Il respiro del Tirreno
Archeologia e mito tra sabbia e storia
di Dante Fasciolo


Puntuale come ogni anno, ecco l’incontro di Interart24,
il porto di Ostia lo accoglie con il blu del mare
e il calore dei giorni di settembre.
E’ di scena il Tirreno, e il pensiero va subito a Ulisse ed Enea;
turista involontario l’uno, esploratore consapevole l’altro.
Vengono dal profondo Mediterraneo, padre del Tirreno:
partiti all’alba, quando i colori sono tenui, e dal mare d’oriente
inizia una lenta cantilenante melodia percepibile appena:
il risveglio del mare che tende le sue onde al tepore del primo sole
e libera il volteggiar d’aria fresca gelosamente custodita nella notte.
E piano piano ecco incanalarsi antichi flussi,
curiosi e saggi, alla ricerca di approdi possibili.


Ki-en-gi: dalla “terra dei signori della canne”
ecco giungere, insieme agli umori delle paludi,
scritture nuove e architetture sumeri che anticipano l’ocra del bronzo;
e dalle vittoriose o sconfitte città assire
il dono di epica poesia e decorazioni smaltate di sontuosi palazzi.
L’ultimo grido di Alessandro Magno giunge da Babilonia
intenta a strappare agli Dei i segreti degli astri;
e possenti navi fenici di cedro trasportano alle Colonne d’Ercole kinahnu:
il rosso porpora delle Murici, gelosamente segreto,
e ancora, sul mare distendono alfabeto e bulbo,
il mito di Adone e l’arte del papiro.
Infine, Egitto: il cielo immortalato sulla terra per un calendario di pietra.
Arte originale per pochi, e strumenti musicali idiofoni
capaci l’una e gli altri di evocare l’invisibile.


Da sempre volteggia una civiltà in cerca di perpetuo ricordo di sé,
e riempie gli spazi del cielo, colora le acque, dà forma alle terre;
con discrezione si è insinuata nella coscienza degli uomini,
e pulsa nei loro cuori al ritmo di lontane emozioni.


La vita odierna ha tutto assorbito e modificato;
ha alterato il rapporto uomo-natura, uomo-società, uomo-uomo;
ha sacrificato spirito e valori, e mercificato cuore e intelligenza;
ora naviga a vista: non ha occhi per vedere lontano, non orecchio per ascoltare,
non ha più filo per tessere futuro, né ambizione, né forza di riscatto:
si è lasciata andare, la “storia di questo mondo”,
in balia di illusorie promesse di pochi uomini potenti perché furbi,
ammaliatori perché bugiardi, vincitori perché crudeli,
forti perché prepotenti…. stupidi perché mortali.


E a raccogliere le antiche trame della vita madre-maestra
che aleggia fiduciosa lungo i sentieri del nostro vivere quotidiano,
pochi uomini, sensibili custodi di un amore, si sono dedicati.
tra questi poeti ed artisti: eccoli sul palcoscenico di Ostia.
Hanno raccolto miti e linguaggi, epica e suoni,
smalti ed antiche architetture,
il rosso porpora e il bronzo ocra, insieme ai blu dei cieli e dei mari,
i verdi dei prati e degli ulivi.


Gli artisti, le cui immagini parlano da queste pagine,
da lunghi anni ripropongono memoria e spiritualità
di lontani sentieri: civiltà disseminate nello spazio e nel tempo.
Moderni esploratori, instancabili viaggiatori,
hanno esteso i loro ideali verso terre bagnate dal Nilo, dal Tigri e dall’Eufrate,
hanno ripercorso le rotte mediterranee della storia e della leggenda,
della scienza e della magia, della religione e della filosofia.
Sorprendenti latitudini geografiche e culturali hanno offerto al loro lavoro
un’impronta cosmopolita, e un’armoniosa musicalità.


Le combinazioni grafiche e pittoriche evidenziano un’identità stilistica
capace di cogliere il “volo del pensiero artistico” e il mistero della rappresentazione:
codici linguistici che denotano in loro l’alta professionalità,
il senso della mutazione dinamica delle esperienze storiche, letterarie e artistiche,
l’evoluzione della spazialità espressa anche attraverso le intensità del colore.


Se il mare e il deserto hanno compenetrato e forgiato l’animo e lo spirito,
e fanno da contrappunto alle figure umane intense ed espressive catturate per amore,
questi artisti hanno conosciuto gli uomini e le loro emozioni
e offrono il loro sentimento nutrito di fantasia e creatività.


Si, quel volteggiar d’aria fresca mattutina si è arricchita di un carisma:
ora è denso colore, è immagine pura, è tumultuoso vortice d’arte.
