Gli scavi dell'Università di Bologna riportano alla luce un raro pozzo sacro nella città etrusca di Kainua:
i reperti trovati saranno esposti nel rinnovato museo MNEMA di Marzabotto
Pozzo sacro di Kainua
bronzi e scheletri nel santuario di Uni
Marzabotto, scoperto un pozzo rituale etrusco: bronzi e scheletri nel santuario di Uni ARCHEOLOGIA di Redazione Gli scavi dell'Università di Bologna riportano alla luce un raro pozzo sacro nella città etrusca di Kainua: i reperti trovati saranno esposti nel rinnovato museo MNEMA di Marzabotto

A poche settimane dall’ambizioso riallestimento del MNEMA – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto, arriva una scoperta: nella città etrusca di Kainua è stato riportato alla luce un eccezionale pozzo rituale, con offerte votive in bronzo perfettamente conservate e resti umani che aprono nuove prospettive sulla religione e sui rituali di fondazione della cultura etrusca. La scoperta è il risultato della XXXIX campagna di scavo condotta dall’Università di Bologna nel Parco archeologico di Kainua, grazie a un finanziamento di 140mila euro della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, nell’ambito dell’accordo quadro sottoscritto nel 2023 tra l’Ateneo bolognese e il MNEMA. Le indagini, dirette da Elisabetta Govi, hanno interessato il santuario urbano dedicato alla dea Uni e hanno restituito uno dei contesti rituali meglio conservati finora conosciuti per l’Etruria padana.
Il pozzo sacro della fondazione di Kainua
Il ritrovamento si colloca all’interno dell’area sacra della città, dove sorgono i due monumentali templi dedicati a Tinia e Uni, la coppia divina principale del pantheon etrusco, e dove è attestato anche il culto di Vei, corrispondente alla Demetra greca, protettrice della fertilità.

-Il pozzo rivestito da una camicia di ciottoli e il suo riempimento
Il pozzo, profondo 4,40 metri e rivestito da una camicia di ciottoli, si distingue dagli oltre 50 già noti nella città. Non era destinato soltanto all’approvvigionamento idrico ma costituiva un luogo sacro, attraverso il quale gli Etruschi mettevano simbolicamente in comunicazione il mondo umano con le divinità della terra e delle acque. Secondo gli archeologi si tratta di uno dei rarissimi casi nei quali è possibile ricostruire quasi integralmente il rituale di fondazione di un pozzo etrusco, databile tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C., cioè nel momento stesso della nascita della città di Kainua.

-La camicia di ciottoli del pozzo
Bronzi intatti e offerte votive
Sul fondo del pozzo sono emersi reperti di eccezionale qualità e conservazione. Le due statuette femminili in bronzo, ancora lucenti perché rimaste immerse nell’acqua e quindi protette dall’ossidazione, appartengono al raffinato tipo delle cosiddette Korai. Indossano tunica e mantello, portano un diadema decorato e compiono il gesto rituale dell’offerta, probabilmente di un frutto o di un fiore. Le dimensioni e la quantità di metallo utilizzata testimoniano l’importanza della deposizione: una delle due figure supera infatti il chilogrammo e quattrocento grammi di bronzo.

-Statuetta di bronzo raffigurante una fanciulla
Accanto alle statuette è stato recuperato un rarissimo piatto bronzeo perfettamente conservato, insieme a brocche ceramiche utilizzate durante la cerimonia, una chiave integra e l’applique di un vaso decorata con cavalli alati. Tra i materiali è emersa anche una nuova iscrizione etrusca riferibile alla dea Cavatha, divinità assimilabile alla Persefone greca e strettamente legata alle profondità della terra e al ciclo della fertilità.

-Applique di vaso di bronzo, decorato con cavallini alati
I due scheletri e il rito di chiusura
Se il fondo del pozzo racconta la nascita della città, il suo riempimento documenta invece la conclusione della sua storia. A circa tre metri e mezzo di profondità sono stati rinvenuti gli scheletri di due adulti che, secondo una prima analisi antropologica coordinata da Maria Giovanna Belcastro, apparterrebbero a una donna anziana e a un uomo giovane. La loro presenza sembrerebbe riferirsi a un rituale di chiusura del pozzo ma saranno le analisi interdisciplinari – radiocarbonio, DNA e studi isotopici – a chiarire cronologia, provenienza e significato della deposizione.
Lo scavo ha restituito inoltre un’enorme quantità di resti vegetali e animali straordinariamente conservati, comprese foglie, ossa di mammiferi e di uccelli, offrendo agli studiosi la possibilità di ricostruire il paesaggio naturale nel quale sorse Kainua.

-Operazioni di scavo del pozzo
Il nuovo MNEMA si aggiorna con la ricerca
Determinante è stata la collaborazione del Gruppo Ravennate Archeologico, specializzato nello scavo di pozzi antichi e reti idriche, che ha consentito di operare in sicurezza nonostante la presenza dell’acqua di falda. La scoperta rappresenta anche il risultato concreto del modello di cooperazione sviluppato negli ultimi anni tra Università di Bologna, Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna e MNEMA, che ha reso possibile il prolungamento della campagna di scavo per ulteriori due settimane nel 2026: proprio in quel periodo è stato individuato il pozzo.
I reperti entreranno nel percorso espositivo del MNEMA – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto non appena concluse le necessarie indagini conservative e diagnostiche. È una scelta coerente con il riallestimento inaugurato lo scorso giugno, che ha trasformato il museo in uno spazio pensato per raccontare Kainua come un organismo in continua evoluzione. Il nuovo percorso Vivere Kainua supera infatti la tradizionale separazione tra museo e area archeologica, gli oggetti sono presentati soltanto come esiti di una ricerca ancora in corso.

-– Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (BO). Foto Ornella De Carlo
Progettato da Fabio Fornasari attorno al concept Kainua. Manuale d’uso, sviluppato con Roberto Zancan dell’HEAD di Ginevra, il museo è stato concepito come un luogo in aggiornamento costantemente, per accogliere i risultati delle campagne archeologiche.
La recente apertura all’arte contemporanea, inaugurata dall’intervento Under the Same Sky di Eva Marisaldi, aveva già indicato la volontà di costruire un dialogo tra passato e presente. Ora il ritrovamento del pozzo rituale aggiunge un ulteriore tassello a questa visione, un’istituzione che espone l’archeologia mentre si costruisce.
