Corococo
La gallina della ritirata
di Roberto Bonsi
Non è fantasia, bensì è una storia assai vera, anzi verissima, e riguarda proprio questo tipo di bipede chiamato gallina. La gallina dei miei ricordi di bambinetto in quel di Ferrara, la mia città natale. Un recinto con due alberi, uno che …”sfornava” cachi e l’altro invece dei fichi, si crede fioroni. Cinque oppure sette galline, ed un gallo "padrone". Viva la fantasia che … "galoppa" al pari di un baldanzoso cavallo.

Da allora di galline non ne ho viste più ma ho gustate e gusto con amabilità le sue uova. “Bando alle ciancie”, e non andiamo fuori tema, in quanto si vuole scrivere della cosiddetta “Gallina della ritirata”.
Si tratta di una pregiata razza di polli che si trova in Lombardia, la regione più produttiva d’Italia. Questo tipo di gallina autoctona è originaria della rigogliosa zona che va dal fiume Ticino al Naviglio pavese.
La “Gallina della Ritirata” è intrisa di storia ottocentesca, ma vediamo perché la piccola, starnazzante, e niente affatto stupida gallina, ha assunto il sostantivo femminile che la qualifica in un certo modo.
La nostra gallina ha, come abbiamo testè descritto, delle origini storiche. Questo sì, ma sono divenute anche leggendarie: risalgono alla nota Battaglia di Magenta nell’anno 1859, quindi durante l’Epopea risorgimentale.
I fanti della coalizione franco-piemontese, le portavano con sé su dei carri bestiame adibiti a mò di pollaio a cielo aperto, che per loro ed in questo caso, erano trattati come riserva alimentare dei militi, dapprima per le uova poi per la carne.
A causa del "caos" della battaglia e la successiva ritirata, molte di queste pollastre furono disperse sul territorio ed ebbero così modo di incrociarsi con le altre varietà in loco, dando così vita alla “Gallina della ritirata”.
Ma quali sono le principali caratteristiche di questo tipo di gallina che ancor oggi razzola su quelle terre?
Sono polli molto rustici e vivaci, sono resistenti e capaci di adattarsi anche in contesti rurali con pochissime risorse, e sono amanti degli spazi aperti. Il loro aspetto è quello di galline "ciuffate", sono di stazza media ed hanno la pelle giallastra. sono ottime produttrici di uova e forniscono della carne delicata.

Udite, udite!. Questa particolare razza ha anche rischiata la sua estinzione, questo nel corso del Novecento, a causa dell’abbandono delle campagne, e con l’incrocio indiscriminato con altre razze.
Oggigiorno la “Gallina della ritirata” è protetta, ed è oggetto di un serio progetto di recupero, selezione e salvaguardia, portata avanti da degli allevatori amatoriali di quella zona del milanese che costeggia il Ticino. Pensate che su Direttiva dell’A.S.L. ogni famiglia può tenere nel suo pollaio non oltre dieci galline, e le stesse devono essere indirizzate al solo consumo in seno alla famiglia.
Vi abbiamo raccontato la storia di queste galline - in quel temp- in mano ai militari franco- piemontesi, ed ora però vi vogliamo narrare su aspetti insoliti e meno conosciuti inerenti alla gallina, per poi rinchiudersi nel loro …”recinto” e così … finire la storia.
Testa e collo: Le galline gradiscono parecchio i “grattini” sulla loro testa e sui lati del collo, ma soprattutto sotto il becco. Non amano essere accarezzate sulla schiena e sulle ali in quanto pensano ad un tentativo di dominazione e di accoppiamento.
“Dulcis in fundo”, a cosa serve un gallo insieme a tante galline?. Il gallo serve a fecondare le uova per arrivare alla nascita di nuovi pulcini, ma svolge altresì un fondamentale ruolo di guida ed armonia nonché di protezione all’interno del branco.
Queste sono argomentazioni consuete, e che sono oltremodo conosciute, ma ora avete il sentore di una razza di gallina in più, quelle, per l’appunto della ritirata. Quando la storia incrocia il mondo animale sia esso un uomo che l'apprezzata pollastra.