Roma - Campidoglio - Sala della Protomoteca
Roma tra passato e futuro
Dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario
parte sesta - Le avanguardie storiche a Roma
Di
Luigi Salvatori
La rappresentazione di Roma tra le Avanguardie Storiche (circa 1905-1925) subisce un cambiamento radicale. L'Urbe, simbolo di classicismo e storia millenaria, perde il suo carattere di soggetto dei quadri e viene messa in discussione o trasformata per riflettere i temi della velocità, del dinamismo, della modernità e del rinnovamento.
A Roma, l'avanguardia dominante è il Futurismo. Aveva come obiettivo dichiarato la distruzione del passato e l'esaltazione della macchina, della velocità e della metropoli moderna. Roma, con le sue rovine e la sua storia, era l'antitesi di questo ideale, ma divenne un centro cruciale per il movimento. Parallelamente al Futurismo, l'altra avanguardia storica, la Metafisica, sviluppa un rapporto completamente diverso con Roma. Giorgio de Chirico (1888-1978) riempiva le sue piazze silenziose con monumenti classici, statue enigmatiche e archi, creando un'atmosfera sospesa e atemporale.
In sintesi, nell'inizio del Novecento, Roma cessa di essere oggetto di "veduta" o di documentazione realistica per diventare campo di battaglia politico e poi a un laboratorio di forme astratte.
Durante gli anni '30, mentre il Regime Fascista promuoveva un'arte ufficiale monumentale e classicista, a Roma fiorisce la cosiddetta Scuola Romana e la Scuola dI Via Cavour. Questi gruppi di artisti si posero spesso in contrasto, o almeno in netta alternativa, all'arte di regime. Ricordiamo Mario Mafai, Gino Bonichi detto Scipione, Afro Basaldella, Toti Scialoia e poi anche Pericle Fazzini, Renzo Vespignani, Giovanni Omiccioli, Renato Guttuso, Corrado Cagli. Si allontanano dalla celebrazione fascista. Piuttosto che celebrare la "nuova Roma" del Fascismo, questi artisti ritraggono una "Roma nascosta" e le “Demolizioni”: Opere chiave di Mario Mafai (come le sue Demolizioni) documentano con rammarico e lirismo la distruzione dei quartieri storici (come Borgo e Monti) per l'apertura di grandi vie celebrative fasciste (come Via della Conciliazione e Via dell'Impero).

Mafai, Demolizione di via Giulia, 1936
Se osserviamo un quadro di Scipione, notiamo che non interessa la prospettiva e la regola, né le proporzioni o la prospettiva, né tantomeno i colori realistici. I rossi sono spinti al massimo della loro intensità grazie al contrasto con i bruni che raggiungono l’irreale tonalità nera, con vivide luci giallastre, con i fondi di cieli infuocati. Gli scorci del centro storico romano sono spesso gremiti da preti, chierichetti e cardinali dalle forme espressive corporee distorte e sconvolte. Siamo al massimo dell’espressionismo romano.
Roma in questo periodo è un fiorire di movimenti e gruppi, ed è al centro della cultura nazionale ma anche internazionale. Nascono gruppi come Artisti del Novecento, con Mario Sironi, aventi come obiettivo unico il "ritorno all'ordine", prendendo come riferimento l'antichità classica, ponendosi in contrasto con le avanguardie, come il futurismo o il cubismo. Con il Neorealismo, Renato Guttuso, con le sue tempere di denuncia sociale di Roma negli anni di guerra, realizzate nel 1944, prima della Liberazione, riscopre la memoria storica di Roma, attraverso le immagini dei luoghi romani, quali il Colosseo, il Caffè Greco. Raffigura presenze illustri, come Apollinaire, Picasso, De Chirico, il cortile del Palazzo del Grillo. E poi i suoi numerosi quadri dei tetti di Roma, o gli aspetti della vita romana popolare e della periferia, legano la rappresentazione della città alla condizione delle classi lavoratrici e al dibattito politico del Dopoguerra.
(Fine sesta puntata - continua)
