Frascati (Roma) - Museo Villa Falconieri - Scuderie Aldobrandini
Accademia Internazionale dell' Acquerello
Luminis Orae
La soglia della luce
Di Tiziana Tagliabue Citterio
Concept and Curatorial Direction
President of the International Watercolor Academy

Vi sono epoche in cui la luce sembra ritirarsi dal mondo. Non scompare, ma arretra: si vela dietro il fragore degli eventi, dietro l'inquietudine degli uomini, dietro il peso delle ferite che la storia continuamente riapre. E vi sono, tuttavia, momenti in cui essa torna a posarsi sulle cose con una misura nuova, restituendo alle forme la loro evi-denza, al silenzio la sua profondità, allo sguardo la capacità di riconoscere.

Luminis Orae nasce da questa soglia simbolica: dall'ora della luce, da quel tempo sospeso in cui ciò che era rimasto nell'ombra riaffiora e torna visibile.

È un'immagine antica e sempre attuale, che appartiene tanto alla memoria del pensiero quanto all'esperienza intima di ogni rinascita.


Perché ogni rinascita avviene cosi: non con clamore, ma per lento emergere; non con violenza, ma con il paziente riapparire di ciò che sembrava perduto.

La luce, in questa visione, non è soltanto fenomeno naturale.
È principio di conoscenza, forma di coscienza, spazio interiore. Nella sua presenza il mondo ritrova proporzione, e l'uomo può riconoscersi nuovamente parte di una continuità più vasta, che lo precede e lo supera.


Nel tempo che attraversiamo - segnato da guerre, lacerazioni, solitudini collettive e da un diffuso smarrimento del senso - la soglia della luce assume un valore ancora più necessario. Essa diviene immagine di una possibilità morale: la possibilità di vedere l'altro non come distanza, ma come prossimità; non come minaccia, ma come presenza viva. In questo riconoscimento risiede il primo gesto della pace.


La pace, prima di essere trattato o parola pubblica, è una forma dello sguardo.
Nasce quando l'umano viene riconosciuto nell'umano, quando la fragilità cessa di essere colpa e diventa destino condiviso, quando la vita torna a essere percepita come bene indivisibile. Ogni autentica bellezza custodisce questa verità silenziosa, perché educa lo sguardo a una misura più giusta e lo orienta verso ciò che unisce.


Gli artisti abitano da sempre questa regione sottile. Essi avvertono ciò che ancora non ha nome, percepiscono ciò che resta nascosto sotto la superficie del tempo, e lo conducono alla visibilità. Non illustrano soltanto il mondo: ne rivelano le possibilità latenti. Là dove altri vedono materia, essi colgono apparizione; dove altri vedono frammento, essi intuiscono relazione.

Le opere raccolte in Luminis Orae appartengono a questo movimento di emer-sione. Affiorano come presenze trattenute sulla soglia del visibile, custodendo ancora qualcosa del silenzio da cui provengono. In esse la luce non è semplice effetto, ma sostanza poetica: principio che genera forma, memoria che attraversa il presente, promessa che si consegna al futuro.
Un principio di pace.

Ogni opera è un passaggio. Ogni visione, un ritorno alla luce. Ogni luce condivisa,
