Roma - Campidoglio - Sala della Protomoteca
Roma tra passato e futuro
Dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario
parte quinta
Settecento / Vedutismo Romano - Ottocento / Realismo - Novecento
Di Luigi Salvatori
Il SETTECENTO e il VEDUTISMO ROMANO
Il Settecento è l'epoca d'oro per la rappresentazione di Roma, grazie all'esplosione del Vedutismo e all'apice del Grand Tour. Per i pittori, Roma era la capitale mondiale delle rovine classiche e dei capolavori barocchi. Il Vedutismo a Roma nel Settecento si concentra sulla rappresentazione realistica e dettagliata di paesaggi urbani e monumenti, spesso con grande attenzione alla prospettiva e alla luce atmosferica.
Uno dei principali artisti legati a Roma in questo periodo è Gaspar Van Wittel (Vanvitelli) (1653-1736). Considerato uno dei pionieri del vedutismo settecentesco in Italia, arrivato a Roma in occasione del giubileo del 1675, Vanvitelli ritrae Roma con lucidità quasi fotografica, con le ampie vedute della Roma del settecento: Castel sant’Angelo, Colosseo, San Pietro in lontananza. Le sue opere sono esposte a Roma nella Pinacoteca Capitolina, nella Galleria Colonna, a Palazzo Doria-Pamphli, a Palazzo Corsini, a Palazzo Barberini”.
E poi Giovanni Paolo Pannini (1691-1765), grande maestro romano del vedutismo e del capriccio (veduta immaginaria o fantastica), uno dei grandi maestri del Grand Tour..
Come non ricordare infine Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), con le sue famose incisioni, anticipatore del neoclassicismo e del Romanticismo nell’ottocento romano.
A fine settecento, Roma è invasa da Pittori Stranieri del Grand Tour: arrivano artisti da tutta Europa, francesi come Camille Corot, o tedeschi, inglesi e olandesi. Realizzano studi dal vero e paesaggi di rovine, spesso scegliendo vedute "pittoresche" che sottolineano il contrasto tra la grandezza antica e la vita semplice dei pastori. Non solo Roma è il loro soggetto, ma anche le città del Lazio, Narni, Tivoli, Velletri, Palestrina, l’agro romano. L'influenza del Romanticismo porta gli artisti a un approccio più sentimentale e drammatico verso le rovine di Roma e dei paesaggi dell’agro romano
L’OTTOCENTO e il REALISMO
Nell'Ottocento la rappresentazione di Roma passa da una visione romantica e meditativa delle rovine a un realismo che documenta la vita rurale della campagna e, soprattutto, gli angoli in rapida scomparsa di una città che si trasforma in capitale moderna. La pittura continua ad essere realistica.
Ecco la Roma sparita di Ettore Roesòler Franz (1845-1907): la seconda metà del secolo, in particolare dopo l'Unità d'Italia nel 1870, vede la pittura assumere un ruolo documentaristico e nostalgico. Roma, diventata capitale, subisce un'accelerazione urbanistica che porta alla demolizione di interi quartieri medievali e barocchi (come la costruzione dei muraglioni sul Tevere). “Romano de Roma”, gira per la città a trovare e scovare gli angoli più nascosti e popolari.
Vediamo i suoi acquerelli nel Museo di Roma in Trastevere. Ci affascinano. Ognuno di noi riconosce un pezzo di Roma che ancora esiste, qualcuno nota che quel pezzo di Roma non esiste più!
Ecco poi le incisioni di Luigi Rossini (1790-1857), in continuità con la tradizione monumentale di Piranesi, che documentano con precisione le rovine e gli scavi archeologici, intercettando il gusto Neoclassico e documentaristico.
Come non ricordare infine il Gruppo de I XXV della Campagna Romana, un gruppo di pittori provenienti dal gruppo di Giovanni Costa, detto Nino (1826-1903) e da altre diverse esperienze artistiche, con l’interesse comune per il paesaggio della campagna romana e con il piacere di vivere insieme momenti di allegria e di amicizia. Era il 24 maggio del 1904, quando a tavola di una trattoria sulla via Nomentana, il Pozzo di San Patrizio, il gruppo di artisti, diversi per età, provenienza e scuola, ma tutti contrari alla pittura da studio e uniti dalla passione di ritrarre dal vero le figure e i paesaggi della campagna romana, diedero vita al nuovo sodalizio, che prese anche il nome di I Vassalli della campagna romana. Andavano tutti la domenica a dipingere all’aria aperta della campagna romana, partendo da Roma con cavalletti, ombrelloni, tavolozze e pennelli, alla ricerca di angoli o panorami per le loro ispirazioni. Per andare verso la zona sud di Roma, si prendeva il tramvetto dei Castelli Romani. I loro dipinti combinano l'ideale classico (rovine) con l'osservazione diretta della natura, anticipando il Realismo.

Il NOVECENTO
Il ‘900 segna uno spartiacque della storia dell’Arte, con la nascita delle Avanguardie storiche, con tutti i suoi movimenti e tendenze artistiche rivoluzionarie, dall’espressionismo al cubismo, dalla pittura metafisica all’astratto e all’informale.
In questo dialogo con gli artisti dei secoli passati, avevo pensato di invitare a questa mostra il più grande di questi artisti, Pablo Picasso. Ho chiesto al nostro collega Pablo di portare in mostra un suo quadro su Roma. Mi ha risposto: “Senz’altro, è un piacere esporre in questa bellissima sala. Tu sai che sono stato a Roma nel 1917. Avevo soggiornato in un mio studio in via Margutta, in un atelier presso uno degli studi Patrizi, gli “Studi di pittura e scultura”, al numero civico 53 b. Lo conosci, perché ci sei passato davanti moltissime volte e c’è addirittura deposta una targa dove ricorda il mio soggiorno a Roma. Lavoravo e incontravo al caffè Greco pittori italiani, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini. Sono rimasto a Roma due mesi, e in questo periodo ho dipinto due quadri, di cui uno su Roma”.
Solo otto settimane a Roma. Un breve periodo in una vita lunga 92 anni, ma dove ebbe il tempo di dipingere due tele: “L’ Arlequine et femme au collier”, conservato a Parigi e “L’Italienne”, conservata oggi a Zurigo. Questo ultimo ritrae, in forma cubista, una donna italiana in costume tradizionale del Lazio, un paese forse della Ciociaria o di Anticoli Corrado o altri similari che erano presi d’assalto dai pittori stranieri, in genere olandesi o francesi. Sullo sfondo del dipinto compare la cupola di San Pietro e Ponte Sant’Angelo: un omaggio a Roma.
Picasso, Roma 1917: L’Italiana”, conservata oggi a Zurigo nella collezione E.G. Bührle
(Fine quinta parte - continua)
