Conferenza tenuta nell'ambito della mostra d'arte
"Il respiro del Tirreno" Galleria Interart - Ostia (RM)
Archeologia e Mito Tra sabbia e Storia
Roma e il respiro del Tirreno
Come gli artisti del passato, dal Rinascimento ad oggi,
hanno interpretato il mare e il fiume di Roma
Capitolo primo -
di Luigi Salvatori, Architetto, Saggista e Critici d’Arte
-La realtà topografica dal Medio Evo al Rinascimento
-Introduzione
C'è una linea d'acqua antica che unisce il cuore di Roma al mare di Ostia. È il percorso del Tevere che sfocia nel Tirreno, unendo la storia della città al respiro del mare.
Per secoli, i grandi maestri della pittura non hanno considerato questi luoghi solo come semplici sfondi. Il fiume e il mare di Roma sono stati molto di più: il teatro del mito, la scena della grande storia e persino uno strumento di propaganda politica."
Guardare come il Tevere e il litorale ostiense sono stati dipinti dal Rinascimento in poi significa compiere un viaggio affascinante. Scopriremo come la foce di Ostia — che nel Cinquecento di Raffaello era dipinta come una frontiera di pietra, aspra e fortificata per difendere la Cristianità dalle invasioni — si trasformi, nel Seicento di Claude Lorrain, in una terra promessa d'incanto, bagnata da una luce dorata dove il mito di Enea e le origini di Roma ritrovano la pace.
Benvenuti in questo itinerario visivo: un viaggio dove l'acqua si fa pittura, e la pittura si fa memoria della nostra storia. Ed è proprio da questa frontiera d'acqua, dove il fiume incontra il mare, che inizia il nostro viaggio.
Analizziamo questo primo dipinto: La Battaglia di Ostia (Fig. 1), un imponente affresco (circa 5,00 × 7,70 metri), ideato da Raffaello Sanzio (Urbino,1483 – Roma, 6 aprile 1520) ed eseguito insieme agli allievi della sua bottega tra il 1514 e il 1515.
Siamo nel cuore dei Palazzi Apostolici, nella Stanza dell'Incendio di Borgo (3), una delle famose Stanze Vaticane all'interno dei Palazzi Apostolici (Musei Vaticani). Raffaello Sanzio viene incaricato da Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de' Medici, Firenze, 1475 – Roma 1521) di raccontare un fatto storico dell'849 d.C.: la drammatica vittoria della flotta pontificia contro un attacco delle navi dei Saraceni. Già tre anni prima, nel sacco di Roma del 846 (2), i Saraceni avevano saccheggiato le basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura.
Entriamo nel dettaglio del quadro. Se osserviamo lo sfondo, ci accorgiamo che il dipinto da spazio alla cronaca visiva: sull’orizzonte si vede la linea dell’orizzonte con il mare agitato del Tirreno e il furioso scontro navale tra le due flotte con le navi dei Saraceni, e in primo piano il Tevere nel suo ultimo tratto, dove lambisce la Rocca di Ostia (Il castello di Giulio II ad Ostia Antica). Ricordiamo che all’epoca il mare Tirreno arrivava fino al Castello. Raffaello non rappresenta un paesaggio ideale o inventato, la costa non è idilliaca ma arida, ma racconta la storia calata dentro un paesaggio reale e riconoscibile. Il territorio non serve ad appagare l'occhio con la bellezza della natura, ma a documentare il luogo esatto in cui Roma deve difendere i propri confini civili e religiosi. A Sinistra viene rappresentato Papa Leone IV che rende grazie a Dio per la vittoria. Il Pontefice ha l’aspetto fisico e somatico di Leone X Medici.
Accanto a lui figurano cardinali e membri della corte pontificia. A destra (In primo piano), viene raffigurato lo sbarco dei prigionieri saraceni fatti prigionieri durante lo scontro navale. I prigionieri vengono condotti legati e spinti dai soldati per essere mostrati al Papa in segno di sottomissione, un chiaro richiamo all'iconografia dei trionfi romani classici.
Per la prima volta nella grande pittura rinascimentale, la storia comincia a essere raccontata nella sua realtà topografica. Questo sfondo cambiò per sempre il modo di dipingere la storia.

-Raffaello, La Battaglia di Ostia (1514),
Palazzo Pontificio, Vaticano, Stanza dell’incendio di Borgo