Trump e Putin
di Giuseppe Cocco

I due vanno d'accordo? No semplicemente sono in sintonia, si direbbe gemelli prepotenti e arroganti col delirio di onnipotenza, separati alla nascita...
m° Fotografo fine art dal 1977. Narratore per immagini, filosofo, ascetico, lento, meditativo, contemplativo, macchina fotografica al collo e computer online. Professore (Accademia di Belle Arti) cultore della materia a contratto di fotografia ed elaborazione digitale e storia e linguaggio della fotografia. Responsabile nazionale fotografi UGL Creativi. Responsabile gruppo fotografi creativi della Galleria “La Pigna†dell'UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) Roma.
Ideatore di Penisolabella.it e della Comunità dei Creativi.

I due vanno d'accordo? No semplicemente sono in sintonia, si direbbe gemelli prepotenti e arroganti col delirio di onnipotenza, separati alla nascita...

La terra è gravemente malata e altrettanto i suoi abitanti, ma tutti preferiscono credere ai falsi medici mistificatori che prospettano medicine alternative per curare malattie vere raccontando realtà false per tranquillizzare con sirene ammaliatrici.

Le prime idee che suscita l’immagine di Trump e Zelenskij seduti uno di fronte all’altro in silenzio, sono senza dubbio legate alla forza generatrice di pace del pensiero di Papa Francesco che travalica la sua morte

Chi vi ricorda Fred Flinstones? Il mitico antenato di Hanna & Barbera, è la rappresentazione plastica di Trump.

Nella storia di come si sono evoluti i sistemi di rappresentazione del linguaggio attraverso mezzi grafici nelle diverse civiltà umane, appare che i sistemi di scrittura più completi sono stati preceduti da proto-scrittura, sistemi ideografici e/o all’inizio rappresentazione di simboli mnemonici.

Si dice che la testa di Dracula sia stata recisa dal suo corpo e inviata come dono al sultano di Costantinopolie che il suo corpo sia stato sepolto dal suo acerrimo nemico Basarab, nella chiesa dell'Assunzione del monastero dell’isola di Snagov in Romania.

La leggenda racconta che tale prodigio sia avvenuto la prima volta a causa di un sortilegio della Fata Morgana, la quale voleva convincere Ruggero I d'Altavilla, ultimo rampollo del nobile Tancredi, a conquistare la Sicilia, che in quel tempo era dominio degli arabi, servendosi della magia.

Le varie esperienze, vissute in prima persona talvolta anche in situazioni di pericolo, vengono narrate con aderenza alla realtà tramite immagini che presentano, a volte, una trasfigurazione immaginifica tale da renderle maggiormente ricche di fascino.

Siamo alla fine del viaggio, 6 pagine dedicate all'ultima tappa dedicata alla città di Reggio una delle porte della Magna Grecia, sulla strada che i Romani utilizzarono per raggiungere e conquistare la Sicilia; piazzaforte di tutti i popoli invasori di ogni provenienza.

Cassiodoro - Durante queste 6 pagine, ci troviamo a passeggiare lungo la ferrovia che dapprima traversa la foce del fiume che, come tutte le fiumare calabresi dopo tanta pioggia scorre in regime torrentizio torbido e giallo sporco, mentre il pensiero torna ai racconti di Cassiodoro che lo raccontava come un bel fiumicello che scorreva all'interno del suo Monastero, abbondante di pesci.

Mi apre il cuore sentirlo parlare in maniera entusiastica della mia amata Città. Tutto è meraviglioso, la cordialità è massima, perfino gli accattoni, i ragazzi che giocano per la strada, persino i fichi d'india, che nell'immaginario collettivo appartengono alla Sicilia, Gissing consiglia a chi li ama, d'andare a gustarli a Catanzaro.

Finalmente siamo giunti alla tanto agognata Catanzaro in cui rimarremo per 7 pagine, alle quali ne seguiranno altre 3. Per mezz'ora, il treno partito dalla Marina di Catanzaro sale lentamente, la velocità giusta per godere del paesaggio della lunga ed ampia valle che risale riccamente alberata con aranci, ulivi e fichi d'india ed agavi.

In questo capitolo il mio amico viaggiatore, via via che si riprende dalla malattia, comincia a sentirsi stretto e costretto agli "arresti domiciliari" e dimostra tutta la sua capacità di narratore di viaggi, dopo aver esplorato tutto ciò che avviene all'interno dell'albergo e i personaggi in commedia, cominciando a raccontare ciò che vede e sente dalla finestra della camera.

