I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"
Richard Kiel
Diari di Cineclub - I dimenticati, 133. Richard Kiel.
Di Virgilio Zanolla
Dimmi che aspetto hai e ti dirò chi sei: nel cinema il più delle volte ha funzionato così; infatti non sono certo mancati gli attori che hanno saputo distinguersi proprio in virtù di qualche loro caratteristica fisica, non sempre necessariamente gradevole.


Il caso di Richard Kiel è piuttosto singolare perché, se la sua particolarità è stata quella delle proporzioni gigantesche, è pur vero che egli ha attinto alla più grande popolarità in due film su James Bond interpretati da Roger Moore, vestendo i panni di un personaggio cattivo ma stranamente simpatico, Jaws (Fauci) detto Shark (Squalo): non a caso l’unico vilain ad apparire in due pellicole della nota serie, nella seconda delle quali, innamoratosi di una liliale ragazza miope, giungeva perfino a collaborare con 007. La caratteristica più marcata di Squalo, quella che ne ha determinato il soprannome, era il possedere una temibile dentiera metallica in grado di rammentare, appunto, i denti di un selace.
Richard Dawson Kiel, per gli amici Dick, era nato nel Michigan, a Detroit, il 13 settembre 1939, dal trentaquattrenne George Albert Kiel e dalla ventiquattrenne Mary May Mobbs. Affetto fin da piccolo da acromegalia, ovvero da un eccesso di ormone della crescita, sviluppò il fisico con abnorme rapidità. All’età di nove anni la sua famiglia si trasferì a Los Angeles, dove Richard si diplomò alla Baldwin Park High School. Intelligente e volonteroso, si prestò subito in diversi lavori: fu venditore di aspirapolveri porta a porta, buttafuori in un night, venditore di lotti cimiteriali. Nel frattempo, la sua imponente figura (2 metri e 17 centimetri per 150 chili di peso) era già stata notata dalle maestranze del cinema: così nel 1959 egli esordì in televisione in alcuni episodi della serie Ai confini della realtà, e due anni dopo debuttò sul grande schermo nella pellicola di William Marshall Il pianeta fantasma (The Phantom Planet, 1961), un curioso film di fantascienza dove Richard impersonava un alieno Solarita.

Fu poi il cavernicolo protagonista in Eegah di Atch Hall Sr. (1962), un horror bizzarro considerato tra i peggiori prodotti della storia del cinema. In quei primi anni Sessanta le sue partecipazioni riguardarono soprattutto ruoli di cattivo: come il funesto Voltaire, l’assistente pluriomicida del dottor Miguelito Loveless in tre episodi della serie televisiva Selvaggio West (1965-66); nella stessa serie, l’anno successivo, apparve invece come protagonista nell’episodio “The Night of the Simian Terror” nei panni di Dimas, che, nato in una famiglia facoltosa, viene ripudiato e allontanato dai parenti a motivo dei difetti fisici che ne deformano il corpo e insidiano la mente.
Furono diverse le serie tv a cui prese parte, tra le quali Laramie (1961), Ai confini della realtà (1962), Lassie (1963-66), fino ai più tardi Starsky & Hutch (1976), Simon & Simon (1983) e Superboy (1989). Mentre tornando alla settima arte, dopo alcune brevi apparizioni non accreditate, tra cui una nella parodia Le folli notti del dottor Jerryll di e con Jerry Lewis (The Nutty Professor, 1963), nel 1965 tornò alla fantascienza interpretando il dottor Kolos, un alieno umanoide, ne I duplicatori umani di Hugo Grimaldi e Arthur C. Pierce (The Human Duplicators).

Quell’anno venne anche considerato per la parte di Lurch nella serie televisiva La famiglia Addams, ma il ruolo fu poi assegnato a Ted Cassidy. Nonostante la buona continuità delle sue prestazioni televisive e cinematografiche, da persona previdente Richard non si faceva illusioni: per questo volle sempre mantenersi attivo con un secondo lavoro: per esempio, tra il 1963 e il ’65 si prestò come istruttore di matematica presso una scuola serale, la William B. Ogden Radio Operation School di Burbank, in California. Più si addentrava nella professione di attore, più si sentiva portato anche verso altri settori del mondo cinematografico, come la sceneggiatura e la produzione. Anni dopo, infatti, collaborò come coautore, attore (nel ruolo di Eli Weaver) e produttore nel film per famiglie The Giant of Thunder Mountain (1991). Grazie alla sua forza di volontà, con l’aiuto della religione (era un ’cristiano rinato’, il cui percorso di crescita spirituale si affinò e intensificò con l’andare del tempo) riuscì a vincere anche la battaglia contro l’alcolismo che ne aveva insidiato la carriera. Uno degli amici che ebbe al di fuori del mondo del cinema fu André René Roussuimoff, il wrestler francese più noto con l’appellativo di André the Giant.

