Trappola di Tucidite
di Roberto Bonsi
Tucidite figlio di Oloro è stato un militare, stratega e storico ateniese, ed è stato uno dei principali esponenti della letteratura greca grazie al suo capolavoro storiografico: “La Guerra del Peloponneso”. La madre si presume si chiamasse Egesipile, ma non vi sono approfonditi dati storici al riguardo. Egli fu un fervente adepto e sostenitore dello statista Pericle, e fu posto a capo della flotta militare che combatté contro la città ed il territorio di Sparta, questo sul lato-ovest del Mar Egeo.
Andando al sodo che cosa fu la “Trappola di Tucidite”? Essa non è altri che un’espressione idiomatica che venne usata per poter descrivere l'assoluta tendenza di una potenza dominante nel ricorrere alla forza bruta onde contenere una potenza emergente.
La trappola quindi consiste nel cedere alla paura di perdere ogni primato e di considerare ineluttabile lo scontro armato.
A coniare questa espressione fu il politologo hawardiano Graham Tillett Allison Jr. nel suo libro: “Destined for war” (Destinato alla guerra). Tucidite ebbe anche a dire che la libertà è il segreto della felicità, mentre il segreto della libertà è il coraggio.
Torniamo alla sua maggiore opera storiografica menzionata nell”’incipit”. Egli ha inteso raccontare del conflitto tra Sparta ed Atene, cruente battaglie che hanno spaccato in due l’intera Ellade, questo tra il 431 ed il 404 a.C. . Tucidite ha escluso ogni intervento divino, ricercando invece delle casualità umane e politiche, ed ha studiata la metanalisi della natura umana, della psicologia al potere e della paura, ritenendo che per il futuro la storia possa servire da lezione. Ha dato nuova linfa ai discorsi che caratterizzano personaggi politici come ad esempio Pericle, adattandoli al senso reale della “trappola di Tucidide" che venne definito anche il "dilemma" della stessa.
In brevità del discorso, Tucidite ebbe a dire che la vera e profonda causa del discorso non furono affatto gli occasionali attriti ma la paura pressoché innata che Sparta che in quei momenti era la potenza dominante, provava davanti alla più che rapida ascesa della potenza ateniese, che era così la forza emergente. Il metodo di Tucidite fece sì che la storia, racconto mitologico od intrattenimento, diventasse una disciplina scientifica oltremodo rigorosa. Per Tucidite, preminente era l’uomo e non il dio da adorare. La storia è mossa solo dalle umane azioni, e quindi ci si ripete, dalla natura dell’uomo.
Tucidite sottolineava che senza denaro non si poteva guerreggiare e che occorrevano dei pretesti politici e militari per dichiarare guerra.
Oggi diamo tutto per scontato e nulla è cambiato in seno all’animo umano e così l’odio imperversa a più non posso. La guerra è un terreno dove domina la forza bruta e la necessità politica, e a sua volta viene debitamente spogliata da necessità più propriamente morali.