Canelli
Le collinette di Canelli sono la Porta del Mondo
di Roberto Bonsi

Canelli è una ridente cittadina in provincia di Asti nel Piemonte, e la stessa è notoriamente riconosciuta come parte integrante dell’ UNESCO (Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato), ed è universalmente “celebrata” per l’intensa produzione di Asti Spumante DOCG, racchiusa nelle immense sue cantine sotterranee definite: “Cattedrali”.
Canelli è un comune di poco più di 10.000 abitanti, questo non contando le temporanee presenze di turisti, visitatori ed uomini d’affari, “businessman” del vino. Rispetto al livello del mare è alto 157 metri, ed è presente su di una superficie di 23,43 chilometri quadrati.
I canellesi sono i suoi abitanti, mentre l’apostolo San Tommaso è il suo patrono.
Canelli, dopo Asti il suo capoluogo, è assieme a Nizza Monferrato il centro abitativo più importante della zona. Esso è situato all’inizio della Val Belbo, su di un leggero pendio e due grandi aree collinari, la prima sovrasta la riva destra del Fiume Tanaro, mentre nella seconda vi sono le prime propaggini del territorio delle Langhe. Canelli è attraversata dal torrente Belbo. Tutta l’intera zona canellese gode di un suo piacevole microclima.
Le presenze straniere oggi stanziali sono composte perlopiù da macedoni del nord, rumeni, marocchini e bulgari.

A parte lo spumante ed il vino, Canelli è assai nota per il rivivere una manifestazione denominata l’ “Assedio di Canelli”.
Le già menzionate “Cattedrali sotterranee”, sono delle cantine di comprensibile ampia misura, e sono state scavate nel corso dei secoli trascorsi, e si diramano sotto il paese. Sono un grande capolavoro di architettura e di ingegneristica di stampo enologico. Lì, milioni di bottiglie sono lasciate a fermentare ad una temperatura costante che varia dai 12° ai 14°.
Tra le dimore ed i monumenti canellesi si può annoverare sopra tutti, il Castello Gancia (XI° Sec.), quello della ben nota famiglia nobile dello spumante, i Vallarino Gancia, maniero che sovrasta il paese. Come per lo spumante e per il vino, esiste anche tutto un indotto di import-export nella zona di Canelli. Vi sono autoclavi, capsulatrici, sistemi di tappatura, le sciacquatrici, le etichettatrici ed altro ancora. I principali vitigni di area sono il dolcissimo Moscato, poi ecco il Barbera, il Dolcetto, il Cortese, lo Chardonnay. Nel mentre i principali vini sono il celeberrimo Asti Spumante, il Moscato d’Asti, il Barbera ed il Dolcetto d’Asti, il Cortese dell’Alto Monferrato ed il Freisa d’Asti. Queste storiche cantine sono scavate nella marna, una materia simile al tufo e sono profonde nel suo punto massimo fino a 32 metri. Sono visitabili con prenotazione le quattro cantine più conosciute, e cioè Bosca, Contratto, Coppo e per l'appunto Gancia. Le cantine corrono per circa 20 chilometri sotto le collinette di Canelli.
Nel corso del 1994 vi fu l’alluvione del torrente Belbo, e ciò creò seri danni all'ambiente circostante ed alle stesse cantine, ma gli abitanti, gente seria e caparbia seppero risollevarsi

Il paese è ricco di di parrocchiali, come quella di San Tommaso, di San Leonardo, la Chiesa di San Rocco e quella dell’Annunziata, di San Giovanni Decollato e quella del Sacro Cuore. A Canelli vi è una stazione delle Ferrovie dello Stato attualmente in uso solo per l’avvicendarsi dei treni turistici, anche se è prevista una sua riapertura al traffico locale e nazionale. Questo rinomato paese delle Langhe si trova a 75 km. da Torino e a 30 km. da Asti. Il luogo dove la stessa sorge è assai ricca di tartufi neri e bianchi.
”Da quando, ragazzo, al cancello della Mora mi appoggiavo al badile e ascoltavo le chiacchiere dei perdigiorno di passaggio sullo stradone, per me le collinette di Canelli, sono la porta del mondo”- (Cesare Pavese) da: “La Luna e i Falò”. -”Un paese vuol dire non essere soli, avere gli amici, del vino, un caffè … “-. La cantante Gigliola Cinquetti nel 1978 incise questo brano, e lo ha più volte interpretato accompagnandosi con la chitarra acustica, un brano tratto sempre da questo eccellente romanzo dell'appena citato scrittore torinese.

