Una storia vera tra romanzo e leggenda
Il Passator Cortese
di Roberto Bonsi
Possiamo ben dire: C’era una volta, ma questa non è una favola e non è neppure una fiaba. E’ semplicemente una storia vera, che con il tempo si è un tantino romanzata sino a quasi diventare una leggenda metropolitana. Ci si accinge ora a scrivere di Stefano Pelloni, un romagnolo purosangue, anche quando quelle terre erano sotto il predominio del potere temporale dello Stato della Chiesa. Egli nacque in quel di Bagnacavallo, o meglio in località Boncellino, oggi nella provincia di Ravenna, e morì nella non lontana Russi, la cittadina di un'importante manifestazione fieristica popolare, la celebre fiera della “Madonna dei Sette Dolori”. Ma chi era, o meglio, chi è stato questo Pelloni, noto alle cronache di quel tempo la cui eco è giunta sino ai giorni nostri?.

Il giovane Stefano Pelloni, per via del suo “Amstir” (n.d.a.: Mestiere in vernacolo romagnolo), fu noto con l’efficace pseudonimo di Passatore, praticamente un traghettatore che portava la gente, gli animali e le cose tra una riva e l’altra di un fiume della zona, il Fiume Lamone. Egli nacque il 4 agosto 1824 e morì il 23 marzo 1851. Per via del suo lavoro, e per il momento storico che si stava vivendo nelle terre dove egli lavorava, il Pelloni era dedito anche al brigantaggio, attivo nella Romagna della metà dell’Ottocento. Fece una tragica fine e fu ucciso da un componente della Gendarmeria pontificia che rispondeva al nome di Apollinare Fantini. Il lavoro che dapprima svolgeva fu un passaggio tra un genitore ed il figlio, lavoro che ereditò dal padre Girolamo, e che quindi fu un’attività da traghettatore a traghettatore. Il fiume era, come si è detto, il Lamone, un corso d’acqua che nasce dalle parti di Borgo San Lorenzo nella Romagna fiorentina, e sfocia nel Mare Adriatico in prossimità del lido di Marina Romea non distante dalla pineta ravennate di San Vitale.

Tutto questo dopo aver attraversato paesi e città come Marradi, Brisighella, Faenza, Traversara, Glorie di Mezzano, e così via elencando, per un totale di 97 km. Ora “giriamo i tacchi” e torniamo a Stefano Pelloni detto il “Passator cortese”, per via del … garbo che aveva, specie con le giovani donzelle dell’epoca.Egli in gioventù frequentò una scuola privata, ma dopo alcune solenni bocciature abbandonò la scuola alla terza elementare. Per aver rubati due fucili da caccia, questo dopo varie precedenti peripezie, fu arrestato., e mentre stava per esser trasferito nel carcere di Ancona, riuscì ad evadere, e pensate che avrebbe dovuto scontare una condanna a quattro anni di lavori forzati, ed in più, altri tre anni per la fuga dal carcere di Bagnacavallo. Datosi alla macchia entrò in vari gruppi dediti al brigantaggio. Lui però non divenne un capo, bensì una importante figura di riferimento. Si crearono una rete di spie e di connivenze, questo soprattutto con il ceto più povero della popolazione, e lì si creò una fama al pari di quella di un “Robin Hood” della sua epoca. Gentiluomo con le damigelle ed amorevole con i poveri, ma crudele con i nemici, e non solo. Il “Passatore” seminava violenza ed uccideva con fare sadico, in quanto pare che sia stato l’unico brigante della sua epoca a sezionare i resti cadaverici delle sue vittime. Pensate che una volta sparò a sangue freddo un uomo, solo perché un suo attendente aveva insinuato che il tale fosse una spia. Un “modus operandi” di Pelloni e dei suoi compagni di “malaffare”, specie quando operavano nella boscaglia di Brisighella, era quello di …”firmare” le sue azioni, le, sue o è meglio dire anche le loro razzie, dicendo a gran voce il suo e pure il nome degli altri. La loro attività di ribelli era anche un'operazione di stampo militare. Vi furono delle vere e proprie guerriglie a Cotignola, a Brisighella, Longiano, Consandolo di Ferrara e Forlimpopoli. Operazioni durante le quali facevano anche razzie nelle case dei ricchi, portando via ori, argenti, dipinti e vasellame. Seviziavano le persone e stupravano le donne. Occuparono la città di Forlimpopoli ed entrarono minacciosi nell’odierno Teatro Giuseppe Verdi, che allora era denominato Comunale.

Tra le famiglie rapinate in teatro, vi fu anche quella del celebre storiografo della buona cucina, il cuoco Pellegrino Artusi. Durante una di queste scaramucce e battaglie, all’interno del Podere Molesa nelle vicinanze di Russi,, il Pelloni venne ucciso nel corso di un feroce scontro a fuoco. Si narra che il suo cadavere venne posto su di un carretto e fatto girare per le strade di Romagna per così convincere la gente dell’effettiva uccisione de l “Passator Cortese”. I resti di questo feroce brigante, furono tumulati alla Certosa di Bologna di fianco ai Chiostri degli Evangelici, dove c'era il reparto dei defunti condannati a morte. Con il trascorrere del tempo venne a crearsi una sorta di mito di Stefano Pelloni detto il “Passator Cortese” e persino la letteratura si interessò a lui. Il Poeta Giovanni Pascoli da San Mauro di Romagna, fu colui che gli dette l’epiteto o meglio il nomignolo di “Passator Cortese”, questo nella poesia: “Romagna”. -”Romagna solatia, dolce paese. cui regnarono Guidi e Malatesta; cui tenne pure il Passator cortese, re della strada, re della foresta (Dalla raccolta: "Myricae” (1891)
