L’importante è partecipare o conta solo essere il primo?
di Toschi Livio
Per i Greci non contava nulla partecipare, battersi bene e nemmeno piazzarsi o addirittura arrivare secondi: era importante soltanto la vittoria, da ottenersi anche con l’astuzia (metis) e usando qualsiasi mezzo, quindi infischiandosene altamente del fair play.
Il primo “giro d’Italia” si svolse da Milano a Milano per 8 tappe di 2.448 chilometri dal 13 al 30 maggio 1909. Grande manifestazione dello sport e dell'italico costume, è sin da allora organizzata dal quotidiano “La Gazzetta dello Sport” di Milano.
E’ riemerso felicemente il riconoscimento dell ’orgoglio italiano’ che ha accompagnato le gare dei 56 programmi delle diverse discipline vedendo i protagonisti entusiasti...
«Lo sport è diventato un linguaggio universale, un denominatore comune capace di abbattere muri e barriere ed è anche un forte strumento per il progresso e lo sviluppo»
Osservandole; chi può dire che i Karate/Judo non siano sport eleganti? educativi e rispettosi delle buone regole sportive? formativi del senso civico metropolitano? e infine, chi può negare che siano anche propedeutici per una formazione musicale di valore?
13 maggio dell’anno 1909, dal Piazzale Loreto di Milano, debuttò la “Corsa Rosa”. Questo primo giro terminò il 30 maggio e fu di sole 8 tappe, parti ed arrivò nel capoluogo lombardo percorrendo ben 2.4447,9 Km. La prima “Maglia rosa” fu Luigi Ganna residente ad Induno Olona in provincia di Varese.
E’ la storia di chi vuole uno sport libero da condizionamenti del doping. Il tutto partendo dall’esperienza diretta della campionessa del mondo di marcia, Giuliana Salce.
“...Un tema che farà discutere, un bel film che sono certa potrà contribuire a far riflettere e salvare tantissimi atleti soprattutto giovani che si avvicinano allo sport, sia amatoriale che quello professionistico e che lo debbono fare con il massimo rispetto per la propria salute e la correttezza sportiva”.
Nel periodo della Seconda Rivoluzione industriale, squadrette di donne che iniziavano a giocare con la palla rotonda, si formarono nelle diverse sezioni “dopolavoristiche” di tante realtà lavorative di quel tempo, e la più nota fu senz’altro la “Dick, Kerr & Co.” di Preston nel Lancashire, e fu proprio qui che venne fondata la “Doick Kerr’s Ladies Football Club” . Alle lavoratrici di questa fabbrica fu affibbiato l’elegante nomignolo di: “Signore del Kerr”.
Ancora una volta è al calcio che chiediamo di restituirci l’allegrezza perduta: la voglia di stare insieme, di cantare, di esultare per un gol, di gioire per una vittoria.
Il “pallone” è in realtà la scatola magica con tutte le piccole grandi cose, tricolore e trombetta, simboli e amuleti del popolo dei Fantozzi, sprofondati sul divano a tifare per gli azzurri tra un panzerotto e una birra.
Sport arte e letteratura ai più importanti giochi dell'antichità
di Livio Toschi - con 25 disegni di Lucio Trojano
Edizioni Efesto
Lo sport in Grecia fu inteso non solo come una techne, un sapere tecnico per raggiungere dei risultati agonistici, ma anche come una sophia, una conoscenza che mirava a migliorare l'uomo e la società in cui viveva. Quindi, pur con gli immancabili difetti, era sia un esercizio fisico salutare e appagante, sia un'attività "etica".
il Maestro, anzi il ‘re’ delle vignette calcistiche, capace di rendere vive e immediate le azioni di gioco sotto gli occhi di tutti, tifosi e no, una capacità originale che ha coinvolto gli appassionati del calcio fino all’arrivo, da lui anticipato, della moviolaTv.
... Carmelo traduceva all’istante, come da un geroglifico complesso, le sensazioni del vedere, tramutandole in cronaca, anzi in storia dello sport. Vignette indimenticabili.
Tutti i colori del calcio - Storia e araldica di una magnifica ossessione, opera dello scrittore, poeta e storico delle lingue minoritarie Sergio Salvi e dello storico Alessandro Savorelli, esperto di simbologia ed araldica. "In principio fu la guerra" è il titolo del primo capitolo del volume.
Wheelchair Basket Forlì : incontro senza frontiere
di Laura Carbonetti
Può lo sport aiutare un disabile a superare i propri limiti e rompere il muro di diffidenza che la società nutre nei suoi confronti?
La risposta è affermativa: un sì chiaro e forte, e Daniele Fabbri ne è una prova tangibile.
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