#377 - 15 aprile 2026
AAAAA ATTENZIONE questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 14 APRILE quando lascerà il posto al numero 378 - BUONA LETTURA - ORA ANTICA SAGGEZZA - Gli angeli lo chiamano piacere divino, i demoni sofferenza infernale, gli uomini amore. (H.Heine) - Pazzia d'amore? Pleonasmo! L'amore è già  in se una pazzia (H.Haine) - Nel bacio d'amore risiede il paradiso terrestre (Lord Byron) - Quando si comincia ad amare si inizia a vivere (M. de Scudery) - L'amore è la poesia dei sensi ( H. De Balzac) - Quando il potere dell'amore supererà  l'amore per il potere, sia avrà  la pace (J. Hendrix)
Religione

Una iniziativa del giornale quotidiano Avvenire

Un appello ai lettori

Per la Pace

Contro le guerre, per la pace: a cosa serve la preghiera, oggi?

Per la Pace

Care lettrici e cari lettori, iniziamo questa newsletter con una domanda impegnativa: a cosa serve la preghiera?
La veglia che il Papa ha guidato alle 18 di oggi (11 aprile) nella Basilica di San Pietro, pregando per la pace insieme a tutta la Chiesa, ci pone una volta ancora davanti a una domanda che per il credente è fondamentale e per chi non crede è comunque ineludibile: c’è un’altra forza che agisce sulla storia oltre alla volontà umana di “fare guerra”?

Per la Pace

L’ottuso riproporsi di un metodo per far marciare la storia basato sull’esercizio della violenza e il disprezzo della vita (le stragi di civili, come quella spaventosa di Beirut, è questo che mostrano) pone tutti – credenti e non ancora tali – davanti a questa domanda, con la consapevolezza e la speranza che non ci sia solo la guerra per rispondere alle ingiustizie e alle crisi internazionali. Perché missili e droni seminano lutti, odio, sete di rivalsa, e riportano l’umanità allo stato primordiale: una sopraffazione reciproca, che non segna mai “l’ultima delle guerre”.

Per la Pace

La preghiera, in questo scenario, si mostra come un gesto pienamente umano e profondamente civile, uno stile e un atteggiamento, un modo di stare al mondo. Perché chi prega resta fedele alla causa che porta nel cuore, la pensa e la chiede tutti i giorni; sa che l’esito della preghiera non è frutto di un gesto solenne e isolato ma di una pazienza che sa di dover tessere la pace come frutto di una costruzione quotidiana, tenace, ostinata; e impara a portare con sé non una questione astratta ma il volto delle persone, delle famiglie e dei popoli che di ogni guerra sono le vittime considerate ormai come un bene relativo e sacrificabile. Fedeltà, pazienza, realismo.
Ecco perché oggi preghiamo con il Papa: per essere donne e uomini così, capaci della pace che muove la storia. Altro che bombe.

Per la Pace

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