Nel 1969 (altri dice nel ’60) Richard sposò Faye Daniels (non è chiaro, ma appare improbabile possa trattarsi dell’attrice Christina ‘Tina’ Murphy, nota con lo stesso nome d’arte), dalla quale si separò consensualmente e divorziò quattro anni dopo; la coppia non ebbe figli. Nel 1974 portò all’altare Diane Rogers: anche stavolta non sappiamo se si trattò di un’attrice, nota per partecipazioni ad alcuni film come il thriller di John Frankenheimer A colpo sicuro (1989); quel che è certo è che Diane era alta 154 centimetri, cioè quasi la metà di lui, eppure mai coppia andò più d’accordo: il loro vincolo durò per tutta la vita di Richard e venne allietato da quattro figli: Christopher, Jennifer, Bennet e Richard George, l’ultimo dei quali seguì le orme paterne lavorando anch’egli nel cinema.

Quanto al nostro attore, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta colse le sue maggiori soddisfazioni sul grande schermo. Nel 1974 aveva interpretato Sansone nella commedia sportiva Quella sporca ultima mèta (The Longest Yard) di Robert Aldrich, con Burt Reynolds, due anni dopo fu Reace nella commedia thriller Wagon-lits con omicidi (Silver Streak, 1976) di Arthur Hiller, accanto a Gene Wilder. L’anno successivo perse una grande occasione per raggiungere una vasta popolarità televisiva, ma la sua sfortuna fu presto controbilanciata. Venne infatti chiamato assieme ad Arnold Schwarzenegger a sostenere un provino per interpretare il ruolo di protagonista nella serie tv L’incredibile Hulk: Schwarzenegger fu scartato subito per via della bassa statura (‘solo’ 188 centimetri), Richard apparve nell’episodio pilota ma non convinse per via del fisico non da palestrato: la produzione finì per orientarsi su Lou Ferrigno, acclamato culturista alto 196 centimetri.

L’occasione persa era assai importante, ma il nostro non ebbe tempo di piangersi addosso, perché il regista Lewis Gilbert, che lo aveva notato in alcuni episodi della serie tv Barbary Coast (1975-76) lo volle a impersonare Squalo ne La spia che mi amava (The Spy Who Loved Me, 1977), decimo film della serie su 007, con Roger Moore e Barbara Bach; per questo ruolo davvero iconico, Richard vinse la concorrenza di Will Sampson (l’indiano di Qualcuno volò sul nido del cuculo) e di David Prowse (il Dart Fener di Guerre stellari). Una curiosità: la dentiera d’acciaio che il personaggio portava in bocca, con cui sullo schermo tagliava perfino i cavi di una funivia, disegnata espressamente da Vivian Kubrick, figlia del regista di Odissea nello spazio, era dolorosissima: Richard la portò solo per poche, brevi e significative scene.
Il pubblico si affezionò subito alla sua figura di killer, che egli seppe caratterizzare con dei tocchi di sottile umorismo, per esempio nel rimarcare la sua ostinata indistruttibilità; ciò era già stato notato in sede registica, tanto che accortamente, nella scena in cui scontrandosi con Bond Squalo viene spinto da questi in un’enorme vasca abitata da uno squalo tigre, Gilbert decise di farlo sopravvivere, sicché il killer uccise l’animale coi suoi dentacci e uscì dalla vasca senza battere ciglio. Nel film fece una breve apparizione anche un figlio di Richard, impersonando il bambino presente nella scena dell’emersione della Lotus. Nel 1978 Richad vestì i panni del capitano Drazak nel bellico Forza 10 da Navarone (Force 10 from Navarone) di Guy Hamilton, e l’anno dopo fu il protagonista Golob nel fantascientifico L’umanoide di Aldo Lado (qui firmatosi George B. Lewis), una produzione italiana che si avvaleva delle musiche di Ennio Morricone e tra gli altri interpreti di Arthur Kennedy, Corinne Cléry, Barbara Bach e Massimo Serato. In quello stesso 1979 egli tornò a indossare i panni di Squalo in Moonraker - Operazione spazio (Moonraker) di Gilbert, sempre con Roger Moore 007 e con Corinne Cléry.

