In famiglia e nella scuola:
educazione alla vita e rispetto del prossimo
Violenza giovanile
di Amanzio Possenti

Il crescere di episodi di violenza minorile che si moltiplicano nelle città e nei piccoli comuni suscita forti apprensioni: la gravità di certe aggressioni lascia increduli e sbigottiti. Nonostante facciano parte di una cronaca che, segnalando la preoccupazione comune, indica anche la facilità negativa di certa episodica - le minigang ad esempio - non si avverte una ‘descalation’. Anzi, non si arresta l’estendersi del numero di ragazzi colpiti dal tarlo della violenza. Anche in alcune scuole si segnalano esperienze drammatiche e gesti incomprensibili, come nello sconvolgente caso del tredicenne di Trescore o nella vicenda del diciassettenne di Perugia accusato di ‘programmare una strage scolastica’.
Tre domande generali, al di là di questi episodi : quale ruolo è esercitato dai social? Da dove nascono così evidenti disagi? Come agire in vista di interventi positivi? Quanta attenzione e sensibilità nelle famiglie verso i figli nella difficile fase adolescenziale?

Si cercano spiegazioni che partono dall’assenza o carenza di educazione alla vita e al rispetto del prossimo sino a problemi di ordine psicologico e sociologico . Si sviluppano analisi e ricerche per capire ed intervenire. Bastano a spiegare malessere, disequilibri, asocialità, incapacità di autofermarsi e autocontrollarsi ? Cosa manca?
La famiglia e la scuola sono i due riferimenti-base verso i quali i minori si orientano sentendosi accolti alla discussione su di sé. Il bisogno di educarsi va sperimentato con coraggio ed amore ogni giorno poiché ai ragazzi in disagio servono aiuto e sostegno concreti per uscire da condizioni di negatività. E’ una fase delicata, urgente e indispensabile per evitare agli adolescenti il percorso di strade pericolose per sé e per il prossimo, con il proposito di evitare episodi inquietanti che scuotono e sgomentano l’opinione pubblica e sofferenze che si dilatano.
