#384 - 1 ottobre 2026
AAAAA ATTENZIONE questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 15 ottobre quando lascerà il posto al numero 385. - BUONA LETTURA - ORA ANTICA SAGGEZZA - Gli angeli lo chiamano piacere divino, i demoni sofferenza infernale, gli uomini amore. (H.Heine) - Pazzia d'amore? Pleonasmo! L'amore è già  in se una pazzia (H.Haine) - Nel bacio d'amore risiede il paradiso terrestre (Lord Byron) - Quando si comincia ad amare si inizia a vivere (M. de Scudery) - L'amore è la poesia dei sensi ( H. De Balzac) - Quando il potere dell'amore supererà  l'amore per il potere, sia avrà  la pace (J. Hendrix)
Fotografia

Tra autenticità e tribunale

Copyright e AI

di Guido Alberto Rossi

Da un po' di tempo a questa parte si parla tantissimo di AI o IA (artificial intellience-Intelligenza Artificiale) e gli esperti ci dicono che serve a tutto, magari anche a fare un buon caffè.
Ovviamente non potevano mancare anche dei software che realizzano delle immagini incredibili e che in molti casi non lo è, si capisce se si tratta di una foto vera o creata dal computer; tant’è che è passata una legge che obbliga l’utente a dichiarare se l’immagine pubblicata è veramente una foto originale o creata con AI, stando comodamente seduti davanti al computer.

Copyright e AI

I software che “producono” immagini si evolvono alla velocità della luce e creano immagini sempre più perfette e ovviamente a costi quasi pari a zero. Fotografo, illustratore, modella/o non servono più, basta un bravo e fantasioso “smanettatore” di tastiera e l’immagine è realizzata in cinque minuti, se poi serve una pennellata di Photoshop, ci vuole poco e il gioco è fatto.

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Ma a questo punto come la mettiamo con il Copyright? In passato ne ho spesso parlato, quasi sempre commentando delle situazioni giuridiche e no in cui i miei colleghi erano vittime o vincitori a secondo della sentenza giusta o sbagliata che fosse. Quasi tutte le cause di cui sono a conoscenza riguardano “furti” di fotografie, usate abusivamente da editori o società varie. Sono convinto che nel 99% dei casi, sarebbe bastato che il “ladrone” si scusasse con l’autore della foto e ovviamente pagasse un giusto compenso e la storia finiva lì; invece, quando un fotografo ricorre alle vie legali, che, come sappiamo, sono lunghe e costose, lo fa perché è costretto o dalla arroganza o dall’ignoranza della controparte, spesso anche mal consigliata da avvocati litigiosi e non esperti in materia.

Copyright e AI

Molti asini sono in buona fede e credono che, se una foto è su Internet, allora la si può utilizzare a proprio uso e consumo. Altri, forse la maggior parte, sanno cosa stanno combinando, ma sperano di farla franca. Il rischio di essere beccato è basso e poi se trascinati in tribunale, sperano che gli capiti un giudice distratto, non aggiornato e incompetente in materia che magari gliela da vinta.
Con l’arrivo delle immagini AI sul mercato la situazione giuridica si complica ancora di più perché, tutto quello che viene fuori dal computer e dalla fantasia di chi lo utilizza e che in gergo si chiama Output, sia che sia un’immagine fotografica, un’illustrazione, dei testi etc…, sono tutti magnificamente generati da un computer e quindi nel malvagio pensiero dei “ladroni” abituali si possono sgraffignare ed usare a piacimento, pensando che ci sia un buco nella legge che tutela il diritto d’autore.

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Siccome il problema e la materia mi interessano moltissimo chiedo, quindi, a due amici esperti: Claudio per la parte legale e Fabio che invece utilizza moltissimo AI per le sue ricerche, di darmi una mano e così scopro che ci sono già state diverse cause e che non ci sono buchi nella legge, anzi ci sono importanti aggiornamenti ben scritti (forse creati da AI).
Questa è un po' la sintesi del ragionamento: Un output (prodotto) puramente generato dall'IA rischia di non essere protetto. Ma più l'autore riesce a dimostrare di aver determinato personalmente le scelte espressive — attraverso iterazioni, selezione, editing e trasformazioni — più cresce la possibilità che il Copyright protegga almeno quelle componenti o, in alcuni ordinamenti, l'opera nel suo complesso.