Stavolta Squalo, dopo aver collaborato come killer col cattivo di turno, il miliardario Hugo Drax (Michael Lonsdale), una volta resosi conto che costui ha deciso di sterminare l’umanità salvando solo un ristretto numero di giovani coppie da inviare provvisoriamente in una stazione spaziale per dare origine a una nuova razza umana, e che tra le prossime vittime della sua idea malsana ci sarà anche lui, reagisce agevolando il lavoro di Bond per riportare la navetta su cui viaggiano sulla terra. Il motivo scatenante è il suo incontro con Dolly (Blanche Ravalec), una tenera ragazza miope: al loro primo sguardo essi cadono entrambi innamorati. Il compositore John Barry, autore delle musiche del film, ha trovato una bellissima frase musicale in crescendo per descrivere la loro epifania amorosa: questo crescendo è tanto efficace nel rendere l’atmosfera di gioiosa sorpresa e aspettazione sorta tra i due che di recente, scorciato, privo del suo bel finale e parziamente cammuffato, è stato riproposto in tv in una nota pubblicità. Il voltafaccia di Squalo è perfettamente logico, tuttavia l’impressione dello spettatore è che, più che un’inversione di rotta, il suo comportamento sia frutto d’una conversione: la visione di Dolly gli ha aperto un mondo fino allora ignorato, si capisce che per lei lui è disposto a qualsiasi cosa, anche a rinnegare il suo passato di killer. L’avventura nello spazio si conclude positivamente per gli ospiti della navetta; è in quel momento che Squalo si congeda da Bond e dagli spettatori: ormai il temibile assassino ha esaurito la sua funzione drammatica, e mano nella mano con Dolly s’incammina verso un futuro comune di amore e di speranza. La parte di Squalo in Moonraker valse a Richard ulteriore popolarità e numerosi attestati di stima: egli ottenne anche una candidatura al Saturn Award come migliore attore non protagonista. Sedici anni più tardi, nel 1996, il nostro interpretò in televisione un breve spot pubblicitario per la Pepsi Max, dove, in una gustosa parodia, tornava Squalo lanciandosi da un aereo in volo.

Dopo la dilogia bondiana, apparve come il boss Eddie nella commedia Jeans dagli occhi rosa (So Fine, 1981) di Andrew Bergman, avendo come partner, nel ruolo della moglie Lira, la nostra Mariangela Melato. Nella commedia d’azione La corsa più pazza d’America n°2 (Cannonball Run II, 1984) di Hal Needham fu Arnold, comproprietario di un’accessoriatissima Mitsubishi in coppia con Jackie Chan. L’anno seguente Clint Eastwood lo volle come un suo antagonista nel fortunatissimo western Il cavaliere pallido (Pale Rider) da lui diretto, prodotto e interpretato. Sempre di quei mesi è la commedia d’azione Qing bao long hu men di Chen-Chn Liang, ambientata ad Hong Kong e che lo vide assoluto protagonista.

La carriera di Richard nello spettacolo subì una brusca frenata nel 1992, allorché un incidente stradale lo costrinse a camminare col bastone e per la più parte a muoversi su una sedia a rotelle; per lui fu un duro colpo, ma cercò di prenderla con filosofia. Tornò sul set nel 1996, per quello che fu il suo ultimo film dei circa settanta a cui prese parte tra il cinema e la televisiome: Un tipo imprevedibile (Happy Gilmore) di Dennis Dugan, con Adam Sandler, nei panni di mister Larson, ex datore di lavoro del protagonista. Nel 2004 ridivenne Squalo - ma solo con la voce - interpretando il personaggio per il videogioco Everything or Nothing. E nel 2010 prestò di nuovo la sua voce, stavolta al personaggio di Vladimir nel film d’animazione Rapunzel. L’intreccio della torre (Tanglead) di Nathan Greno.

Nel frattempo, otto anni prima aveva pubblicato Making It Big in the Movies, la sua autobiografia, che riportava in copertina un’immagine di Squalo intento a spezzare una robustissima fune coi suoi denti d’acciaio. E a riprova della sua poliedricità, nel 2007 assieme alla scrittrice e sceneggiatrice Pamela Wallace dette alle stampe Kentucky Lion, una biografia del leader abolizionista Cassius Marcellus Clay (1810-1903), costatagli ben venticinque anni di ricerche, per la quale destinò la metà dei suoi proventi a un fondo di borse di studio per il Berea College, l’università aperta a studenti d’ogni etnia della quale Clay era stato tra i fondatori.
Richard è morto a Fresno il 10 settembre 2014, a causa di un probabile attacco di cuore; era ricoverato da una settimana al St. Agnes Medical Center a causa della frattura di una gamba. Tre giorni dopo avrebbe festeggiato i settantacinque anni.

