Memoria dei giorni
-Assassinio di don Puglisi: «Vi aspettavo». Con queste parole, accompagnate dal suo sorriso di uomo mite, don Pino Puglisi si rivolge ai suoi carnefici che sparandogli alla nuca lo assassinano davanti alla sua abitazione, intorno alle 20,45 di mercoledì 15 settembre.
Un anno dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, la mafia si libera così di un altro “pericoloso” avversario che, armato soltanto del Vangelo e di una sconfinata fede in Dio, aveva cercato di fare breccia nei cuori della gente, in special modo dei ragazzi, per allontanarli dalla sfera d’influenza di cosa nostra. Cuore di questo mirabile impegno era il centro Padre Nostro, organizzato presso la parrocchia di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio.
Figlio di un calzolaio e di una sarta, don Puglisi guidava dal 1990 la parrocchia del quartiere dov'era nato e qui aveva deciso di dimostrare con tutte le sue forze l'incompatibilità tra la fede cristiana e la cultura mafiosa.
Un grande merito che gli verrà riconosciuto nel 2012 da Benedetto XVI, il quale ne annuncerà la successiva beatificazione (primo martire della Chiesa, vittima di mafia) riconoscendone il martirio subito per aver difeso strenuamente la sua fede. Il 25 maggio 2013, a Palermo, verrà ufficialmente dichiarato "beato" per volere di papa Francesco.
Le indagini, condotte sulla base delle rivelazioni del pentito Salvatore Grigoli - uno dei killer di don Puglisi - porteranno alla condanna all'ergastolo degli esecutori materiali e dei mandanti riconosciuti nei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss del quartiere Brancaccio. La vicenda del prete palermitano ha ispirato il film Alla luce del sole, uscito nel 2005, con protagonista il noto attore Luca Zingaretti.
-Sugli schermi arrivano gli Addams: Un ispettore scolastico bussa alla porta di una villa in stile vittoriano, dominata da un'atmosfera sinistra. È lì per portare tra i banchi di scuola i due ragazzi della famiglia, ma ben presto si accorgerà di essere finito in una gabbia di matti dandosela a gambe levate.
Così debutta sugli schermi dell'ABC la serie televisiva della Famiglia Addams. L'umorismo nero della grottesca famiglia, ispirata all'omonimo fumetto ideato negli anni Trenta da Charles Addams, conquista presto un pubblico di tutte le età, rendendo celebri i personaggi della funerea casa di 001 Cemetery Lane.
Ad accogliere il malcapitato ospite di turno è il fosco maggiordomo Lurch, una sorta di barcollante Frankenstein (non a caso to lurch significa “barcollare”). Tra cappi penzolanti, pelli di animali ruggenti e quadri spettrali, vivono i due bambini Mercoledì e Pugsley, uniti dalla passione per i giochi più sadici e pericolosi.
I genitori sono Gomez, distinto ed eccentrico gentleman, e Morticia, pallida e seducente dark lady innamorata della sua pianta carnivora. Il più rappresentativo della famiglia è senza dubbio zio Fester, uno scapolone grassoccio e completamente calvo, che al terrificante aspetto simile al vampiro Nosferatu unisce l'animo giocherellone di un inguaribile Peter Pan.
Completano il quadro personaggi secondari che resteranno ugualmente impressi nella memoria collettiva: dalla nonna al cugino Itt (un essere tutto ricoperto di capelli che parla un incomprensibile "grammelot"), passando per Mano, una mano mozza maschile che sbuca da scatole e cofanetti e dalla cassetta della posta.
Al successo contribuirà non poco l'inconfondibile sigla scritta da Vic Mizzy, al ritmo di fischi e schiocchi di dita. La serie originale sarà trasmessa per due stagioni successive, ispirando due serie animate (nel 1973 e nel 1992) e tre film di discreto successo (1991, 1993, 1998).
-La Breccia di Porta Pia: Dopo cinque ore di fuoco l'esercito del Regno d'Italia, guidato dal generale Raffaele Cadorna, aprì un varco di 30 metri nelle mura Aureliane, accanto a Porta Pia. Attraverso questa breccia entrarono per primi nella città capitolina i bersaglieri, che al suono delle fanfare gridavano «W l’Italia!».
Davanti alla forza di 50mila uomini (tra i quali il noto scrittore Edmondo De Amicis) lo sparuto esercito pontificio (composto dagli zuavi, volontari in maggioranza di origine francese, belga e olandese) non poté nulla e poche ore dopo sulla cupola di San Pietro fu issata "bandiera bianca" in segno di resa.
Per le strade e ai balconi invece fu un tripudio di tricolori sventolati dai cittadini per salutare l'annessione di Roma all'Italia unita, di cui la stessa sarebbe divenuta capitale l'anno successivo. L'episodio segnò la fine del potere temporale dei papi, difeso con le unghie fino all'ultimo da Pio IX, che aveva opposto un secco «non possumus» alla proposta conciliante avanzata dal re Vittorio Emanuele II.
Perso il prezioso alleato francese, impegnato nella guerra con la Prussia, il pontefice era rimasto da solo a difendere i propri domini e dopo la "presa della città" si rifiutò di accettare qualsiasi accordo, compresa la Legge delle Guarentigie, promulgata nel 1871 e rimasta in vigore fino ai Patti Lateranensi del ‘29.