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Dalle ricerche di Fabio, salta fuori che in giro per tutto il mondo ci sono state diverse cause riguardanti la materia, con opinioni e sentenze altalenanti; una delle prime (2023), che ha visto il tribunale dare ragione all’autore, è italiana e precisamente: Civile Ord. Sez. 1 Num. 1107 Anno 2023 Presidente: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO Relatore: SCOTTI UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE Data pubblicazione: 16/01/2023. Parti in causa: RAI (Radio Televisione Italiana e Biancheri Chiara, cercando con questi riferimenti si può arrivare al fascicolo e leggere tutte le 10 pagine della sentenza, se invece vi accontentate di un mini riassunto di come è andata a finire, eccolo: La Cassazione ci dice che l'uso di un software (o di un'IA) non invalida a priori il Copyright, ma bisogna dimostrare che la macchina non ha sostituito (o "assorbito") l'apporto creativo umano e quindi ha dato ragione a Chiara Biancheri e condannato la RAI a pagare il dovuto più tutte le spese. Mi sembra evidente che il tribunale ha riconosciuto che l’essere umano con il suo cervello ha il merito dell’output e che ha usato il computer invece della macchina fotografica. Spero vivamente che questa sentenza faccia scuola per le successive cause, che sicuramente non mancheranno.

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Ma visto che siamo in tema, diamo un occhiò a quello che è successo in giro per il mondo: a Praga, invece è successo il contrario: Il Tribunale di Praga (Repubblica Ceca, 2023) Con la sentenza (n. 10 C 13/2023-16). I Fatti: Un avvocato ha fatto causa a un'agenzia che aveva riutilizzato un'immagine (generata da lui stesso tramite IA) senza il suo permesso. La decisione: Il giudice praghese ha respinto l'azione, stabilendo che l'immagine in questione non costituisce un'opera d'autore e non gode di alcuna protezione. Il principio rilevante: L'opera, per essere protetta nel diritto europeo, deve rappresentare la "creazione intellettuale propria dell'autore", riflettendo la sua personalità. Il Tribunale ha statuito che la sola digitazione di un prompt in un software non integra questo requisito. L'immagine generata dall'IA non è un'opera d'arte ai sensi della legge, ma un semplice output meccanico, liberamente utilizzabile da terzi.

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In Cina, Changshu People's Court, Jiangsu, 2025 – Midjourney. Qui, al contrario, il tribunale ha riconosciuto il Copyright a un'immagine generata con Midjourney (AI Software per immagini e filmati). La ragione è istruttiva: non soltanto il prompt, ma le modifiche reiterate dei prompt, selezione delle soluzioni e successivo editing dell'immagine. Il tribunale ha ravvisato una selezione e disposizione personale dell'autore. Quindi i giudici cinesi hanno determinato che non è l'uso dell'AI a determinare la tutela; conta il livello documentabile di controllo creativo umano sul risultato.

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In Germania, Amtsgericht München, 13 febbraio 2026, n. 142 C 9786/25 – AI-generated logos. Un autore aveva generato con IA tre loghi e contestava che un terzo li avesse copiati. Il tribunale di Monaco ha negato in concreto la protezione: il prompting utilizzato non dimostrava un controllo umano sufficiente sull’espressione finale. Ma la parte davvero importante è che il giudice non ha escluso in assoluto il Copyright sugli output AI: ha affermato che può esistere quando l'intervento umano determina sufficientemente la forma concreta dell'opera. È quindi molto vicino alla logica che intravede la nostra Cassazione: il problema non è l'uso dell'IA, ma chi determina l'espressione creativa finale.

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Ci sono tante altre cause in tanti altri paesi, ma siccome questo non è un trattato, ma un semplice articoletto, chiudo con gli USA, dove è noto che tutti fanno a causa a tutti a partire dal Presidente Trump, che tra amministrative e civili ne ha ben 800 e che presumo non vivrà così a lungo di vederle finire tutte.
In merito al nostro problema, ovviamente ce ne sono state diverse e con un mix di sentenze, ma direi che alla fine il parere più interessante è questo documento dell' USCO (US Copyright Office) – Report on Copyright and Artificial Intelligence, Part 2: Copyrightability, 2025. L'USCO (ha sistematizzato la propria posizione dopo diverse sentenze, tra le quali Zarya, Thaler e Allen (casi molto controversi e che hanno coinvolto diversi tribunali e tanti gradi di giudizio). Il criterio è ormai piuttosto raffinato: il semplice prompting, anche reiterato, normalmente non basta; possono invece essere tutelate modifiche umane dell'output, selezione e arrangiamento creativo degli elementi AI oppure opere nelle quali l'IA assiste un processo creativo controllato dall'uomo. Penso che ne riparleremo.

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