Continua sul nostro giornale la pubblicazione dei video
di grandi attrici che interpretano i racconti tratti dal poema
Mi svelo ma in animo nuda
Le storie del corpo che ogni donna può raccontare
di Antonio Bruni
Ogni persona custodisce, nel profondo della memoria, un vissuto del corpo, esemplare della propria identità. Quel pensiero è in lei presente, è raro che ne parli, può restare custodito o inconsapevole nell'animo ma può svelarsi, se ad ascoltare c'è un poeta.
Nasce così "Mi svelo ma in animo nuda". Sono novanta le donne che compongono il poema di Antonio Bruni scritto in versi novenari e corredato da cori e da canzoni, storie vere di vita sessuale di donne normali, raccolte dall’autore con interviste personali e trascritte in versi per renderle più delicate nella loro crudezza.
I racconti sono immediati nella loro intimità, senza omissioni.
Solo le donne sanno essere sincere con sé stesse.
L’opera, pensata per essere stampata in un libro, è stata invece pubblicata a voce in scena. Venticinque letture dal 2002 al 2017 in teatri, locali, televisioni, piazze.
Sono cinquantadue le interpreti di Mi svelo… dal 2002 al 2017.
Oggi vi presentiamo Francesca Bianco che interpreta “Anima”.
Riflessione di una donna matura che ripensa la maternità e la sua femminilità.
Teatro Belli Roma 23 aprile 2017, regia di Antonio Salines.
Video https://youtu.be/CeH22d5mkRw
Non è la mia anima e chiama
Quel masso in salita crescente
che sempre ho dovuto portare
spingendolo contro corrente
nessuno ti presta attenzione
son tutti impegnati a tirare
i sassi secondo le forze
partita dal verde più pieno
in quota diradano piante
procedo ed è sempre più spoglio
le rughe che crescono in corpo
qualcosa si perde di esterno
per prender volumi interiori
non servono più quelle foglie
smarrite funzioni formali
inutili o solo di ruolo
si acquista coscienza e costanza
non voglio voltarmi a guardare
cammino mi sembra all’inizio
e devo procedere sola
tenendomi quello che sento
non posso che dire balbuzie
ma come descrivere a un uomo
quel sordo serpeggio del mestruo
che striscia in malessere e morde?
oppure parlargli del parto
quel tuono in sereno saetta
vagisce si annulla e ti colma
davanti ti pone quel frutto
dapprima celato ed ignoto
miracolo umano compiuto
orgoglio e potenza mi innalzo
verifico tocco e lo afferro
che non sia stupore illusione
al seno l’aggrappo di bocca
la mano in germoglio che afferra
dichiara possesso dell’altro
son altra o lui è altro da me?
la carne che era mia carne
che impone succhiarmi il midollo
non è la mia anima e chiama
un’ombra sfuggita ma è luce
incredula in lui mi rifletto
pancione mi dava importanza
incinta sentivo il potere
qualcosa ai comuni negata
regale avanzarmi agli sguardi
invidia e ossequio e paura
potesse in me sorgere gioia
pensavano gli altri che il parto
condanna di madre a soffrire
non era in me un atto dovuto
ma replica intensa di gioia
per essere in due nell’ambire
la sfida di lotta di vita
legittima il figlio l’ardire
di giovane donna ma a cosa?
entravo in contatto col mondo
quell’essermi fatta ingranaggio
ruotare con forza di denti
per spingere il masso in salita
il ruolo di forte formica
ma con il cervello e da sola
entrare in umano groviglio
ma essere unica e intatta
il solco che traccio ed è mio
dall’alto è confuso tra gli altri
immenso il reticolo in scena
eppur il sentiero son io
andavo in autunno in un bosco
tappeto rossiccio che scrocchia
un segno sonoro che esisto
mi guardo nel corpo e conosco
la pancia smagliata dal frutto
caviglie gonfiore dei passi
quei fili di bianco esperienza
le unghie caparbie alla lotta
le occhiaie dal troppo osservare
cardiaci i segni e il respiro
che affanna si strozza la voce
le lacrime a getto sfrenato
son tracce di quelle passioni
attrici indiscusse di me
oscure inibite poi aperte
legittime in loro diritto
motore di vita e conquista
mi hanno almeno esentata
dal rischio di avere rimpianti
curiosa in costante cercare
il vero celato nel cosmo.