L'atto formale di annessione della città al Regno avvenne il 2 ottobre 1870, con il referendum che raccolse un plebiscito di "sì" al quesito «Vogliamo la nostra unione al Regno d'Italia, sotto il governo del re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori».
-I nazisti uccidono Salvo D’Acquisto: Autoaccusandosi di essere il responsabile di un presunto attacco esplosivo contro i soldati tedeschi, il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, in servizio presso la stazione di Torrimpietra (ora frazione del comune di Fiumicino), salvò 22 persone dalla pena capitale e si fece fucilare al loro posto.
Un atto eroico del 23enne carabiniere napoletano che gli valse la medaglia d’oro al valor militare e il titolo di Servo di Dio riconosciutogli, nell'ambito del processo di beatificazione avviato da papa Giovanni Paolo II, per la "santità" dimostrata con l'estremo sacrificio.
Le sue spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Chiara, a Napoli. Figura simbolo dell’Arma, ricordata in numerose caserme e nella toponomastica stradale, Salvo D’Acquisto ha ispirato un film (nel 1974, protagonista Massimo Ranieri) e una miniserie televisiva (2003).
-Anna Magnani: «Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele!». In questa frase c'è la vera, grande, anima di Nannarella (suo nome d'arte), che aveva la stessa spontaneità e forza drammatica sul set come nella vita reale.
Massima espressione della "romanità" (come lei forse solo Aldo Fabrizi), a Roma venne alla luce e trascorse gran parte della vita, fino alla morte nel settembre del 1973. Come tanti cominciò anche lei a teatro, con l'avanspettacolo, passando dal 1934 sul grande schermo con parti secondarie e sette anni dopo con il ruolo di protagonista in Teresa Venerdì di Vittorio De Sica.
Ad Hollywood iniziarono ad apprezzarla con la sublime interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini (che le fu compagno di vita per un periodo), Roma città aperta, che le valse il Nastro d'argento e venne premiato alla prima edizione del Festival di Cannes, e successivamente con Bellissima (1951) del grande Luchino Visconti.
Affascinato dalle sue qualità recitative il regista Daniel Mann la scritturò per interpretare la giovane immigrata negli USA, Serafina Delle Rose, ne La rosa tatuata. Fu un trionfo per la Magnani, che ricevendo nel 1956 l'Oscar (anticipato dal Golden Globe) come "miglior attrice protagonista", entrò nella storia come prima attrice italiana a conquistare la "statuetta".
Anti-diva per eccellenza, pensò a uno scherzo quando glielo comunicarono e rinunciò a partecipare alla grande "notte di Los Angeles". Tra le poche personalità italiane a vedersi dedicata una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, nella sua quarantennale carriera artistica vinse tra gli altri due David di Donatello e una Coppa Volpi (per "L'onorevole Angelina") alla Mostra del Cinema di Venezia del 1947.
-Marcello Mastroianni: È universalmente riconosciuto come il Marcello del cinema italiano, di cui fu un protagonista assoluto nella stagione d'oro tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Settanta. Originario della Ciociaria frusinate (di Fontana Liri, per l'esattezza), scomparve a Parigi nel 1996.
Con Sophia Loren formò una delle coppie più affiatate sul set, regalando grandi interpretazioni drammatiche con "Matrimonio all'italiana", "I girasoli" e "Una giornata particolare". Diretto dai più insigni registi, quali Fellini, De Sica e Scola, fu, con Manfredi, Gassman e Sordi, un pioniere della commedia all'italiana, grazie a capolavori come I soliti ignoti e Divorzio all'italiana (quest'ultimo gli valse una nomination agli Oscar 1963 come "miglior attore protagonista").
Oltre alla Dolce vita, capolavoro che lo rese celebre a Hollywood e in tutto il mondo (celebre la battuta della Ekberg «Marcello, come here!»), si ricordano tra le sue migliori performance "Oci ciornie", "Il bell'Antonio" e "8½". Sfiorò tre volte l'Oscar e fu insignito, tra gli altri, di due Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes, di un Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia, di un Golden Globe e di otto David di Donatello.
-I Flintstones debuttano in TV: Uomini dell'età della pietra alle prese con macchine "moderne" davvero originali. Sono I Flintstones, simpatici protagonisti del cartone animato creato dalla Hanna-Barbera, noto in Italia anche come "Gli Antenati".
Protagonista è Fred, il capofamiglia dei Flintstones, che al grido «YABBA-DABBA-DOO» coinvolge l'amico Barney Rubble nelle sue improvvise intuizioni: automobili azionate dalla spinta dei piedi; dinosauri utilizzati come aeroplani o elettrodomestici, etc. Sempre pronte a consolarli le rispettive mogli, Wilma e Betty.
Trasmessa per sei stagioni, sarà considerata una delle serie più amate dal pubblico, ispirando numerosi film, giocattoli e gadget. La fama della serie sarà legata anche alla storica sigla Meet the Flintstones, scritta da Hanna-Barbera, che aprirà e chiuderà tutti gli episodi a partire dalla terza stagione. Le prime due avranno come sigla il brano strumentale "Rise and Shine".