#385 - 15 ottobre 2026
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del 31 ottobre quando lascerà il posto al n° 386 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non sa ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità  e stupidità è che la genialità  ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Teatro

Continua sul nostro giornale la pubblicazione dei video
di grandi attrici che interpretano i racconti tratti dal poema

Mi svelo ma in animo nuda

Le storie del corpo che ogni donna può raccontare

di Antonio Bruni

Ogni persona custodisce, nel profondo della memoria, un vissuto del corpo, esemplare della propria identità. Quel pensiero è in lei presente, è raro che ne parli, può restare custodito o inconsapevole nell'animo ma può svelarsi, se ad ascoltare c'è un poeta.
Nasce così "Mi svelo ma in animo nuda". Sono novanta le donne che compongono il poema di Antonio Bruni scritto in versi novenari e corredato da cori e da canzoni, storie vere di vita sessuale di donne normali, raccolte dall’autore con interviste personali e trascritte in versi per renderle più delicate nella loro crudezza.
I racconti sono immediati nella loro intimità, senza omissioni.
Solo le donne sanno essere sincere con sé stesse.
L’opera, pensata per essere stampata in un libro, è stata invece pubblicata a voce in scena. Venticinque letture dal 2002 al 2017 in teatri, locali, televisioni, piazze.
Sono cinquantadue le interpreti di Mi svelo… dal 2002 al 2017.

Oggi vi presentiamo Francesca Bianco che interpreta “Anima”.
Riflessione di una donna matura che ripensa la maternità e la sua femminilità.
Teatro Belli Roma 23 aprile 2017, regia di Antonio Salines.
Video https://youtu.be/CeH22d5mkRw

Non è la mia anima e chiama

Quel masso in salita crescente
che sempre ho dovuto portare
spingendolo contro corrente

nessuno ti presta attenzione
son tutti impegnati a tirare
i sassi secondo le forze

partita dal verde più pieno
in quota diradano piante
procedo ed è sempre più spoglio

le rughe che crescono in corpo
qualcosa si perde di esterno
per prender volumi interiori

non servono più quelle foglie
smarrite funzioni formali
inutili o solo di ruolo

si acquista coscienza e costanza
non voglio voltarmi a guardare
cammino mi sembra all’inizio

e devo procedere sola
tenendomi quello che sento
non posso che dire balbuzie

ma come descrivere a un uomo
quel sordo serpeggio del mestruo
che striscia in malessere e morde?

oppure parlargli del parto
quel tuono in sereno saetta
vagisce si annulla e ti colma

davanti ti pone quel frutto
dapprima celato ed ignoto
miracolo umano compiuto

orgoglio e potenza mi innalzo
verifico tocco e lo afferro
che non sia stupore illusione

al seno l’aggrappo di bocca
la mano in germoglio che afferra
dichiara possesso dell’altro

son altra o lui è altro da me?
la carne che era mia carne
che impone succhiarmi il midollo

non è la mia anima e chiama
un’ombra sfuggita ma è luce
incredula in lui mi rifletto

pancione mi dava importanza
incinta sentivo il potere
qualcosa ai comuni negata

regale avanzarmi agli sguardi
invidia e ossequio e paura
potesse in me sorgere gioia

pensavano gli altri che il parto
condanna di madre a soffrire

non era in me un atto dovuto
ma replica intensa di gioia
per essere in due nell’ambire

la sfida di lotta di vita
legittima il figlio l’ardire
di giovane donna ma a cosa?

entravo in contatto col mondo
quell’essermi fatta ingranaggio
ruotare con forza di denti

per spingere il masso in salita
il ruolo di forte formica
ma con il cervello e da sola

entrare in umano groviglio
ma essere unica e intatta
il solco che traccio ed è mio

dall’alto è confuso tra gli altri
immenso il reticolo in scena
eppur il sentiero son io

andavo in autunno in un bosco
tappeto rossiccio che scrocchia
un segno sonoro che esisto

mi guardo nel corpo e conosco
la pancia smagliata dal frutto
caviglie gonfiore dei passi

quei fili di bianco esperienza
le unghie caparbie alla lotta
le occhiaie dal troppo osservare

cardiaci i segni e il respiro
che affanna si strozza la voce
le lacrime a getto sfrenato

son tracce di quelle passioni
attrici indiscusse di me
oscure inibite poi aperte

legittime in loro diritto
motore di vita e conquista
mi hanno almeno esentata

dal rischio di avere rimpianti
curiosa in costante cercare
il vero celato nel cosmo.

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