenzo il Magnifico che ne favorì un ulteriore sviluppo. Nel 1810, durante il periodo napoleonico, i monaci furono costretti a lasciare Coltibuono e nel 1846 fu acquistata da un banchiere fiorentino, Michele Giuntini, antenato degli odierni proprietari.

 

Accanto alla ex-abbazia, alla base di una collina che da bosco si trasforma in prato, si erge maestoso questo vero e proprio monumento verde. Alto più di 20 metri e con una circonferenza di quasi 8 metri, il cedro del Libano è un albero di rara imponenza. Dal suo enorme fusto partono robusti rami che allargandosi coprono una superficie molto estesa che proietta sul prato un’ombra capace di regalare un po’ di sollievo anche nei giorni più caldi dell’anno. Il tutto immerso nel verde del bosco di abeti e conifere prima e misto di castagni e querce poi: un’apoteosi per gli amanti degli alberi, una meta imperdibile per tutti coloro che vogliono rigenerarsi a contatto con la natura.

Da segnalare infine che all’interno della Badia esiste un giardino botanico che è stato radicalmente restaurato nel corso degli ultimi anni ma che presenta elementi di particolare interesse.


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