Per vedere il filmato
l https://youtu.be/egTbxgvTcAs?si=SgAV3AyQ5j6gtoTR
Gigliola Cinguetti "Un paese vuol dire" nell'LP "La luna e i falò" (1976),
si ispira alla poetica e al titolo dell'omonimo romanzo di Pavese

Canelli, luogo ameno, e come abbiamo già scritto, capitale della bella langa e dell’ottimo ed effervescente spumante, è anche una sorta di “Genius-loci”, un piccolo paradiso tra le verdi colline, ed è il paese posto più a sud nel comprensorio della terra astigiana. I canellesi sono gente fiera e lavoratrice, e guardano con benevolenza verso chi viene a visitare questa loro terra, così lontana dai grossi centri urbani e dalle nevrosi cittadine.
A Canelli quando spunta il solleone, una brezza leggera accarezza le gote delle persone e soprattutto le loro anime. Torniamo ora al già citato “Assedio di Canelli”, quello per i locali e per gli studiosi di storia, nel giugno 1613. In quel tempo si narra della popolazione che resistette con grande successo alle pur agguerrite truppe di Carlo Gonzaga duca di Nevers, questo nel contesto delle cruenti battaglie per accaparrarsi il Monferrato. I canellesi eccellentemente guidati dal colonnello Camillo Taffini si difesero aspramente dalle fortificazioni del borgo natio. Pensate …!!!. Grazie a ciò, la famiglia dei Savoia-Carignano fece esentare loro dal pagare le tasse ed i balzelli vari per circa un trentennio o giù di lì. Infatti la bella Canelli, di una bellezza rimasta pressoché immutata nel suo contesto architettonico e nel suo arredo urbano, ebbene Canelli, fu per l’appunto un feudo savoiardo, e fu appunto grazie ai suoi cittadini che la piccola guarnigione locale ebbe così il sopravvento.

La partecipata manifestazione che rievoca tale assedio è una delle più autentiche dell’intero Piemonte, ed ogni anno in quel dì l’intero borgo cittadino si camuffa e nasconde le salienti cose moderne lì presenti per dare un aspetto dell’epoca in cui in tutto accade.
Lo specifico luogo della rappresentazione si svolge solitamente nella sternia, ovvero nell’ acciottolato che sale sulla collina di Villanuova ed al Castello Gancia. Ogni terzo fine settimana del mese di giugno si rievoca tale evento con la partecipata presenza di oltre 2000 figuranti.
Ecco dunque in una sorta di “replay” un episodio “unicum” della guerra di una successione del Ducato di Monferrato (1613-1617), da definirsi come la “guerra dei tre anni”, Nel corso dell’anno 1612 in morte del Duca di Mantova, il Signorotto Francesco Gonzaga, che aveva dei diritti ereditari sull’intero Monferrato, “ipso.facto” si aprirono innumerevoli contese o meglio dire controversie per la successione immediata.
Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, che era il nonno della figlia unigenita del defunto duca, si impose di ricorrere alle armi per difendere tutta la sua proprietà. Ci fu poi di seguito il contrastato assedio di Canelli … . Ai giorni nostri l’”Assedio di Canelli" non è stato più rappresentato, ed ora nel prossimo giugno di quest'anno 2026 lo si potrà vedere ed anche godere solo in parte, ma tanto da essere considerato al pari di un’ “Anatra zoppa”. Vi saranno infatti solo delle antiche bettole, con i mangiari dell’epoca, giocolieri e così via, ma non vi saranno i cavalier d’arme a cavallo dei loro impettiti destrieri, ed anche altre situazioni rintracciabili e palesi per l’epoca considerata. “Viva Canelli!!!”.