Questo fatto fa ripetere a Gissing che i Calabresi sono diversi dai Napoletani, perché si distinguono per la loro dignità ed io non posso che confermarlo per la mia esperienza. Ma dopo il piccolo ci si avvicina anche il più grande e stavolta per una curiosità inattesa: vuole sapere con insistenza se e quando restaureranno la Chiesetta.

Costa ionica: da Taranto a Metaponto a Crotone... Cocco viaggia a fianco di Gissing in questo lungo viaggio alla scoperta della Magna Grecia ispirandosi al libro-guida «By the Ionian Sea», il suo diario di viaggio alla conclusione del suo secondo viaggio in Italia nel 1897 nel quale in 100 pagine descrive la ricerca dei luoghi nei quali fiorì la Civiltà Magno Greca, alla luce del suo interesse umano e letterario per il mondo classico.

Dopo essersi tolto la curiosità infantile di vedere il luogo in cui fu sepolto Alarico Re dei Goti, il mio amico Gissing, approfittando dell'itinerario di attraversamento della Calabria da Ovest ad Est, trovandoci a Cosenza, decide di dirigersi a Taranto per la tappa iniziale del viaggio di scoperta lungo la Costa Jonica della Magna Grecia.

Il contatto umano è difficile per Gissing che guarda e viene ricambiato con sguardi interrogativi e curiosi; ama la solitudine e aggirandosi per il corso di Paola si lamenta, come Lawrence nel suo viaggio in Sardegna, del fatto che non esistano più i bei costumi tipici, sostituiti da una maniera di vestire comune e scolorita dell'età distruttrice.

Passeggiare per le stradine dove avevano passeggiato gli antichi scrittori, di quel mondo di sapienza e pensiero, lo scrittore avverte l’indispensabilità come difesa dalla modernità e dei conflitti della sua epoca. Dell’Italia ammira gli aspetti umani e della natura, l’atmosfera musicale e vibrante di luoghi che evocano un mondo magico in cui perdersi e ritrovarsi.

[...] Non ero mai andato nella periferia di Trieste che si stende sulla strada dell’Istria e di Pola. ... Le grandi strade, i grossi palazzi popolari, contro un cerchio di colline tristi, scure, senza forma [...] [...] Trieste finisce, con gli ultimi cantieri del porto, gli ultimi palazzoni, contro quelle tristi colline fumose, contro la cortina bianca del cielo.

Pasolini scrive sul diario:
[...] Solo io e Ischia.
Io e migliaia di cose, migliaia di persone.
Tutto nuovo.
Scende la sera.
L’intera Casamicciola è sul suo porticciolo... è la piena sagra
dei grandi giorni d’estate.
Prendo un piccolo pullman, anzi pulmàn, e in dieci minuti arrivo
a Porto d’Ischia. [...]

[...] Arrivo a Napoli verso sera ... Ceno da Ciro, fermato invano dalla Bersagliera in persona che mi trattiene per la camicia, poi dai camerieri della Zi’ Teresa. [...]
[...] I guaglioni si gettano in mare a raccogliere le monete gettate dagli stranieri. Girano intorno ai venditori di ostriche e cozze. [...]

Ancora il mese di Giugno 1959, 4 giorni con Pasolini che continua il suo viaggio senza soluzione di continuità - nel giro di 5 pagine - finisce il primo capitolo passando dalla Versilia alla Costa Maremmana fino all’Argentario con Porto Santo Stefano.

È l’estate 1959, per la rivista Successo, Pier Paolo Pasolini percorre nei 3 mesi estivi di giugno, luglio e agosto, gli 8.000 Km di coste italiane al volante di una Fiat 1100 per realizzare «La lunga strada di sabbia» un ampio racconto dell’Italia tra cambiamento e tradizione, vacanza borghese e residui di un dopoguerra difficile.
Il paese consta di un primo nucleo risalente probabilmente al X secolo (900), cui si aggiungono vari edifici, dal XIII (1200) al XVII (1600).
Attualmente costituisce un esempio di Borgo Medievale a spina di pesce, con una strada principale centrale fiancheggiata da 2 parallele secondarie, allungato sul cuneo fra due gole e chiuso, nell'unico tratto non difeso naturalmente, da mura con torri quadrilatere a gola aperta databili al secolo XIV (1300), ulteriormente foderate da una cinta muraria verso la fine del XV secolo (1400) con l'aggiunta di torri circolari.

Il comune di Scandale si trova su una collina al centro del Marchesato, in provincia di Crotone, tra il Mar Jonio e le montagne della Sila.
È un centro del Marchesato sorto in un’area abitata da epoca preistorica, come attestano i ritrovamenti di sepolcri della prima età del ferro (XIII secolo a.C.) che hanno restituito molti reperti d’età preistorica e protostorica.